di
Chiara Maffioletti

Originaria della campagna irlandese, è diventata mamma proprio dopo aver recitato in «Hamnet»: «Ora mi sento come un coniglio sotto i riflettori»

Silenziosamente, quasi senza dare nell’occhio, è arrivata sulla vetta del cinema mondiale. Jessie Buckley ha vinto il Golden Globe come miglior attrice protagonista con Hamnet, film in cui interpreta Agnes,la moglie di William Shakespeare con cui affronta la perdita di un figlio, ruolo per cui aveva da poco vinto anche un Critics Choice Award. Eppure, il grande pubblico ancora non la riconosce. Addirittura non sa il suo nome. Non che per lei sia un cruccio. «Magari dipende anche dai miei capelli: li cambio spesso, li uso per “nascondermi” o esprimere il mio modo di essere del momento», ha spiegato di recente, ammettendo come non le dispiaccia indossare una sottile maschera di anonimato che le consenta di portare avanti la sua «vita semplice». Nata nel 1989, nella campagna irlandese, figlia di un barista e poeta e di una insegnante di canto, prima di cinque fratelli, ha capito presto che lo spettacolo era la sua strada, ma non perché fosse in cerca di riflettori. Anzi. La sua è la tipica — anche se sempre più rara — strada di chi intende l’arte come un’espressione di qualcosa che arriva da dentro. Per poterla rivelare al mondo, aveva tentato la strada di un talent show (I’d Do Anything, di Andrew Lloyd Webber per trovare i protagonisti dei suoi spettacoli), quando aveva 17 anni, arrivando però seconda. Da allora, ha continuato a costruire la sua carriera, fatta di mattoni molto solidi, posati con grande razionalità.

Tra i sui ruoli al cinema ci sono quelli in «Beast» nel 2017, «A proposito di Rose» (2018)e, nel 2021, «La figlia oscura» di Maggie Gyllenhaal (in cui era la versione giovane della protagonista, Olivia Colman), per cui aveva ricevuto una candidatura all’Oscar come miglior attrice non protagonista. L’altra notte, invece, la statuetta l’ha vinta, anche se quando è salita sul palco, la prima a non crederci sembrava proprio lei: «Oh mio Dio — ha esordito —. Se penso alle incredibili donne che ero onorata di affiancare nelle nomination in questa categoria… Julia Roberts: tu sei una eroina per tutti noi… Jennifer, Renata, Tessa, Eva… vi seguo sempre, qualunque cosa facciate». Quindi, ha ribadito: «Questo non è uno stato d’animo normale o una situazione normale in cui ritrovarsi… ma amo quello che faccio e amo essere parte di questo mondo».



















































Un mondo che però vive a modo suo, lontana dal glamour e dai riflettori se non sono quelli di qualche set: negli ultimi anni ha scelto di spostarsi anche da Londra, trasferendosi nella campagna inglese, nella contea di Norfolk. Lì, un anno fa, è diventata mamma, spinta anche dalle emozioni vissute proprio in Hamnet. «Questo film mi ha fatto sentire il bisogno profondo di diventare madre», ha spiegato all’edizione inglese di Vogue, che le ha dedicato una copertina, aggiungendo di essere rimasta incinta subito dopo la fine delle riprese e di essere uscita la prima volta di casa da sola «per vedere la proiezione del film». Diventare genitore è un cambiamento «sistemico, che ti rende una nuova persona per come ti relazioni con il mondo, con il tuo compagno, con il tuo lavoro». Eppure, parlando del suo momento d’oro, del fatto che in tanti ora puntino su di lei anche per l’Oscar, ha detto, semplicemente: «Mi sento come un coniglio sotto i riflettori». Ora, come quando aveva 12 anni, per questa attrice dai lineamenti gentili vale una regola: «Non stare nelle gabbie nelle quali le persone culturalmente vorrebbero che tu fossi. Quando ero ragazzina mi dicevano che dovevo essere carina, stare al mio posto, essere aggraziata, stare in ordine. Ma io sentivo un fuoco dentro e ho scelto di ascoltare quello». Pare intenzionata a farlo anche adesso.

12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 12:06)