“Il 50enne deceduto lo scorso 9 gennaio nel reparto di rianimazione del Policlinico, dove era ricoverato in terapia Ecmo (la ventilazione extracorporea che esclude i polmoni compromessi) è stato stroncato dall’influenza. Un caso, purtroppo, come avviene periodicamente ogni anno, con vittime soprattutto tra coloro che hanno le loro fragilità. Non c’è niente di più e, quindi, non è il caso di diffondere il panico”. E’ quanto dichiara a CataniaToday il direttore generale dell’azienda Policlinico “Rodolico”, Giorgio Santonocito che lancia un appello alla popolazione: “L’unico consiglio che mi sento di divulgare ai cittadini, dopo questo triste episodio, è quello di vaccinarsi tutti perché il siero evita le conseguenze peggiori durante il decorso della malattia virale”. A lanciare lo stesso appello è anche il direttore del dipartimento di Rianimazione del Policlinico, Ettore Panascia, che ha cercato di strappare alla morte il 50enne giunto nel suo reparto in condizioni a dir poco gravissime.
Da tempo gli infettivologi e tutti i medici invitano, infatti, la popolazione a vaccinarsi proprio per evitare conseguenze che, rarissime volte per fortuna, possono essere devastanti. Nonostante gli appelli, quest’anno in Sicilia i cittadini hanno aderito alla vaccinazione con una percentuale di poco sopra il 50 per cento. In particolare, l’infettivologo Carmelo Iacobello, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’ospedale Cannizzaro, qualche settimana fa, in vista del raggiungimento del picco influenzale, aveva invitato la popolazione ad assumere comportamenti adeguati e in presenza di luoghi affollati a tornare a indossare le mascherine, ma soltanto nel periodo limitato della pandemia influenzale. Appello caduto nel vuoto. “L’anno scorso in Italia sono stati 130 i morti per influenza, esclusi i decessi che si registrano nelle corsie per complicanze, soprattutto tra gli anziani. I ricoverati nei reparti di rianimazione sono stati oltre 600”, aggiunge Iacobello.
“Molto spesso alcune persone sostengono…’Mi sono vaccinato, ma ho avuto ugualmente la febbre…’. Hanno ragione perché i ceppi virali circolanti in questo periodo sono tanti – commenta Santonocito -Ma devono sapere che il vaccino riduce drasticamente il rischio delle complicanze come la polmonite che ha colpito il povero cinquantenne deceduto”.
Dalle ultime notizie che emergono, infatti, il 50enne morto non si era vaccinato contro l’epidemia influenzale. Il 5 gennaio era entrato al Pronto Soccorso del San Marco in crisi respiratoria e in arresto cardiaco. È stato, quindi, immediatamente intubato e gli è stato effettuato un prelievo di sangue per individuare l’eventuale presenza di virus influenzale. È stato dunque immediatamente trasferito al Policlinico per essere sottoposto al trattamento in Ecmo dove è deceduto il 9 gennaio scorso dopo due arresti cardiaci. Dalle prime analisi effettuate è risultato affetto da un virus di tipo A e sottotipo H3, senza alcuna possibilità di verificare la presenza o meno della variante K.
L’uomo senza comorbilità, se non una ipertensione, ha cominciato improvvisamente ad accusare gravi difficoltà respiratorie per cui i familiari lo hanno trasportato al pronto soccorso. La sua Tac polmonare sarebbe apparsa da subito devastante, tanto che alcuni sanitari avrebbero parlato di quadro “simil Covid”, per indicare il grado di gravità severa dei suoi polmoni totalmente compromessi dalla flogosi.
Nessuna particolarità allarmante, quindi. “Purtroppo ogni anno ci sono tanti decessi di influenza e l’accanimento mediatico, in questi casi delicati, non giova affatto perché il rischio è che si scateni la paura col rischio che gli ospedali subiscano una fortissima pressione. Ora l’unica cosa che posso aggiungere è che stiamo valutando il da farsi…”.