di
Stefania Ulivi
La guida completa sulla cerimonia, i presentatori, tutti i premi
È Hamnet. Nel nome del figlio il miglior film drammatico 2026 secondo i 300 giurati dei Golden Globes (qui la lista completa), i premi della Hfpa, arrivati all’edizione nunmero83. Il lungometraggio di Chloé Zhao (premio Oscar per Nomadland), basato sul romanzo di Maggie O’Farrell in cui la vicenda della morte del giovanissimo figlio di William Shakespeare mostra in una nuova luce l’opera del Bardo porta alla vittoria anche la protagonista, Jessie Buckley, straordinaria nei panni della moglie del grande drammaturgo. Tra i produttori anche Steven Spielberg.
Come previsto, Una battaglia dopo l’altra, entrato come favorito con nove candidature, prevale nella categoria commedia o musical. Doppietta (regia e sceneggiatura) per Paul Thomas Anderson, al secondo Golden Globe, per il suo adattamento del romanzo di Thomas Pynchon Vineland. Attuale come non mai, all’indomani dell’assassinio di Renee Good da parte di un agente dell’Ice, visto che il film, protagonista Leonardo DiCaprio, si apre con una scena ambientata in un centro di detenzione per immigrati al confine del Messico con i prigionieri chiusi in gabbia. La quarta statuetta va a Teyana Taylor, miglior attrice non protagonista. In marzo, agli Oscar, saranno questi due titoli a contendersi la statuetta del miglior film, non essendoci due categorie separate come ai Golden Globes.
Timothée batte Leo
Timothée Chalamet ce l’ha fatta, anche questo secondo le previsioni, a conquistare il suo primo Golden Globe, dopo quattro candidature. Vince come migliore attore in un film musical o commedia per Marty Supreme di Josh Safdie, in cui interpreta il campione di ping pong (di fantasia) Marty Mauser. Se la giocava con Leonardo DiCaprio, preso di mira dalle battute della conduttrice, la stand up comedian, Nikki Glaser («Che carriera straordinaria hai avuto Leonardo DiCaprio.
Infinite interpretazioni iconiche, hai lavorato con tutti i grandi registi, hai vinto tre Golden Globe e un Oscar, e la cosa più impressionante è che sei riuscito a realizzare tutto questo prima che la tua ragazza compisse 30 anni»). Chalamet lo ha dedicato alla sua famiglia ringraziando il padre per avergli insegnato la gratitudine – «Sii sempre grato per ciò che hai. Questo mi ha permesso di lasciare la cerimonia a mani vuote, ma a testa alta. Mentirei se dicessi che quei momenti non hanno reso questo momento ancora più dolce» – ha ammesso con candore e alla fidanzata Kylie Jenner.
Successo personale per il regista Kleber Mendonça Filho per L’agente segreto, miglior film internazionale, protagonista Wagner Moura, già miglior attore al festival di Cannes che diventa il primo brasiliano a aver conquistato un Golden Globe. L’agente segreto, ambientato durante la dittatura militare nel 1977, vince in una cinquina molto competitiva formata da Un semplice incidente di Jafar Panahi, presentato dalla Francia, No other choice di Park Chan-wook (Corea), Sentimental value di Joachim Trier (Danimarca), Sirat di Óliver Laxe (Spagna) e The Voice of Hind Rajab per la Tunisia.
«Questo è un momento importante per fare film negli Stati Uniti e in Brasile. Questo film parla di memoria, o della mancanza di memoria, e il trauma generazionale. Penso che se il trauma possa essere trasmesso di generazione in generazione, anche i valori possono esserlo», ha detto Moura tra gli applausi. L’anno scorso era stato sempre il Brasile a prevalere tra i film in lingua non inglese con Io sono ancora qui di Walter Salles e Fernanda Torres era stata premiata come miglior attrice.
Risultato storico quello di Moura che con Mendonça Filho incassa il plauso del presidente Lula.
In quanto ai premi per la tv trionfo per Adolescence, targata Netflix. Miglior miniserie e significativa tripletta per gli attori, il protagonista Stephen Graham (che l’ha ideata con Jack Thorne), Owen Cooper, sedicenne, suo figlio nella serie, il più giovane vincitore di sempre, e Erin Doherty che interpreta la terapista nella storia della famiglia la cui esistenza viene sconvolta quando Jamie, studente tredicenne, viene arrestato con l’accusa di avere ucciso una compagna di classe.
«Alcuni pensano che il nostro show parli della paura che si dovrebbe avere dei giovani. Non è così. Parla della sporcizia e dei detriti che noi abbiamo lasciato sul loro cammino», ha spiegato Thorne, che ha ringraziato i ragazzi della serie. «Siete la prova che il mondo può essere migliore. Eliminare l’odio è la responsabilità della nostra generazione. Richiede un pensiero che parta dall’alto. Al momento la possibilità sembra remota, ma la speranza è una cosa meravigliosa».
Spillette anti-Ice e battute
Pochi i fuori programma. Nel suo monologo iniziale Nikki Glaser, confermata per la seconda volta alla conduzione («Proprio come Frankenstein, sono stato ricomposto da un chirurgo europeo senza licenza»), ha ironizzato sulla vendita di Warner Bros («Allora mettiamoci al lavoro, ok? Inizieremo l’asta per Warner Bros a 5 dollari, chi offre 5 dollari?»), sugli Epstein Files («Il Golden Globe per il miglior montaggio va a… il Dipartimento di Giustizia!») e, in mancanza di un segmento ad memoriam, ha voluto comunque rendere omaggio al grande Rob Reiner (ucciso con la moglie un mese fa dal figlio) nel finale della cerimonia.
Si è presentata sul palco con un cappellino da baseball nero con il titolo del suo popolarissimo film This Is Spinal Tap. Sul red carpet diversi attori, a partire da Mark Ruffalo hanno indossato in segno di protesta dopo i fatti di Minneapolis, spillette contro l’Ice con le scritte «Ice out», e «Be good».
Un’edizione dei Golden Globes in cui si è sentito l’effetto dell’allargamento della giura, allargata a 300 giornalisti di vari paesi. Come dimostra, oltre alla doppietta brasiliana, la vittoria di Stellan Skarsgård, migloir non protagonista per Sentimental Value del regista danese Joachim Trier (entrato con ben otto nomination) che ha battuto concorrenti come Jacob Elordi, Benincio Del Toro, Paul mescal e Sean Penn. L’Italia ai Golden Globes 83 non ha toccato palla. Standing ovation di affetto e stima per Julia Roberts, salita sul palco come presentatrice. Era candidata per After the Hunt di Luca Guadagnino.
12 gennaio 2026 ( modifica il 12 gennaio 2026 | 19:03)
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