L’accesso alle terre rare è fondamentale per qualsiasi Paese sviluppato, una materia prima essenziale per l’elettronica, la tecnologia e la difesa (e non solo). Il leader indiscusso a livello globale è la Cina, che controlla tutta la filiera, dall’estrazione alla raffinazione, per quasi il 90% delle terre rare di tutto il mondo. L’Europa stessa è quasi interamente dipendente da Pechino nell’approvvigionamento, una condizione che deve necessariamente essere cambiata per sopravvivere a tensioni politiche ed economiche, come la decisione cinese di controllare le esportazioni ha duramente ricordato.

Per la strada all’emancipazione dell’Unione europea tutti puntano sulla Francia, che ha potenzialità soltanto sognate da altri Stati comunitari. Le centrali nucleari, le risorse territoriali e le competenze tecniche francesi potrebbero essere il modo per competere con la Cina e garantire all’Europa un’indipendenza, almeno parziale. Nei piani di Bruxelles la Francia ha di fatto un ruolo privilegiato, ancora di più adesso che ha annunciato il progetto pilota sui magneti.

La Francia può competere con la Cina sulle terre rare?

Se si guardano soltanto i volumi, almeno per il momento, non c’è competizione tra Francia e Cina sulle terre rare, con quest’ultima in un vantaggio straordinario. La Francia, con l’Europa, può però togliere dal quasi monopolio cinese il controllo delle conoscenze tecniche e dei processi industriali. Soltanto così sarà possibile ritagliarsi una fetta di autonomia in questa risorsa strategica e stare al passo con le sfide dell’economia odierna.

Non è un’impresa facile, ovviamente, anche a causa della distribuzione territoriale delle terre rare, concentrate per l’80% delle risorse note fra Cina, Brasile, India, Australia, Russia e Vietnam (in ordine per quantitativi). Ci sono altri Paesi con giacimenti interessati, come si evince dalle attenzioni di Putin e Trump per l’Ucraina e il Canada. Ciò non toglie, comunque, che pochi Stati controllano quasi interamente le risorse, pertanto la competitività si gioca su altre fasi del processo di lavorazione.

Nemmeno questo è un punto molto incoraggiante allo stato attuale delle cose, visto che proprio la Cina domina la critica fase di raffinazione. È proprio in questo senso, però, che la Francia sembra avere quanto meno gli strumenti necessari alla corsa, tenendo conto che il Paese ha una certa storia pregressa nel mercato delle terre rare. La Francia ha aziende con le competenze tecniche necessarie per riprendere posto nella filiera delle terre rare, compresa la loro raffinazione. L’energia conveniente e pulita delle centrali nucleari è così il fiore all’occhiello di Parigi, che con l’investimento di Solvay punta a coprire il 50% del fabbisogno europeo con la produzione di terre rare nell’impianto di La Rochelle entro il 2030.

Ѕсореrtо unо dеі ріù grаndі gіасіmеntі dі mіnеrаlі еѕѕеnzіаlі dеl Nоrd Аmеrіса

Il piano della Francia per le terre rare

Anche se con obiettivi meno ambiziosi, pure il resto d’Europa sta lavorando per incrementare la produzione locale, ormai consapevole dei rischi collegati alla vulnerabilità in settori chiave dopo quanto successo con il gas russo. A ciò bisogna aggiungere il nuovo piano francese, che vede nel riciclo un mezzo complementare per ridurre ulteriormente la dipendenza dalla Cina.

A tal proposito, è stato lanciato un progetto pilota – con risultati attesi per la fine del 2026 – dedicato al riciclo di magneti permanenti di terre rare ad alte prestazioni. Il team congiunto Orano-CEA ha così lanciato un’iniziativa unica in Europa, che potrebbe rivelarsi fondamentali per diminuire la pressione sull’approvvigionamento delle terre rare, da recuperare già in forma metallica dai magneti alla fine della loro vita utile. Secondo Philippe Stohr, direttore della Divisione energia della Cea:

L’istituzione di questa linea pilota dedicata all’economia circolare di magneti ad alte prestazioni contenenti terre rare, materiali strategici per la mobilità senza emissioni di carbonio ed energie rinnovabili, è pienamente in linea con la missione della CEA di innovazione al servizio della reindustrializzazione e della sovranità in Francia e in Europa.

Il rischio boomerang delle terre rare. Pechino ha sopravvalutato il suo potere?


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