di
Annamaria Schiano
Monica Consolini era partita da a Lazise, sul lago di Garda: «Non avevo tempo per sentire la solitudine. Avevo troppo da fare: ogni giorno impiegavo 3 ore per montare e smontare la tenda. E dovevo procurarmi cibo e acqua»
Sabato (17 gennaio) Monica Consolini termina il suo lungo viaggio in bicicletta in solitaria in giro per il mondo. Una pedalata di 31mila chilometri, percorsi in due anni esatti dalla sua partenza avvenuta il 13 gennaio 2024 dal centro giovanile di Lazise, paese dove risiede con la sua famiglia. Ed è lì che sabato ritornerà, accolta da una folla di sostenitori che hanno pedalato accanto a lei virtualmente sui social. E in alcuni momenti anche fisicamente raggiungendola nel mondo. Un’impresa davvero eroica e dal grande coraggio la sua. Monica, 35 anni, ingegnere energetico e guida ambientale, si è autofinanziata il viaggio con 10/15mila euro, portando con sé solo una tenda con sacco a pelo agganciata al manubrio e un pentolino per cucinare. Monica è partita nel 2024 in direzione Est, percorrendo dapprima la costa balcanica, poi la Turchia e la Georgia, per arrivare in estate ad attraversare il continente asiatico (Kazakhstan – Tagikistan – Kirghizistan–Kazakistan e giungere in piena estate in Mongolia dove si è ammalata e da lì volare in Cina. Poi nell’autunno è volata ad Ovest, atterrando nel continente americano e pedalando da nord a sud. Ha attraversato dapprima il Canada e gli Stati Uniti per sbarcare poi a inizio 2025 in America Latina e percorrere in primavera Ecuador, Perù, Bolivia e durante l’estate-autunno attraversare il Cile e l’Argentina. Quindi ad ottobre scorso è ritornata in Europa pedalando lungo la Spagna e il Portogallo e in dicembre scorso è sbarcata in Italia per pedalare lungo la Sardegna e la Corsica, infine il litorale tirrenico. Fra una manciata di giorni sarà a Lazise.
Dopo tutto questo come si sente?
«Due anni sono volati, sono stati molto intensi e non ho ancora realizzato di aver finito il viaggio».
Vorrebbe continuare ancora?
«No, adesso sento il bisogno di tornare un po’ a casa, ma tornerò a farlo sicuramente, anche se non so ancora quando».
Cosa durante il viaggio l’ha toccata di più?
«La generosità, l’ospitalità, l’accoglienza della gente, che ho trovato in tutto il mondo, ognuno a suo modo. Ho trovato la vera gentilezza d’animo».
Non si è mai trovata in situazioni pericolose o aggredita in quanto donna?
«Aggredita no. Alcune situazioni sono state pericolose, ma quando si viaggia da soli si affina un sesto senso e capisci al volo quando puoi fidarti e quando no, pertanto me ne sono andata via prima».
Quali sono i Paesi che le sono rimasti di più nel cuore?
«Ogni Paese ha la sua bellezza ma la Mongolia è dove voglio tornare. Là ho preso la polmonite e quindi mi sono dovuta fermare in un ostello della capitale tra luglio e agosto 2024 per curarmi, quindi, poi sono volata in Cina e non ho percorso la Mongolia. Poi il Cile è l’altro Paese in cui ho trovato persone e vita tra le più belle. Ma è stato bello in tutto il mondo, diverso in ogni luogo».
Ha avuto un brutto incidente anche a febbraio 2025…
«Sì, in Perù, un cavo della corrente è caduto a terra ed ha impigliato la bicicletta: sono volata a faccia in giù e mi sono rotta un polso ed ho perso un dente incisivo che poi ho dovuto ripiantarmi, oltre ai danni alla bicicletta».
E’ stata felice per tutto il viaggio?
«Sì, anche se ci sono stati momenti difficili. Ad esempio se trovi tre mesi di pioggia continua non è così bello, ma alla fine la spinta alla scoperta ti ripaga».
Ha patito molto il freddo o il caldo?
«Ho sofferto di più l’umidità della pioggia: ho pedalato sotto l’acqua in tutto il Nord America, in Perù ed Equador e in Europa da quando sono rientrata ad ottobre».
Le ha pesato essere sola?
«No. Non c’è tempo per sentire la solitudine. Avevo troppo da fare: ogni giorno impiegavo 3 ore per montare e smontare la tenda. Dovevo cercare il posto dove metterla. Procurarmi cibo e acqua. E poi pedalare per una ottantina di chilometri. Poi ho quasi sempre trovato chi mi faceva accampare la tenda in giardino o proprio mi invitavano a dormire e mangiare in casa loro. Non nell’America del Nord, però, lì dovevo andare nei campeggi perché non puoi mettere la tenda dove vuoi».
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13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 16:02)
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