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Il Regno Unito tratta con gli alleati Ue l’invio di una forza militare in Groenlandia per convincere Trump ad abbandonare le mire annessionistiche sull’isola danese, affermano fonti di Downing Street citate dal Telegraph. Il disegno prende forma sotto la regia di Londra e Berlino, presentato ufficialmente come risposta alla crescente pressione di Russia e Cina nell’Artico. Ma la posta in gioco è ben più alta: raffreddare le mire della Casa Bianca sulla Groenlandia e costruire un deterrente credibile a un’invasione che farebbe tremare le fondamenta della Nato.
Gli alleati europei, secondo fonti di Downing Street citate dal Telegraph, valutano un possibile dispiegamento di truppe sul territorio autonomo della Danimarca. Un orientamento che l’Alleanza atlantica ha iniziato a tradurre sul campo dando il via a nuove esercitazioni e ribadendo, per bocca del comandate supremo Alexus Grynkewich, la volontà di rafforzare la presenza militare nell’estremo nord. Londra ha iniziato a muovere le pedine aprendo canali preliminari con Berlino e Parigi su un piano che – ancora in fase embrionale – contemplerebbe lo schieramento di soldati, unità navali e assetti aerei sull’isola dei ghiacci.
Intanto «The Donald» si fa sentire sul tema, in un’intervista al New York Times. «Non voglio dire» quale sia la mia priorità assoluta tra ottenere la Groenlandia e preservare l’unità della Nato, «ma potrebbe essere una scelta», perché «la Russia non è affatto preoccupata della Nato senza di noi. La Cina non è affatto preoccupata della Nato senza di noi», ha sottolineato Donald Trump. «Purtroppo», prosegue il presidente Usa, «l’Europa sta diventando un posto molto diverso, e devono davvero darsi una regolata. Voglio che si diano una regolata. Penso che andremo sempre d’accordo con l’Europa, ma voglio che si diano una regolata. Sono io che li ho convinti a spendere di più, sai, più Pil per la Nato. Ma rispetto alla Nato, la Russia, posso dire, non è affatto preoccupata da nessun altro paese se non da noi. E io sono stato molto leale. Guardi, sono stato molto leale all’Europa. Ho fatto un buon lavoro. Se non fosse stato per me, la Russia avrebbe tutta l’Ucraina in questo momento», ha sostenuto Trump.
Fa discutere quanto l’inviato speciale degli Stati Uniti in Groenlandia Jeff Landry posta su X: la Danimarca, a suo dire, avrebbe, «occupato» l’isola dopo la Seconda guerra mondiale, riprendendone il controllo «violando i protocolli delle Nazioni Unite. La storia è importante», scrive il diplomatico che è anche governatore della Louisiana, stato che non gode esattamente di un affaccio sull’Artico. «Gli Stati Uniti difesero la sovranità della Groenlandia durante la Seconda guerra mondiale quando la Danimarca non ci riuscì. Dopo la guerra, la Danimarca la rioccupò aggirando e ignorando il protocollo delle Nazioni Unite. Dovrebbe trattarsi di ospitalità, non di ostilità».
History matters. The U.S. defended Greenland’s sovereignty during WWII when Denmark couldn’t. After the war, Denmark re-occupied it—side stepping and ignoring UN protocol.
This should be about hospitality, not hostility. @realDonaldTrump https://t.co/4ihLChy1bO
— Jeff Landry (@JeffLandry) January 11, 2026
Proprio perché la storia è importante, Landry dovrebbe sapere che i primi insediamenti danesi nell’isola risalgono al 1721; che nel 1814 la Groenlandia divenne ufficialmente possedimento danese e nel 1953 parte integrante del Regno di Danimarca con lo status di «contea». Dal 2009, in virtù del Self Government Act, l’isola è un territorio autonomo all’interno del Regno di Danimarca con una forte spinta verso l’indipendenza, pur dipendendo ancora da Copenaghen per finanza, difesa e politica estera. E ricevendo un considerevole sussidio annuale.
