Montecalvo in Foglia (Pesaro-Urbino), 12 gennaio 2026 – Gli erano rimasti 64,12 euro sul conto, una Nissan usata e oltre mezzo milione di debiti. E intorno un paese che si svuota e il piccolo bar di paese che non ha più clienti. È la storia finita davanti al Tribunale di Urbino che, con una sentenza depositata l’8 gennaio, ha riconosciuto lo stato di sovraindebitamento e aperto la liquidazione controllata per una madre, 70 anni, e un figlio 51enne, travolti dai debiti dopo il fallimento del loro piccolo bar di paese a Montecalvo in Foglia.
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Il giudice spiega da dove nasce il dramma legato alla “crisi del piccolo bar, sito nel borgo di Montecalvo in Foglia, che nel corso degli anni ha subìto un netto spopolamento, ha comportato una drastica riduzione delle entrate e, di fatto, ha impedito ai ricorrenti di far fronte ai debiti contratti per ristrutturare il bar (in forza di un mutuo del 2009) e per comprare la casa di residenza (in forza di un mutuo del 2012)”.
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Un debito complessivo superiore ai 580mila euro
È una chiave di lettura dell’intera vicenda. Il bar viene cancellato dal registro delle imprese nel 2013. Le rate no, quelle restano. I due possiedono solo un conto corrente postale con saldo, al 20 novembre 2025, di 64,12 euro. C’è un altro conto bancario con 482,81 euro, una polizza assicurativa sulla vita, un credito Iva pari a 7.334 euro e un’autovettura Nissan del valore di circa 6mila euro. La casa, infine, è “oggetto di esecuzione immobiliare pendente innanzi al Tribunale di Urbino”. Fine dell’elenco. Dall’altra parte, però, i numeri esplodono. Il monte debitorio è pari a 256.679,07 euro per quanto riguarda la madre e 261.729,56 euro per il figlio, entrambi principalmente verso istituti di credito. Per un totale di oltre 518mila euro. E le entrate mensili non sono alte.

Aula di tribunale
Le spese, il pignoramento, la liquidazione controllata
Una pensione da circa mille euro al mese, gravata da una rata Inps. Uno stipendio da lavoro dipendente di circa 1.800 euro al mese, su cui pende un pignoramento per 1/5 e una “cessione volontaria”. Le spese familiari stimate sono di circa 2.700 euro. Il Tribunale conclude che madre e figlio non sono in grado di “adempiere o soddisfare le obbligazioni con mezzi ordinari”. La relazione dell’Organismo di composizione della crisi certifica lo stato di sovraindebitamento. Da qui la decisione e la procedura prevista dall’ordinamento: apertura della liquidazione controllata, nomina del liquidatore, vendita dei beni e recupero di ciò che si può.
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Il passaggio più significativo della sentenza è sociale. Perché in quella decisione c’è la rappresentazione del fatto che il fallimento di un’attività può nascere semplicemente da un paese che si svuota lasciando solo 64 euro in banca, una Nissan e un borgo che muore lentamente.

