
voto
5.5
- Band:
KREATOR - Durata: 00:44:23
- Disponibile dal: 16/01/2026
- Etichetta:
- Nuclear Blast
Streaming non ancora disponibile
Anticipato da diversi singoli non così esaltanti e da una copertina che ricorda non poco l’ultimo disco dei Possessed (ma con i caratteri del titolo uguali a quelli di “Pleasure To Kill”, giusto per ammiccare un po’ al proprio passato) eccoci alla prova numero sedici per i Kreator, tra i più importanti gruppi del thrash metal tutto nella seconda parte degli Ottanta.
Un thrash inizialmente veloce e furibondo, spietato, poi affinatosi fino a diventare sempre più tecnico e raffinato, pur senza rinunciare all’impatto (i capolavori “Extreme Aggression” e “Coma Of Souls” sono ancora lì a ricordarcelo). I Nostri sono stati in grado di rimaneggiare in parte la loro stessa formula con il piglio coraggioso delle sperimentazioni gothic negli anni Novanta (all’epoca assolutamente non apprezzate dal proprio pubblico) che però, al di là dei gusti, trasudavano curiosità e voglia di sperimentare, per poi ritornare sui propri passi con il ritorno a sonorità più violente con il capostipite della terza epoca dei Kreator, il carino “Violent Revolution”.
Da quel momento i Kreator cercheranno di stare sempre su quella scia sicuramente più gradita ai fan (più nuovi che d’epoca, riteniamo) sino a introdurre disco dopo disco, sempre più componenti melodiche che hanno portato la band a suonare un thrash/melodic death quando non quasi un estremo power metal.
Chissà averlo detto al Mille Petrozza di “Terrible Certainty”, come sarebbero stati gli anni Duemila, che risate ci saremmo fatti tutti assieme.
E invece eccoci a “Krushers Of The World”, con la kappa come piace ai giovani d’oggi, un album dove tutti i difetti dei ‘nuovi’ Kreator vengono a galla e messi bene in mostra grazie a delle soluzioni che, questa, volta non vanno nemmeno più a scontentare solamente il fan orfano dei Kreator d’epoca, ma qualsiasi metallaro con un po’ di buon gusto o con almeno l’età per prendere patente.
Non ne stiamo facendo un discorso di genere, e l’ascolto è stato effettuato ignorando per quanto possibile il nome sulla copertina; la verità è che abbiamo tra le mani un disco formalmente perfetto nella sua produzione, ma composto da suoni plasticosi, da strutture quasi pop su di una base, come si diceva, thrash e melodic death intrisa di un certo power anni Novanta, tutto strofa-ritornelli (questi ultimi quasi sempre da canzonetta o festa della birra), e titoli da gruppo delle superiori, con giusto qualche sparuto richiamo al thrash metal come genere.
Fa quasi arrabbiare questo particolare, perché ci sono due-tre riff che fanno proprio capire che i Kreator ci fanno e non ci sono, insomma qualche zampata c’è: il riff con cui apre “Barbarian” o quello di “Death Scream” sono di buona fattura, e queste canzoni non sono nemmeno malaccio, anzi (due su dieci è pochino, però) e, in generale, ogni tanto dal nulla spunta fuori un giro di chitarra o una ripartenza che ci richiama all’ordine (per poi venire disatteso: sentite “Blood Of Our Blood” come comincia bene e cosa diventa dopo un paio di minuti).
Tolti questi piccoli piaceri “Krusher Of The World” scorre velocemente tra tanta melodia, qualche spacconata e assoli estremamente melodici, a volte sfacciatamente ispirati ai Blind Guardian (che pure adoriamo); la nota davvero negativa sono i ritornelli, quasi tutti davvero brutti e faciloni, che tuttavia dal vivo verranno probabilmente cantati a squarciagola, confermando che i Kreator hanno ragione e il recensore no, o che il pubblico dei Kreator di oggi è di una generazione completamente diversa rispetto a chi scrive, o magari entrambe le cose.
Le canzoni, del resto, sono scritte da professionisti, su questo non si discute (e ci mancherebbe!), e il risultato è quello di un disco calibrato ma inoffensivo, seppur con una facciata da veri duri, zeppo di momenti da Virgin Radio, come la brutta title-track, la scialba “Seven Serpents”, con quel banale giretto iniziale che torna continuamente, o “Loyal To The Grave”, dalle tastiere ridondanti, un altro gran brutto ritornello e un finale pacchiano come non ce lo saremmo mai aspettato. Oppure, ancora, il tributo a “Suspiria” ad opera di “Tränenpalast”, anche qui senza difetti formali, ma davvero non capiamo a chi dovrebbe piacere un brano del genere: un midtempo con delle chitarre allegrotte che cercano di creare un sound ‘misterioso’, un altro assolo che sembra scartato dai Blind Guardian e un ritornello da saltellare tutti assieme (la parte migliore del brano è, neanche a dirlo, il richiamo ai Goblin).
Di solito cerchiamo di essere i più imparziali possibile nei confronti di gruppi con una grande storia, cercando di non fare confronti troppo impietosi col proprio passato, ma qui, lo ripetiamo, stiamo parlando di un disco bruttarello e basta, che senza il nome Kreator probabilmente non sarebbe nemmeno arrivato alle nostre orecchie, capace di farci rivalutare persino “Hate Uber Alles”, che almeno aveva una ratio maggiore tra canzoni brutte/meno brutte.