di
Barbara Gerosa

Il 26enne, originario di Barzio (Lecco), nel 2025 è stato inserito tra i migliori studenti under25. «È una promessa che ho fatto a mia madre sei anni fa: avrei studiato in un’università internazionale. Ora cerco la cura per il carcinoma ovarico»

«Mio padre è morto quando avevo solo sei mesi. A vent’anni ho perso anche la mamma: un tumore ovarico me l’ha portata via. Avevo solo due scelte. Abbandonarmi al dolore e mollare tutto, oppure impegnarmi ancora di più e trovare la mia strada. Avevo bisogno di risposte, le sto ancora cercando, ma ora il mio sogno è realtà».
Paolo Ceriani, 26 anni, valsassinese di Barzio, scandisce le parole mentre racconta la normalità di essere speciale. Non si è mai arreso. Nel 2025 è stato inserito nella «Nova 111 List Italia», tra i migliori studenti under 25, classificandosi tra i primi dieci nel settore Healthcare & Bio Sciences. «Avevo promesso a mia madre che avrei studiato in un’università internazionale», spiega. E così è stato.

Dopo il liceo classico e la laurea triennale in Biologia a Milano, adesso frequenta il secondo anno della magistrale in Biomedicina al Karolinska Institutet di Stoccolma, uno degli atenei più prestigiosi al mondo, quello che ogni anno assegna il Nobel per la Medicina. Entrarci è come «giocare in Champions League», dice lui, senza enfasi, ma con orgoglio. Ottocento candidature da tutto il mondo, cinquanta posti. Paolo è uno di quei cinquanta. «Ricordo ancora il 27 marzo del 2024, quando ricevetti la mail: ero stato ammesso al Karolinska — racconta —. È stata un’emozione incredibile perché ha ripagato tutti i sacrifici che avevo fatto fino a quel momento per arrivare lì. A giugno mi laureo. Vorrei restare in Svezia per il dottorato e proseguire nel campo della ricerca sul carcinoma ovarico». Paolo ha recentemente ricevuto il Premio eccellenza italiana a Washington, è stato selezionato per una Winter School a Copenhagen e ha lavorato sul tumore mammario alla Temple University di Philadelphia, contribuendo all’identificazione di una nuova proteina a potenziale uso terapeutico.



















































Dopo la morte della madre ha deciso di dedicarsi allo studio dei tumori. Capire per non avere paura, per trovare un senso. Da qui nasce Onkologik.com, la piattaforma che ha fondato per spiegare l’oncologia in modo semplice. «Perché la conoscenza, se condivisa, può diventare sollievo — spiega —. In questo momento mi trovo in laboratorio, sto studiando lo sviluppo delle cellule immunitarie, Natural killer, per allenarle a combattere quelle tumorali. L’obiettivo è arrivare a realizzare un vaccino terapeutico». È cresciuto circondato da figure femminili: la nonna, anche lei scomparsa, mamma Cinzia, zia Mariadele, che segue e supporta ogni suo passo: «È la mia seconda madre», riconosce.

Il papà Ettore, medico, è stato tra i fondatori del servizio di emergenza e urgenza Areu a Lecco. Basi solidi per camminare su una strada piena di ostacoli. Nulla è arrivato per caso. «Ho studiato moltissimo, ho fatto tante rinunce personali, weekend interi passati sui libri», prosegue Paolo. Ha accettato di essere «quello che non esce mai», pur di costruire qualcosa di più grande. Oggi si occupa di immunoterapia e ha anche partecipato a ricerche sul neuroblastoma al Karolinska University Hospital.
Il dolore non è scomparso, ma si è trasformato. La difficoltà più grande resta una: non poter condividere i successi con i genitori. «Potergli telefonare a ogni esame superato, averli accanto nel giorno della laurea. Fa male, ma dalla scelta che ho fatto sei anni fa non si torna indietro: mai arrendersi». A Barzio, comune di 1.200 abitanti, ha recentemente partecipato a una serie di incontri di orientamento universitario rivolto ai liceali. «Ho accettato di raccontare la mia storia non per vantarmi, non mi importa nulla, ma perché voglio dimostrare che con impegno, sacrificio e serietà i sogni si realizzano. Anche quelli che sembravano irraggiungibili. Come il mio».


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12 gennaio 2026