di
Francesca Angeleri

La showgirl: «Le canzoni con Romina mi ricordano
l’infanzia. Il suo grande pregio? Lui è sempre entusiasta»

Loredana Lecciso, pochi giorni fa si è sentita male in Stazione Centrale a Milano, come sta?
«Non mi era mai capitato di svenire, l’altro giorno è successo due volte. Stavo partendo per Roma per andare da Mara (Venier, a Domenica In, ndr). Per fortuna mi hanno soccorso le forze dell’ordine. Penso sia dipeso dal fatto che ero molto provata».

Da cosa?
«Eravamo appena tornati da Crans Montana. Abbiamo passato lì il Natale tutti insieme. Albano Jr per un soffio non si è trovato coinvolto nella tragedia, avrebbe dovuto trascorrere il capodanno a Le Constellation insieme alla sua fidanzatina che è originaria del posto. Ha deciso all’ultimo di venire via con noi».



















































Per stare vicina ai suoi figli, vive tra Milano e Cellino.
«Bido ha terminato gli studi e lavorerà altrove. Jasmine invece resterà, ama moltissimo Milano, come me. La vita mi porta sempre qui: ho un legame forte con questa città».

Che tipo di legame?
«Mio papà, che è pediatra, studiava a Milano. Quando eravamo piccoli, lo venivamo a trovare con mamma: salivamo sul treno e viaggiavamo tutta la notte, sarà per questo che adoro il treno. Eravamo io, la mia gemella Raffaella e mio fratello più grande, che ha solo un anno in più di noi. Mia madre metteva il caffellatte dentro un termos verde… quando ci svegliavamo la mattina era una magia».

È un po’ mamma chioccia?
«Fosse per me sarei sempre con loro, ma i ragazzi mi hanno messo la regola che prima di andare devo avvisare. Il nostro momento è la pausa caffè al pomeriggio. La quotidianità è la cosa più importante per me».

Sembra che voglia recuperare qualcosa con loro, è così?
«Ho dei sensi di colpa… avrei voluto non perdermi un secondo della loro infanzia. Penso di aver sprecato del tempo. Nella mia testa stavo costruendo qualcosa anche per i miei figli. Ok, c’era Al Bano, ma ogni genitore deve fare il suo. Io, nel mio piccolo, da quando avevo 20 anni, ho sempre lavorato».

Ma lei li ascoltava Al Bano e Romina?
«A casa nostra si ascoltava ogni genere, dal pop alla classica. Più di tutto amavo Le quattro stagioni di Vivaldi, le sentivo a tutto volume. E poi certo, tutta la musica anni 80: Pupo, i Ricchi e Poveri, Riccardo Fogli, anche Al Bano e Romina. Mi ricordano la mia infanzia…».

Si è sposata giovanissima: a 19 anni.
«Mia sorella si sposò che ne aveva 18… penso che sia dipeso da quello. Non voglio che il mio primo marito se ne dispiaccia, ma eravamo talmente simbiotiche che forse volevo emularla».

Iniziò con lui a lavorare in televisione?
«Fabio (Cazzato, ndr) aveva un’emittente televisiva, ma ho cominciato a lavorare lì solo dopo che ci siamo separati. Adoravo l’odore degli studi televisivi. Mi piaceva anche tanto stare nell’ufficio commerciale e devo dire che ero anche molto brava. Seguivo le produzioni. Per due anni ho fatto anche praticantato da giornalista».

Ha intervistato Al Bano?
«La mia primogenita Brigitta frequentava un istituto di suore a Lecce, e anche le sue figlie. Ci siamo conosciuti lì. Io ero già separata. Un giorno gli chiesi un’intervista».

E lui accettò.
«Gli lasciai il mio numero. “Sì, sì con piacere”, mi rispose. Un giorno, stavo comprando un computer a Lecce, lui mi chiamò dall’estero. E mi colpì che si fosse ricordato di questa intervista. Poi, una volta rientrato, mi propose di andarlo a trovare: voleva farmi vedere dei laghetti molto belli».

Detta così sembra la collezione di farfalle…
«Mi piaceva parlare con lui al telefono. Ci andai, con mia sorella mi sembra… tra l’altro lui ci confondeva, all’inizio».

Loredana Lecciso: «Agli inizi Al Bano era confuso: mi scambiava per la mia gemella. Con lui spesso sono stata impulsiva. I miei ritocchi? Non sono così tanti»

Non vi distingueva?
«Quando c’ero io, a scuola, ero sempre gentile. Quando magari andava lei, che è timidissima, a malapena lo salutava. Non capiva. Fu un’altra mamma a dirgli che eravamo due gemelle».

Come andò ai laghetti?
«Era inverno e faceva freddo, ma la passeggiata fu bellissima. E poi lui, fa sempre uscire il sole».

Molto romantica.
«Davvero: nell’ambiente lo sanno tutti che Al Bano porta il sole. Anche quando è prevista pioggia, e lui magari ha un concerto all’aperto, ti dice: “Ho parlato con il mio amico lassù, sarà bello”. Succede sempre. E anche quella volta capitò».

Come sono stati i primi tempi?
«Fu tutto molto veloce. Io avevo 26 anni ma mi sentivo già vecchia, come se avessi già vissuto ogni cosa»

Loredana Lecciso: «Agli inizi Al Bano era confuso: mi scambiava per la mia gemella. Con lui spesso sono stata impulsiva. I miei ritocchi? Non sono così tanti»

Come mai vi siete lasciati e ripresi più volte?
«Lasciati per modo di dire… È capitato spesso che scrivessero che ci eravamo separati, perché magari ci avevano visto litigare. Quando scrivevano “ex compagno”, io stavo zitta, ed era fantastico vivere così perché nessuno si metteva in mezzo. Dicevano: “Si sono separati”, nessuno rompeva le scatole e io stavo da dio. Intanto, continuavamo a vivere insieme. Sono stati i nostri periodi più intensi: litigavamo, facevamo pace, nessuno lo sapeva e stavamo benissimo».

Chi si è messo di mezzo?
«Troppe persone, di famiglia e non. Era molto affollata la nostra unione, piena di interferenze. E questo è stato un problema. Però non posso solo dare la colpa agli altri. Devo assumermi le mie responsabilità, ho fatto degli errori».

Quali?
«Sono stata troppo impulsiva. Oggi non lo farei più».

Cosa l’ha fatta stare male?
«Le ingiustizie mi accecano, su di me e sugli altri. Alle volte mi ferisce una banalità detta da chi mi sta vicino».

Su di lei tante cose sono state dette.
«Io non sopporto quelli che incolpano i giornali perché hanno scritto cose non vere. Avrei potuto ribattere con una lettera dell’avvocato a ogni singola testata, e difendermi. Ma ho lasciato correre. Conosco bene il mio valore, non ho bisogno che gli altri mi soppesino. E, prima o poi, la verità viene sempre a galla, nel bene e nel male».

Cosa ama di Al Bano?
«A volte gli stessi pregi diventano difetti, dipende dallo stato emotivo. Ammiro la sua forza di volontà, la sua costanza. Lui è come se fosse sempre carico, come i telefoni cellulari: si ricarica da solo e fa lo stesso con tutti gli altri. Una situazione si spegne? Finisce un pranzo, ad esempio, e lui subito è in moto per la cena, per aggregare gente. È sempre entusiasta. È una qualità straordinaria».

Il più bel ricordo di voi due insieme?
«Quando nessuno ancora sapeva niente della nostra storia. Lui mi chiamava la mia primavera. Me lo scriveva sempre, in tutti i messaggi: “Sei la mia primavera”. Era bellissimo. Vede? Come la musica di Vivaldi, non ci avevo mai pensato..».

E cosa facevate quando nessuno sapeva di voi?
«Quando Al Bano era Puglia e non in giro per il mondo, portavamo le nostre figlie a scuola e poi andavamo a passeggiare al mare. D’inverno, soprattutto. Mi ricordo che una volta, senza accorgercene, finimmo in una zona protetta, era dalle parti di San Foca se non sbaglio. Non avevamo visto il cartello e ci inseguì un guardiaparco. All’inizio non aveva riconosciuto Al Bano poi, quando capì, dopo le nostre scuse, ci facemmo delle grandi risate».

Professionalmente, pensa che avrebbe potuto fare di più?
«Il mio difetto più grande è l’incostanza. Però sto bene, sono soddisfatta. Sicuramente l’esperienza più bella è stata a Buona Domenica con Maurizio Costanzo. È stato un privilegio stargli vicino».

Critiche sibilline dicono che si è «ritoccata» troppo.
«Ho fatto un decimo di quello che hanno scritto. C’è chi preferisce la naturalezza e chi intervenire sul proprio corpo: nessuna scelta rende una donna più autentica di un’altra».

12 gennaio 2026