Ravenna, 13 gennaio 2026 – “Il telefono ha squillato alle 13, era la prima volta che lo faceva direttamente in viva voce. In genere comunichiamo via Whatsapp. ‘Ciao, non posso parlare tanto. Ma voglio solo dirti che sto bene’. Poche parole e una voce da cui ho capito subito che sapeva di essere tracciata ma, dopo 5 giorni di silenzio assoluto, ho comunque tirato un sospiro di sollievo. Lei e la sua famiglia sono vivi e questo, per me vuole dire già tanto. Anzi tutto”.
Niccolò Califano, 29 anni, il ravennate ex concorrente di MasterChef 13, dopo il terremoto di questa mattina che ha interessato la sua Romagna (“E’ durato pochissimo, dice, ma forse visto il mio stato d’animo mi ha impressionato parecchio”) ha vissuto meno di 4 ore dopo, quello emotivo di risentire finalmente lei, la sua ragazza iraniana con la quale dal 4 dicembre 2024 vive una relazione a distanza.
‘Siamo in tantissimi’ mi ha sussurrato, ‘magari questa volta ce la facciamo’. E io non posso che fare il tifo per lei
Sul suo seguitissimo profilo Instagram (565mila follower che lo hanno eletto influencer a tempo pieno) ha raccontato in questi giorni la paura di perderla. L’Iran è travolto dalle manifestazioni contro crisi economica e repressioni della repubblica islamica degli ayatollah. E mentre i media vicini all’opposizione parlano di 12mila morti (il regime ne conta 2mila), Niccolò, a 4.272 chilometri di distanza ha aspettato questa telefonata per giorni, da quando cioè è scattato il blackout con Internet oscurato.
Ora va un po’ meglio?
“Certamente sì (sorride dall’altra parte della cornetta, ndr). Anche se la sua voce non era troppo rassicurante. Lei sapeva benissimo di essere in qualche modo tracciata, ma ha voluto chiamarmi comunque. Almeno ora so che è viva, e questo è quello che conta”.

Manifestazione di protesta in Iran (foto da X)
Lei sarebbe dovuta essere a Ravenna in questo momento, vero?
“Sì ma l’Ambasciata italiana a Teheran ha negato il visto turistico ben due volte. Inutile dire che in entrambe le occasioni ci sono sembrati pretesti per non lasciarla libera. L’unico modo per farci incontrare, ci hanno spiegato, sarebbe sposarci…”.
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E lei lo farebbe, insomma la sposerebbe?
“Ci abbiamo anche pensato, ma come immaginerà dovremmo forse frequentarci un po’ di più… Ma nulla è impossibile quando si vive una storia come questa”.
Lei sapeva benissimo di essere in qualche modo tracciata, ma ha voluto chiamarmi comunque
Quante volte vi siete visti in questi anni?
“Tre volte, ma la sento tanto vicina. Ho empatizzato tanto con lei e con la sua famiglia. Sono un popolo straordinario, sento molta energia, la sua voglia di ribaltare la situazione è profonda. Anche nelle situazioni più drammatiche non ha mai smesso di sperare in una vita diversa. È forte e questa forza l’ho sentita vibrare anche quando ha scelto con la sua famiglia si scendere in strada per protestare”.

Niccolò Califano
I suoi messaggi prima del blackout erano carichi di speranza…
“Sì, l’8 gennaio l’ho sentita piena di entusiasmo. Certo la paura c’era, ma era da tempo, mi ha detto, che aspettava un momento come questo”.
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E cosa le ha detto prima di scendere in piazza?
“‘Siamo in tantissimi’ mi ha sussurrato, ‘magari questa volta ce la facciamo’. E io non posso che fare il tifo per lei. Vivere in Iran ora, dove nulla è permesso, dove un litro di olio di semi, lo stesso con cui io a due euro faccio le mie ricette con la maionese, costa 21 euro è veramente tostissimo. Lo stipendio, almeno il suo da insegnante, supera di poco i 150 euro e nulla è permesso: dal girare senza hijab (il velo che copre capo e collo) ad avere una pagina Instagram su cui pubblicare liberamente i propri pensieri. Ma lei è forte, piena di energia. Un esempio grande: per questo la mia testa continua a essere metà qui e metà in Iran, vicino a lei”.
