Certamente è preoccupante la recente ondata denigratoria che si è scatenata contro Mons. Antonio Suetta Vescovo di Sanremo. È ciò che sta accadendo in questi giorni proprio a Sanremo, dove il Vescovo Antonio Suetta ha osato dedicare una campana denominata “campana per la vita” alla memoria dei bimbi non nati a causa dell’aborto. Il rintocco della campana alle 20 della sera vuole significare oltre ad un momento di riflessione spirituale e umano, un invito alla preghiera per la vita nascente, un gesto culturale e pastorale che richiama il valore inviolabile di ogni vita umana, fin dal concepimento.

Mass media, partiti, collettivi, sindacati, articoli diffamatori, presidi e manifestazioni di protesta, offese e minacce, cortei studenteschi, tutti uniti, in nome del pensiero unico, contro chi “si è permesso” di ricordare e far riflettere le coscienze sulla drammaticità dell’aborto che ha procurato e procurerà l’interruzione di milioni di vite umane.
È purtroppo doveroso constatare che questo, altro non è che il risultato di una cultura anticlericale strisciante che in nome di una presunta libertà, da tempo viene alimentata da occulti poteri forti. Il risultato è che si è arrivati ad una situazione tale per cui il cattolico oggi si sente estraneo nel proprio Paese e non più libero, non potendo e soprattutto non dovendo poter esprimere il proprio giudizio su temi etici quali quello relativo alle interruzioni di gravidanza, “Sileant catholici in campo alieno“.

Ancor più si vorrebbe impedire alla Chiesa, che non dimentichiamolo è universale e non soltanto italiana, di poter intervenire sui temi etici con direttive che non solo ha il diritto ma riteniamo anche il dovere di suggerire ai propri fedeli. Del resto è quanto già accaduto in passato nei confronti di Papa Francesco, contestato, quando manifestò il suo dissenso nei confronti dell’aborto.

L’aborto ha procurato, procura e procurerà l’interruzione di milioni di vite umane, questo è il dato di fatto drammatico che si vuole sottacere da parte di certe maldestre interpretazioni giornalistiche magari sulla semantica (IVG interruzione volontaria di gravidanza), a scapito di una drammatica realtà di morte.
Sui temi etici, ci si trova oggi di fronte ad un bivio generazionale dove ognuno è libero di scegliere, se vivere o morire (suicidio assistito), se procreare (GPA gestazione per altri) o non procreare (IVG), dove ognuno può accampare il diritto ad avere un figlio ad ogni costo, poco importa poi se con più genitori tra biologici e adottivi e magari anche dello stesso sesso.

È una fase quella che sta attraversando la nostra società dove occorre fermarsi un attimo a riflettere, c’è una pillola per ogni stagione: quella per aumentare il desiderio e le prestazioni sessuali, quella abortiva per ogni necessità temporale, finanche quella per sostenere gravidanze anche in tarda età. Assistiamo ad un momento in cui la pillola “magica” getta un ponte tra le varie stagioni della vita livellando la distanza tra donna fertile e donna in menopausa e dove, a fronte della denatalità, la ricerca è sempre più indirizzata alla ricerca di nuove pillole abortive piuttosto che alla cura della fertilità. È la stagione dove imperversa la chirurgia plastica anche tra le più giovani, dove ci si vergogna ad essere chiamati nonni in nome di una eterna giovinezza che si ha il terrore di dover perdere.

Ecco perché se potessimo dire “Fermate il mondo, voglio scendere,” sarebbe ora il caso di farlo, prima che il mondo giri così vorticosamente da travolgerci tutti in nome della nuova parola magica che è “l’autodeterminazione”.