Musei di Parigi, arriva il dazio sulla cultura. In tempi di tasse e controtasse che rimbalzano da un oceano all’altro, la novità che sta per essere introdotta – dopodomani – in cinque musei della Ville LumièreLouvre e Reggia di Versailles in primis e poi la Conciergerie, la Sainte-Chapelle e le visite guidate dell’Opéra Garnier – prevede che i turisti extra Spazio Economico Europeo (Ue, Islanda, Norvegia e Liechtenstein) dovranno pagare un sovrapprezzo. In particolare, ad americani, cinesi e messicani, e a quanto è dato sapere anche svizzeri e britannici – il biglietto del Louvre costerà 32 euro, 10 in più di quelli pagati fino ad ora da tutti e da dopodomani solo dai cittadini dei 27+3 stati parte del mercato unico con libera circolazione di merci a livello continentale. L’accesso a Versailles, dove finora veniva praticata una tariffa differenziata, ma era un’agevolazione per i residenti Ue under 26. costerà ai visitatori “extra 30” 3 euro in più.

Il precedente di Chambord

Il provvedimento è stato voluto dal governo in nome di una “rottura con il passato” che più che verosimilmente cela l’esigenza di fare cassa. Arriva a meno di tre mesi dal clamoroso furto dei gioielli di Napoleone nel museo più visitato al mondo: un tempismo che pare destinato a stroncare la sua popolarità sul nascere. I sindacati sono stati tra i primi a osteggiare una politica tariffaria che non ha eguali in Europa, ma comunque un precedente in Francia, dove a Chambord, il più celebrato tra i Castelli della Loira, gli extracomunitari pagano 31 euro, contro i 21 dei residenti nella Ue.

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Come detto, i siti in cui questa doppia tariffa verrà introdotta, per quest’anno, sono cinque. “Voglio che i visitatori extracomunitari paghino di più per i biglietti d’ingresso e per questo costo aggiuntivo per finanziare la ristrutturazione dei siti del patrimonio nazionale. I francesi non dovrebbero pagare tutto da soli”, aveva spiegato a fine anno la ministra della Cultura, Rachida Dati, per giustificare quella che avevaa definito “una vera rottura con la precedente politica tariffaria”.

Cosa accade a Londra, Berlino, Roma e Venezia

Come detto, la misura non ha eguali fuori dalla Francia. Al British Museum di Londra, l’ingresso è gratuito. Ai Musei Vaticani come al Rijksmuseum di Amsterdam, agli Uffizi come al Prado di Madrid o all’Alte Nationalgalerie di Berlino, i visitatori sono trattati allo stesso modo indipendentemente dalla loro provenienza geografica.

Le rare e limitate eccezioni riguardano semmai i residenti in loco, nella città o nello stato federale di appartenenza. Ad esempio, il Metropolitan Museum of Art di New York consente ai residenti dello stato (di New York) di stabilire autonomamente il prezzo d’ingresso. In Italia l’accesso al Palazzo Ducale di Venezia è gratuito per i residenti della città e un analogo provvedimento entrerà in vigore alla Fontana di Trevi per consentire l’accesso gratuito ai soli residenti a Roma. Riduzioni per gli europei under 25 sono in vigore al Colosseo e all’Acropoli di Atene.

Una peculiarità dei Paesi meno ricchi

La politica di applicare tariffe più elevate agli stranieri era sino a poco tempo fa una peculiarità dei Paesi meno ricchi, quelli dove per consentire ai locali di fruire della loro stessa cultura – e nel contempo trarre per quanto possibile beneficio dai proventi del turismo internazionale – i prezzi praticati a residenti sono o sono stati anche inferiori alla decima parte di quelli per gli stranieri, allineati a quelli delle attrazioni di livello equivalente ubicate nella parte opulenta del pianeta. Accade tuttora al Machu Picchu, accade ed è accaduto in luoghi come il Museo Egizio del Cairo o l’Ermitage di San Pietroburgo.

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Con la sua nuova politica tariffaria, la Francia spera di generare dai 20 ai 30 milioni di euro in più all’anno, secondo le stime del ministero della Cultura. Questi fondi saranno destinati, in particolare, al colossale progetto di ristrutturazione del Louvre, avviato dal presidente francese e stimato in oltre un miliardo di euro.

– Sarà questo uno dei modi per finanziare un, che ovviamente accompagnerà l’aumento del numero di visitatori (del Louvre), poiché puntiamo almeno a 12 milioni di visitatori all’anno”, rispetto ai circa 9 milioni attuali, ha spiegato Emmanuel Macron nel gennaio 2025, presentando il progetto Louvre, Nuovo Rinascimento.

Intanto al Louvre si sciopera. Anche per questo

La sperequazione in arrivo, tuttavia, sta causando attriti in nome dell'”universalismo” della cultura. I sindacati del Louvre, impegnati da metà dicembre in uno degli scioperi più lunghi della storia del museo, hanno elencato tra le loro richieste “l’abbandono del sistema della doppia tariffazione, che calpesta la nostra storia repubblicana e l’universalismo fondante del Museo del Louvre”, secondo il testo del loro avviso di sciopero depositato a inizio dicembre. Un’agitazione che non si è mai interrotta e ha portato a un primo sciopero prima delle Feste, e che oggi vede di nuovo le porte del museo più frequentato al mondo chiuse.

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Questa politica è “filosoficamente, socialmente e umanamente scioccante”, aveva già dichiarato il sindacato Cftd a fine novembre durante la riunione del consiglio di amministrazione del Louvre che ha approvato la nuova struttura tariffaria e ha riacceso un dibattito di lunga data sui musei. Incaricati di garantire l’accesso al maggior numero di persone e al contempo generare entrate sufficienti per il loro mantenimento, “i musei sono sotto pressione”, ha riconosciuto uno dei comitati dell’International Council of Museums (Icom), un’organizzazione rappresentata in 139 paesi, poco dopo la decisione del Louvre. Questi due imperativi – accessibilità e sostenibilità – “non sempre coesistono facilmente”, ha ammesso l’organizzazione in un post su Instagram.