voto
7.0

  • Band:
    VOID MONUMENTS
  • Durata: 00:35:49
  • Disponibile dal: 16/01/2026
  • Etichetta:
  • Blood Harvest

Streaming non ancora disponibile

Sebbene le sia stato ormai affibbiato il titolo di paria, la Russia continua a rivelarsi un ottimo bacino da cui attingere band volenterose e preparate, specie addentrandosi nel suo underground più profondo e oscuro.
Risale a circa un anno fa il terzo full-length dei Pyre, il pregevole “Where Obscurity Sways”, e oggi – sempre dai vicoli innevati di San Pietroburgo – ecco emergere il progetto Void Monuments, pronto a dire la sua all’interno del circuito death metal con un esordio licenziato dall’affidabile Blood Harvest.
Un disco che, fin dall’artwork e dall’intro a base di note di organo, sceglie di indossare un’estetica macabra e luciferina, muovendosi in una nicchia di sonorità prettamente tradizionali senza però fissarsi su una sola corrente, fra visite alla Florida più malvagia di inizio anni Novanta, capatine nell’Est Europa e atmosfere black metal che potrebbero ricordare quelle adoperate da gente come Degial, Kaamos e Repugnant.

Racchiuso da una produzione potente e definita, unica concessione del quartetto alla modernità, “Posthumous Imprecation” trova quindi nell’elettricità diabolica dei sempiterni “Altars of Madness” e “Deicide” e nell’ostinazione barbara dei primi Vader un terreno fertile su cui coltivare la propria tracklist, in un percorso che, lungi dal potersi definire progressivo, non opta comunque per sviluppi troppo lineari.
Gli episodi partono spesso da basi ‘piane’, ma non tardano a seguire itinerari fatti di saliscendi, deviazioni e avvitamenti che impediscono di individuare a colpo d’occhio la meta finale, a dimostrazione di come i Nostri – dietro un’immagine conservatrice e la suddetta venerazione per i classici del genere – cerchino di sparigliare sensibilmente le carte in tavola e rendere la fruizione un po’ più imprevedibile della media.
Un approccio che, a partire da episodi come “Epitome of Fear”, “Devilish Prophecies” e “Decapitate the Saints” (la cui durata, non a caso, si attesta intorno ai cinque minuti, concatenando riff e cambi di tempo in maniera implacabile), trasmette fiducia nelle proprie capacità espressive e vera conoscenza delle dinamiche del genere, nel segno di una scrittura magari non ancora al 100% a fuoco, ma a cui non sembra mancare moltissimo per compiere un salto di categoria.

La strada tracciata, anche tenendo conto di qualche passaggio leggermente macchinoso e ridondante, è insomma incoraggiante; un primo passo deciso in uno scenario dove la concorrenza non accenna a scemare, ma nel quale i Void Monuments sembrano possedere i requisiti giusti per crescere e confezionare qualcosa che vada oltre il mero tributo (per quanto piacevole).
Cercheremo di non perderli di vista.

Posthumous Imprecation by VOID MONUMENTS