Lutto nel mondo dell’arte spezzina per la morte del poliedrico pittore Aldo Michi, 89 anni mancato in questi giorni. A ricordarne la biografia, l’impegno è Fabrizio Mismas artista spezzino attivissimo tutt’oggi. Nell’elogiarne l’opera però Mismas non nasconde disapprovazione e dispiacere perché c’era ancora un sogno nel cassetto: realizzare una mostra antologica con le opere di Michi, “l’ultimo vivente in grado di fregiarsi dell’invito diretto alla ormai mitica Mostra ‘Golfo della Spezia’ del 1957”.
Mismas parte dalle origini: “La città perde un pittore, appartato, discreto. Io perdo un amico conosciuto nel 1972 allorché presi, come studio, una sorta di capannone in via Campitelli, strada stretta, tesa a collegare via Carducci con viale San Bartolomeo. Ad una decina di metri sorgeva il laboratorio di Michi, falegname per tradizione famigliare e pittore dalle periodiche e intrattenibili eruzioni creative. L’estro del pittore si rovesciava anche nella costruzione e nel restauro di mobili: taglio questo fianco, incollo questa testata ma prima ti invento questa nicchia occultata tra colonnine e intarsi e voilà se spingo questo decoro scatta fuori un cassettino porta preziosi insospettato. E poi i quadri sempre diversi e sempre sostenuti da un mestiere con tempi e sortilegi dettati dal falegname. Falegname di altri tempi come il padre Ivo, era capace di lavorare dieci ore al giorno ma di non mostrare insofferenza verso il visitatore in vena di chiacchiere. Era il momento di posare la pialla e di perdersi in colloqui o confronti su temi d’arte o di vicende umane. E con piacere. Il padre Ivo? Unico liutaio della città che tradotto significa quintessenza dell’ebanisteria”.

“In questi casi si dice lascia un vuoto. Personalmente dico lascia una rovente rabbia – aggiunge Mismas -. Il Michi degli ultimi tempi – in estate avrebbe compiuto novant’anni – lavorava ostinatamente dall’alba a notte inoltrata su quadri replicanti l’amato tema dei violini ma rigorosamente diversi tra loro perché l’ultimo recava una variazione nell’assemblaggio o nel colore che ne decretava l’irripetibilità. Lavorava fino ad affollare l’appartamento, ora invaso dai dipinti anche sul letto e in cucina. Non solo dai dipinti ma anche dall’altra sua passione di una vita, ossia la collezione di fossili di cui conosceva praticamente tutto. E ogni fossile aveva la sua speciale basetta dedicata e tutti insieme erano amorevolmente poggiati su lunghi supporti che si snodavano tra ingresso, salotto e camera”.
“Torniamo al pittore. Perché lavorava fino a non sentire i tanti acciacchi dell’età? Perché aveva un solo obiettivo, perseguito e agognato: una grande mostra che esponesse tutti i suoi periodi creativi – racconta -. Pensava ormai solo a questo traguardo, come a un ideale. Non a una fuoriserie, non a una grande casa, non a una vacanza esotica. Solo ad una mostra dal carattere antologico. Ebbene dico con stizza: ho e abbiamo bussato alle varie porte in grado di concedere facilmente l’uso di uno spazio proporzionato a tanta produzione. Ma la risposta ricorrente è stata peggiore di un no: il vedremo e poi la latitanza. Eppure, presentavo Aldo come l’ultimo vivente in grado di fregiarsi dell’invito diretto alla ormai mitica Mostra “Golfo della Spezia” del 1957. E Aldo avrebbe volentieri donato il dipinto con cui partecipò all’esposizione ma ricevette gli ennesimi poi vedremo e latitanza”.
“Michi ha sofferto, e tanto, di questa costante sospensione, l’attesa lo ha snervato – conclude Mismas -. Alla fine, il piano b: la farai questa mostra, la farai all’UCAI, sala di modeste dimensioni ma pronta nel consenso e nella stima. Mercoledì 7 gennaio l’ultima visita alla casa-studio con Valerio Cremolini per le foto, gli appunti e la cernita. Pochi giorni dopo, il malore e poi l’epilogo. Anche questa volta la città è stata sorda con i suoi figli migliori e … qui basta ricordare il profetico Ubaldo Mazzini”.