Siena, 12 gennaio 2026 – “Difficilmente potevamo ambire a una sentenza migliore di questa, era la massima aspirazione mia e della Filcams”, commenta così l’avvocato della Cgil Andrea Stramaccia le motivazioni alla sentenza sul caso del ‘test del carrello‘ scritte dal giudice Delio Cammarosano.
Approfondisci:
La vicenda di Fabio Giomi, dal licenziamento al reintegro
La vicenda, iniziata a Siena a ottobre con la contestazione disciplinare e il licenziamento del cassiere sessantaduenne Fabio Giomi, ha acceso un confronto nazionale sul ruolo e sui limiti delle verifiche interne nei supermercati. Il cosiddetto test del carrello infatti consiste nella simulazione di una situazione in cui un ispettore interno all’azienda si presenta come “cliente invisibile” e introduce, all’interno del carrello di un cassiere, prodotti nascosti tra altri articoli. Il mancato riscontro di quegli oggetti è stato poi usato come motivo formale per il licenziamento in tronco. A fine dicembre la sentenza che ha disposto il reintegro di Giomi, che però ha già dichiarato che rinuncerà all’opportunità per evitare di rientrare in quello che ha definito un ambiente ostile.
Perché Fabio Giomi aveva ragione, le motivazioni della sentenza
“La motivazione risponde a tutte quelle che sono le domande nel ricorso che ha promosso Giomi – spiega Stramaccia -, dichiarandolo discriminatorio per ragioni di età, dichiarando che il test del carrello fatto così vìola i principi di correttezza e buona fede che un datore di lavoro deve avere durante il rapporto. Dice che quelle non sono le mansioni del cassiere, e che dovrebbero, in ipotesi, essere retribuite. Dice che nuoce alla salute del lavoratore, in violazione della norma di chiusura dell’articolo 2087 del codice civile. E’ addirittura persecutorio, ha detto il giudice, visto che hanno fatto due test solo a lui: il primo test lo aveva superato. L’azienda potrebbe appellare la sentenza, ma io starei molto attento a farlo”.

Il giorno dell’udienza: Fabio Giomi e il presidio davanti al tribunale a Siena che si trova proprio di fronte a una Pam locale (Foto Fabio Di Pietro)
La sentenza Giomi, un precedente sui controlli al personale
La vertenza di Fabio Giomi segna così una tappa importante: non solo condanna l’azienda a risarcire il danno e a pagare le spese processuali, ma apre un precedente nel modo in cui i controlli sul personale possono (e non possono) essere effettuati nei punti vendita.
“La pratica non può essere fatta a nessun lavoratore né della Pam né di altri supermercati – commenta Mariano Di Gioia, segretario generale della Filcams Cgil di Siena -. Mi sento anche di dire che tutti quelli che aspettavano la sentenza, che sono quelli della grande distribuzione moderna e organizzata, dovranno un attimo forse rivedere i loro piani per far sì che tutto torni in una situazione di normalità e di tranquillità”.
