Tocca a Edoardo Zamperini raccontarsi ne I Volti Nuovi del Gruppo. La rubrica in cui intervistiamo i neoprofessionisti italiani prosegue con il classe 2003, che dopo un anno con la Arkéa B&B Hotels Continentale, formazione Development dell’Arkéa B&B, ha firmato con la Cofidis, approdando in una Professional. Il 22enne ha ottenuto risultati di spessore tra gli Under23: nel 2024, quando correva con la maglia della UC Trevigiani – Energiapura Marchiol, ha vinto il campionato italiano in linea di categoria, pochi mesi dopo essersi piazzato in top ten a Palio del Recioto, Trofeo Piva e Coppa della Pace. La redazione di SpazioCiclismo ha intervistato Edoardo Zamperini in esclusiva.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Sono un corridore abbastanza completo, che sa leggere molto bene la corsa e sa muoversi bene in gruppo. Nonostante non abbia numeri da fuoriclasse, queste due caratteristiche di saper guidare la bici e leggere bene la corsa mi hanno sempre portato avanti in questi anni, fino al professionismo.

E ti hanno anche permesso di vincere il campionato italiano Under23 nel 2024. È stato quello il miglior momento della tua carriera?
Di sicuro è stata la mia vittoria più importante ma tutta quell’annata è stata importante. Anche la primavera del 2024 era andata bene. Per noi italiani le corse importanti ormai si contano sulle dita di una mano ed era andata bene tutta la primavera, con i piazzamenti a Piva, Recioto e Corsa della Pace.

Dopo quel 2024 sei passato nella Development dell’Arkéa B&B Hotels. Un salto in avanti, ma non sei stato fortunatissimo visto che la squadra ha poi chiuso i battenti a fine 2025.
Esatto. È una parentesi che speravo finisse in un altro modo, invece la squadra ha chiuso. Comunque è stato un anno che mi ha dato tanto: passi da un calendario con 7 o 8 gare internazionali a fare 50 gare internazionali su 50 partecipazioni. Cambia tutto. Magari ho sofferto un pelo, ma anni così ti danno parecchio a lungo termine.

Quando vi hanno comunicato che il progetto sarebbe finito?
Abbiamo ricevuto qualche e-mail già ad agosto, ma veniva detto che il team manager avrebbe continuato a cercare lo sponsor in tutte le maniere fino al 15 ottobre. Proprio il 15 ottobre è arrivata l’e-mail ufficiale.

Tu a quel punto avevi già firmato con la General Store?
Sì, esattamente. La General Store è di Verona, li conosco benissimo. Mi avevano già cercato da junior e continuavamo a parlare ogni anno, ma per altre ragioni le nostre strade non si sono incrociate. Si sarebbero potute incrociare quest’anno perché il loro progetto mi piace. Credo che sia la squadra in Italia che utilizza meglio il budget a sua disposizione. Con un budget minore dei Devo team riescono a fare un calendario che non ha nulla da invidiare a loro. Corrono con tanti professionisti in Italia e fanno delle gare all’estero. Per passare professionista, un élite deve fare risultato coi professionisti. Per questo mi sono avvicinato alla General Store, loro erano contenti di prendermi. Poi è arrivata la chiamata della Cofidis.

A quel punto come ti sei mosso?
Non ho dato subito conferma alla Cofidis perché avevo già firmato con la General Store e mi sentivo parte di quel progetto. La General Store però mi ha dato subito via libera, hanno detto: “Ci mancherebbe, stiamo parlando di una squadra Professional rispetto a una Continental. Vai pure, senza problemi”. Questo fa molto onore alla General Store, hanno dimostrato che fanno ciclismo per il bene dei corridori e non per il loro interesse personale.

Hai già fatto un ritiro con la Cofidis? Come ti sei trovato?
Ho fatto un ritiro a dicembre e mi sono trovato molto bene. Vengo dalla Arkéa, dove si parlava solamente francese, quindi ho avuto modo di parlare la lingua l’anno scorso. Anche se non la conosco ancora benissimo la so parlare, quindi riesco a relazionarmi un po’ con tutti tra inglese e francese. Poi sono abbastanza estroverso, quindi non ho problemi a interagire con tutti. Siamo davvero un bel gruppo, questo mi fa piacere. In tutte le squadre in cui sono stato il gruppo è sempre stato al primo posto e anche in Cofidis è così.

La Cofidis è attrezzata per far bene su terreni diversi: Buchmann è stato quarto al Tour de France, Coquard è un velocista, Teuns è un uomo da classiche… C’è un corridore in particolare a cui guardi per imparare nella tua carriera?
Per la lettura di corsa, l’intelligenza tattica e la capacità di muoversi in gruppo mi rivedo un po’ in Benjamin Thomas. Anche perché lui corre spesso all’attacco ed è un po’ anche il mio stile. Poi penso che da ogni corridore si possa imparare qualcosa, io voglio imparare da tutti. Siamo tutti diversi tra di noi e da ognuno si può imparare qualcosa.

Per quanto riguarda il tuo calendario, sai già dove correrai?
Inizio con l’AlUla Tour, poi faccio il Tour de la Provence e altre gare in Francia. In seguito sarò nelle due classiche greche che si faranno a Rodi. In Italia farò Milano-Torino, Milano-Sanremo, Settimana Coppi e Bartali e poi Campionato Italiano e Giro dell’Emilia. Penso sia un bel calendario.

Se potessi scegliere una corsa da vincere in carriera, quale sceglieresti?
Il mio sogno proibito resta vincere le Strade Bianche. Quest’anno purtroppo il team non vi parteciperà, ma spero di coronarlo un giorno.

Invece cosa ti renderebbe soddisfatto in questo tuo primo anno da professionista?
Ne ho già parlato anche con la squadra. Io sono qui per aiutare gli altri, ma mi hanno già detto che in qualche occasione avrò carta bianca, come nelle tappe di leggera montagna. Già quelle potrebbero essere delle opportunità per dimostrare il mio valore. Poi quando c’è da aiutare i compagni sono sempre in prima linea, non mi tiro mai indietro.

Chi è il tuo idolo nel ciclismo?
Ho sempre fatto un po’ fatica a rispondere a questa domanda. Mi piace molto Ben Healy. È un po’ scalatore ma non troppo, attacca, si muove da lontano. In questo momento lui.

Dalle tue parti con chi ti alleni?
Normalmente mi alleno con Chesini della MBH Bank CSB Telecom Fort, Nencini della Solution Tech NIPPO Rali e alcuni Under23 o élite che abitano nella mia zona. Siamo un gruppo di 7 o 8 corridori che si trovano spesso. A volte mi trovo anche con Zanoncello e Lonardi.

Ti è capitato di parlare anche con Elia Viviani, che si è ritirato alla fine della scorsa stagione?
Abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola ma non molto, anche perché nell’ultimo periodo non vive più a Verona, quindi non lo vedo molto. Ci siamo scambiati qualche messaggio.

Ora che è nell’organico della nazionale, sarebbe bello doverci parlare qualche volta in più…
Speriamo, sarebbe un sogno.

Manda un messaggio ai giovani che sognano un giorno di debuttare tra i professionisti.
State tranquilli e non bruciate le tappe, che la strada è lunga. Nella mia vita ho visto tanti corridori che da piccoli mi sono arrivati davanti e poi hanno smesso di andare in bici. State tranquilli, soprattutto negli esordienti e negli allievi, due categorie che si stanno esasperando sempre di più. La strada è lunga e se son rose fioriranno.

© Mathilde L’Azou / Team Cofidis