di
Diana Cavalcoli
La senatrice repubblicana ha espresso in queste ore il proprio sostegno al piano del collegaThom Tillis per bloccare le nomine del presidente Donald Trump alla banca centrale americana
Non si arresta lo scontro tra Fed e Casa Bianca. La senatrice statunitense Lisa Murkowski ha espresso in queste ore il proprio sostegno al piano del collega repubblicano Thom Tillis per bloccare le nomine del presidente Donald Trump alla banca centrale americana. Una decisione che arriva dopo che nel fine settimana il Dipartimento di Giustizia americano ha minacciato di incriminare il presidente della Fed, Jerome Powell (qui i dettagli). Scrive su X Murkowski: «La posta in gioco è troppo alta per chiudere un occhio: se la Federal Reserve perdesse la propria indipendenza, ne risentirebbero la stabilità dei nostri mercati e l’economia in generale».
After speaking with Chair Powell this morning, it’s clear the administration’s investigation is nothing more than an attempt at coercion. If the Department of Justice believes an investigation into Chair Powell is warranted based on project cost overruns—which are not…
— Sen. Lisa Murkowski (@lisamurkowski) January 12, 2026 ” style=”min-height:200px”>
Murkowski ha definito la minaccia del Dipartimento «nient’altro che un tentativo di coercizione», aggiungendo che il Congresso dovrebbe indagare anche sul dipartimento se ritiene giustificato indagare sulla Fed.
La scelta della senatrice non è una sorpresa. Nonostante Murkowski sia sulla carta una dei pochi repubblicani alleati di Trump ha sempre chiarito che sarebbe stata disposta a votare in autonomia al Senato, dove il suo partito detiene una maggioranza di 53-47. In questi giorni la senatrice ha criticato ad esempio le mire Usa sulla Groenlandia e ha storicamente difeso l’autonomia della Fed. Da quando è tornato in carica lo scorso anno, Trump del resto ha esercitato una pressione sempre più forte sulla Fed affinché tagliasse i tassi di interesse, rompendo con una prassi di lunga data volta a mantenere autonoma la banca centrale dalle pressioni politiche e consentirle di concentrarsi sui dati economici.
La senatrice dell’Alaska ha dichiarato di aver parlato lunedì con Powell, il quale domenica aveva affermato che la banca centrale statunitense aveva ricevuto la settimana scorsa delle citazioni in giudizio che egli ha definito “pretesti” volti invece a far sì che la Fed basi i tassi di interesse sulla politica e sulle preferenze di Trump. Una pressione che lo stesso Powell ha rispedito al mittente con un video messaggio di risposta in cui è evidente la distanza tra il numero uno della Fed, il cui mandato scade tra 4 mesi, e il presidente Usa che ai minimi nei sondaggi, cerca un capro espiatorio in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre.
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13 gennaio 2026
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