L’agitazione è stata proclamata per manifestare contro il governo e contro l’ingresso nel settore di multinazionali come Uber. Altissima la partecipazione, fanno sapere le sigle sindacali. Codacons: “Taxisti? Lobby a cui interessa solo il proprio vantaggio”

Partecipazione “pressoché totale” allo sciopero nazionale dei taxi di 14 ore (dalle 8 alle 22) su tutto il territorio italiano, a eccezione dell’Umbria. La sollevazione, a cui hanno aderito una ventina di sigle sindacali, è stata proclamata per manifestare contro il governo e contro l’ingresso nel settore di multinazionali come Uber. A Roma anche presidi: gruppi di tassisti in arrivo da altre città si sono ritrovati a Fiumicino, da dove è partito un corteo per Piazza Bocca della Verità con destinazione finale Montecitorio, dove ci sono state tensioni e sono state esplose anche alcune bombe carta e accesi fumogeni colorati. Controcorrente Unione Radiotaxi d’Italia e il consorzio itTaxi, che hanno deciso di non aderire alla protesta. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato le associazioni per domani, 14 gennaio, scegliendo di “non interferire” con le rivendicazioni portate oggi in piazza e definendo i tavoli fra taxi e Ncc come “le riunioni più impegnative” fatte in questi tre anni al governo, ancora più che “balneari, Ponte sullo Stretto, Alta velocità, espropri”. I sindacati promettono: se nell’incontro non verranno date “garanzie certe sulla conclusione dell’iter legislativo”, è già preannunciato “uno nuovo sciopero di 48 ore”.

Sindacati: “Piena adesione al fermo del servizio”

Le rappresentanze sindacali promotrici dello sciopero hanno parlato di un “servizio  praticamente fermo in tutto il Paese”. Si chiede quindi alle istituzioni competenti di ascoltare “le richieste che vengono dai lavoratori del settore, concludendo al più l’iter di riforma del comparto, al fine di avere regole certe per operatori e piattaforme digitali, contrastare i fenomeni di abusivismo e tutelare il diritto alla mobilità degli utenti, a un prezzo certo e calmierato, non in balia degli algoritmi di proprietà delle multinazionali”. Uiltrasporti esorta “con forza” la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi “che la categoria aspetta ormai dal 2019”. E giudica “non più tollerabile” il silenzio delle istituzioni “di fronte all’ingresso aggressivo delle multinazionali” nel settore.

“Governo non ha mantenuto impegni”

La Cgil ha invece attaccato l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni:  “Lo sciopero dei taxi è contro questo governo che non ha mantenuto gli impegni, è per difendere il servizio pubblico e il futuro dei tassisti che hanno pagato per una licenza rilasciata da un comune e che operano secondo turni e orari stabiliti dal comune”, ha detto il coordinatore nazionale di Unica Taxi Cgil, Nicola Di Giacobbe. “Non si può far decidere ad un algoritmo” a discapito del servizio pubblico, ha aggiunto l’esponente sindacale, secondo cui “questo governo o è connivente delle multinazionali o non è nelle condizioni di far rispettare la legge”. Di segno opposto la posizione di Uri e itTaxi, che confermano la loro fiducia nel governo e nel dialogo istituzionale. “Chi promuove questa astensione dovrebbe protestare contro se stesso”, ha detto il presidente Loreno Bittarelli, ricordando che furono proprio alcune delle sigle oggi in piazza a chiedere nel 2019 modifiche alla legge quadro, “creando un vuoto regolatorio e conseguenze disastrose”.

Hallissey (+Europa e Radicali): “Aggredditi a manifestazione”

Fuori da Montecitorio ha deciso di manifestare contro lo sciopero dei taxi Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali, con cartelli con scritto “Basta lobby” e con dei pos “da offrire agli stessi tassisti”. Hallissey ritiene “inconcepibile che una delle lobby più tutelata d’Italia protesti chiedendo ancora più privilegi, scagliandosi contro le multinazionali invece di prendere atto della sostanziale assenza di concorrenza e degli enormi disservizi provocati ai cittadini – per non parlare dei redditi dichiarati bassissimi”. E lamenta “un’aggressione pesantissima da parte dei tassisti che hanno sfondato la piazza e tentato di superare le forze dell’ordine per raggiungerci tra sputi e calci”.

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Sistema Trasporti: “A Milano lanci di uova e danneggiamenti auto da parte dei taxisti”

Sistema Trasporti, che rappresenta il settore NCC auto e Bus, segnala “l’ennesima serie di atti intimidatori e aggressioni ai danni degli operatori NCC, con lanci di uova a Milano e danneggiamenti alle auto”. Il presidente Francesco Artusa parla di “una situazione che si ripete ogni volta che vengono proclamati scioperi taxi, autorizzati o meno” e della “negazione del diritto al lavoro attraverso metodi corporativi e violenti”. Si chiede quindi “una presa di posizione chiara delle istituzioni, perché senza legalità e sicurezza non esiste diritto di sciopero, ma solo sopraffazione”. 

Codacons: “Taxisti? Lobby che pensa unicamente al proprio vantaggio”

Molto critico il Codacons. “Ancora una volta la categoria dei taxi dimostra di essere una lobby che vuole stabilire le regole unicamente a proprio vantaggio, usando il paravento degli utenti per portare avanti le proprie rivendicazioni. La verità è che si vuole ostacolare ogni forma di concorrenza in favore dei consumatori, impedendo l’ingresso di nuovi operatori e il rilascio di nuove licenze, che porterebbero a maggiore scelta per gli utenti e a una riduzione delle tariffe nel settore a tutto vantaggio della collettività e del mercato. A differenza di altri Paesi anche meno sviluppati, In Italia il comparto del trasporto pubblico non di linea è fermo al Medioevo, e questo perché i governi di ogni schieramento hanno sempre ceduto alle pressioni dei tassisti che, finora, hanno dettato legge nel nostro Paese”, scrive l’associazione.

Unc: “Sciopero inutile e pretestuoso”

Durissima anche Unc. “Lo sciopero dei tassisti è tanto pretestuoso quanto inutile. Per fortuna esiste una Costituzione che va rispettata e, quindi, nemmeno il ministro Salvini, pur avendoci già provato con dei decreti illegittimi, può andare contro ben due sentenze della Consulta facendo rientrare dalla finestra regole ridicole e assurde come il rientro in rimessa o la siesta obbligatoria di 20 minuti tra una corsa e l’altra. Misure che, pur accontentare la lobby dei tassisti, danneggiano i consumatori, fanno tornare il Paese all’età della pietra e violano libertà espressamente garantite dalla Costituzione, come la libertà di iniziativa economica. Se la piantassero di fare proteste a casaccio e Salvini la smettesse di convocare solo loro pur di accontentarli, forse ci si potrebbe riunire tutti attorno a un tavolo, tassisti, Ncc e associazioni di consumatori, per fare una riforma seria del trasporto pubblico non di linea”, dice il presidente Massimiliano Dona.

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