San Giovanni Ilarione
La conferenza delle Regioni presenterà controproposte al ministero dopo la legge che riscrive i criteri generali. Primi a rispondere Bigon e Trevisi: «Così aumentano disuguaglianze»

Il sindaco di San Giovanni Ilarione, Luciano Marcazzan. Sullo sfondo il territorio che non sarà più «montano»
(PECORA)

Il sindaco di San Giovanni Ilarione, Luciano Marcazzan. Sullo sfondo il territorio che non sarà più «montano»
(PECORA)
Tutela della classificazione montana dei comuni veronesi: il sindaco di San Giovanni Ilarione, Luciano Marcazzan, passa la palla ai consiglieri regionali scaligeri.
Stefano Valdegamberi, Elisa De Berti, Matteo Pressi, Claudia Barbera, Anna Maria Bigon, Alberto Bozza, Anna Leso, Filippo Rigo e Gianpaolo Trevisi sono infatti i destinatari di una lettera che suona come una supplica, al centro la controproposta congiunta che domani la conferenza delle Regioni dovrà presentare al ministero per gli Affari regionali e le autonomie. La proposta alternativa deriva dall’esame del decreto per i parametri di riclassificazione dei comuni montani, primo provvedimento derivante dalla Legge montagna 131/2025 entrata in vigore il 20 settembre.
I parametri
Spiega Marcazzan: «La legge Calderoli misura la montagna con il “righello”, classifica come montano un ente solo in base a tre criteri altimetrici e di pendenza». «Un Comune, per essere montano, deve avere il 25% di superficie sopra i 600 metri e il 30% di superficie con almeno un 20% di pendenza», elenca Marcazzan, «il secondo criterio prevede che si può ritenere Comune montano quel territorio con altimetria media superiore ai 500 metri; il terzo prevede un’altimetria media più bassa ma che consenta di considerare montani anche i Comuni interclusi, cioè interamente circondati da Comuni che rispettano uno dei primi due criteri».
Sottolinea Marcazzan: «La legge non considera la diversità del vivere in montagna in relazione alla diversità delle catene montuose italiane, né in particolare la distanza che i cittadini montani devono percorrere per arrivare a scuole, ospedali, trasporti e servizi in generale».
Il Fondo
Il nodo è costituito dalle risorse del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (Fosmit), che per il triennio 2025-2027 distribuisce 200 milioni di euro: rimarrebbero esclusi 1.357 comuni italiani: la legge Calderoli li ridurrebbe infatti da 4.201 a 2.844.
In provincia di Verona (vedi box in pagina) si passerebbe da 27 a 16 o 15. «La nuova legge», prosegue il sindaco, «prevede che i beneficiari delle misure (sanità, istruzione, incentivi agli investimenti e imprese, lavoro agile, acquisto e ristrutturazione di immobili) siano individuati con successivi parametri socioeconomici gestiti dall’esecutivo, ma all’interno dei comuni montani definito dal decreto in via di pubblicazione. Io dico che le montagne non sono solo questione di metri, ma territori dove vivono famiglie che hanno bisogno di servizi pubblici adeguati, allo stesso livello di quelli presenti nel resto del territorio non montano. Parliamo di scuole, sanità, trasporti, ma anche della presenza di una rete internet più affidabile, sviluppo del digitale».
La Regione è orientata a proporre «di considerare come montani, anche se non pienamente rispondenti ai parametri individuati, i Comuni facenti parte delle attuali Unioni montane del Veneto e inseriti nella prima e seconda fascia dei Comuni finanziati a valere sui Fondi Comuni di confine, con l’intento di facilitare il reingresso di tutti o parte dei Comuni ora non rientranti nella definizione di comuni montani, o comunque di aderire a proposte emendative che consentano il raggiungimento di tale risultato».
L’appello
Marcazzan in vista della riunione chiede «di valutare, in sede di attuazione o revisione della normativa, l’introduzione di criteri integrativi, clausole di salvaguardia o regimi transitori, che consentano una valutazione complessiva e conforme ai principi ordinamentali e costituzionali, salvaguardando situazioni consolidate come quella del Comune di San Giovanni Ilarione».
E conclude rivolgendosi ai consiglieri scaligeri: «Serve un vostro intervento istituzionale affinché le criticità rappresentate vengano esaminate e approfondite nelle sedi, sia regionali che nazionali, competenti, conformemente al principio di leale collaborazione tra i diversi livelli di governo».
Le prime risposte: «Così aumentano le disuguaglianze»
«Esprimiamo pieno sostegno all’appello del sindaco di San Giovanni Ilarione, che ha chiesto ai consiglieri regionali veronesi di intervenire sulle criticità della legge n. 131 del 2025, la cosiddetta “legge Calderoli”, che ridefinisce i criteri di classificazione dei Comuni montani». Così i consiglieri regionali del Partito Democratico Anna Maria Bigon e Gianpaolo Trevisi rispondono per primi a Marcazzan spiegando: «La riforma, basata esclusivamente su parametri di altezza e pendenza, rischia di ridurre la montagna a una semplice definizione geografica, ignorando le reali condizioni di vita delle comunità che vi abitano. Un approccio che non tiene conto delle difficoltà quotidiane dei territori montani: l’accesso ai servizi essenziali, le distanze, le fragilità socioeconomiche, lo spopolamento, nonché le specificità storiche e culturali che caratterizzano questi territori. Nel Veronese, la nuova normativa porterebbe all’esclusione dalla classificazione montana di 11 Comuni su 27, tra cui San Giovanni Ilarione, con il rischio concreto di perdere risorse e finanziamenti fondamentali. Una scelta che creerebbe Comuni montani di “serie A” e di “serie B”, in evidente contrasto con i principi costituzionali che prevedono una tutela specifica per le zone montane».
«Condividiamo le preoccupazioni espresse dal Sindaco – puntualizzano Bigon e Trevisi – perché questa legge, così com’è, penalizza territori già fragili e rischia di aumentare le disuguaglianze. La montagna non può essere definita solo da un’altitudine: è fatta di persone, comunità, servizi difficili da garantire e costi più elevati da sostenere. Chiediamo quindi un intervento politico urgente per rivedere la legge, introducendo criteri integrativi e misure di salvaguardia che tengano conto anche degli aspetti sociali, economici e territoriali, garantendo un sostegno equo a tutte le comunità montane».
«Siamo pronti a portare questa istanza nelle sedi istituzionali – concludono i due esponenti dem – affinché la Regione del Veneto si faccia promotrice di una revisione della normativa e difenda i Comuni montani e le persone che li abitano».