Trump incita gli iraniani a continuare a manifestare e a “prendere il controllo delle istituzioni”: “Ho cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani, l’aiuto è in arrivo”, annuncia il capo della Casa Bianca. Per Mosca le minacce Usa a Teheran sono “inaccettabili” e un nuovo attacco all’Iran avrebbe “conseguenze disastrose”.
Ma il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato, in incontri a porte chiuse tenutisi nei giorni scorsi, che in questa fase Trump sta valutando risposte non militari a sostegno dei manifestanti in Iran, ha riferito ad Axios una fonte informata. Anche in serata il presidente Usa ha ribadito la sua promessa di sostegno ai manifestanti. “Gli aiuti arriveranno presto”, ha detto parlando a Detroit.
“Pagheranno un prezzo molto alto”, ha aggiunto ricordando di aver “cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando non si fermeranno le uccisioni senza senso dei manifestanti”.
Continua infatti a salire il bilancio delle vittime della repressione. Iran International stima ‘almeno 12.000′ morti, molti dei quali sotto i 30 anni. Per il regime sarebbero tremila. E per domani si teme l’esecuzione di un 26enne arrestato assieme ad altre migliaia di persone. L’Onu si dice “inorridito” dalle violenze, l’Ue annuncia nuove sanzioni agli ayatollah.
Donald Trump dunque rompe gli indugi, dopo che il dipartimento di stato Usa ha invitato gli americani a lasciare subito il Paese: prima minaccia dazi al 25% a chiunque commerci con Teheran, poi cancella ogni incontro con gli emissari degli ayatollah e annuncia un non meglio precisato intervento in soccorso dei manifestanti trucidati dal regime.
Intanto tesse la tela di un possibile cambio di regime: il suo inviato Steve Witkoff ha incontrato segretamente nel fine settimana l’ex principe ereditario iraniano in esilio Reza Pahlavi, che sta cercando di posizionarsi per assumere un ruolo di leader “transitorio” nel caso in cui il regime crolli. E mentre le capitali europee, da Roma a Berlino, convocano gli ambasciatori iraniani per protestare contro la sanguinosa repressione, Mosca e Pechino si irrigidiscono contro le ultime minacce americane nei confronti di un alleato geopolitico cruciale.
“Chi intende usare i disordini” in corso in Iran “come pretesto” per un nuovo attacco alla Repubblica islamica come quello del giugno scorso, “deve essere consapevole delle conseguenze disastrose di tali azioni per la situazione in Medio Oriente e per la sicurezza internazionale globale”, ha avvisato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, accusando “forze straniere ostili all’Iran” di cercare di “sfruttare le crescenti tensioni sociali per destabilizzare e distruggere lo Stato iraniano”.
La Cina, principale acquirente del greggio iraniano (pesa per circa il 13-15% delle sue importazioni totali di oro nero), ha condannato i nuovi dazi e ammonito che tutelerà “con decisione i suoi legittimi diritti e interessi”. Trump ha alzato i toni, rivolgendosi direttamente ai manifestanti: “Patrioti iraniani, continuate a protestare – prendete il controllo delle vostre istituzioni!!! Annotate i nomi degli assassini e di chi abusa. Pagheranno un prezzo altissimo. Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani finché l’uccisione insensata dei manifestanti non si ferma. L’aiuto è in arrivo. Miga!!!”, ha scritto su Truth, declinando lo slogan Maga in salsa farsi (Make Iran Great again).
Video A Teheran, i manifestanti ancora in strada nonostante la repressione
La domanda è quale tipo di aiuto, dopo aver proclamato i nuovi dazi e aver chiesto a Elon Musk di garantire Starlink agli oppositori. Il presidente ha riunito alla Casa Bianca il suo team per la sicurezza nazionale senza partecipare alla riunione: al centro della discussione una gamma di opzioni presentate dal Pentagono, più ampia di quanto precedentemente riportato. Tra i possibili obiettivi figurano il programma nucleare iraniano, con azioni che andrebbero oltre i raid aerei statunitensi che lo hanno colpito a giugno, e i siti di lancio di missili balistici, riporta il Nyt.
Secondo il quotidiano, tuttavia, le ipotesi più probabili sarebbero un cyber attacco oppure un attacco contro l’apparato di sicurezza interno iraniano, che sta usando la forza letale contro i manifestanti. Per sferrare un raid missilistico sarebbe necessaria una portaerei in zona, ma gli Usa non ne hanno, dopo aver spostato la Uss Gerald Ford nei Caraibi nell’operazione contro il Venezuela. Inoltre si temono contrattacchi alle basi Usa nella regione, come hanno già minacciato Teheran e i suoi alleati.
I Paesi arabi e musulmani della regione temono il caos. Nell’amministrazione si scontrano due linee: quella interventista, guidata dal segretario di stato Marco Rubio e dal capo del Pentagono Pete Hegseth, e quella più prudente, incarnata dal vicepresidente JD Vance, vicino alla base Maga. Trump sembra orientato verso una qualche forma di attacco ma prima deve prima definire l’obiettivo finale.
Ray Takeyh, senior fellow del Council on Foreign Relations, ritiene che il tycoon potrebbe prendere di mira forze come le Guardie Rivoluzionarie, che hanno avuto un ruolo di primo piano nella repressione delle proteste. Un intervento potrebbe alleviare le paure degli iraniani e “influenzare gli indecisi nel decidere se unirsi o meno alle proteste”, ha detto Takeyh. Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Nord Africa del think tank Chatham House, concorda. Ma avverte: “potrebbe anche giocare ulteriormente a favore di un regime paranoico, rafforzandone l’unità e spingendolo a reprimere ancora di più”.
Vali Nasr, professore alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies, ha osservato che tra 130 e 150 città iraniane hanno visto proteste. “Cercare di colpire le forze di sicurezza in tutte queste città, o anche solo nelle principali, richiede ben più di qualche raid aereo”, ha spiegato. Dato che Trump probabilmente “non vuole sporcarsi le mani, un attacco dimostrativo potrebbe essere più in linea con ciò che ha in mente”.
In ogni caso, avvisa Behnam Ben Taleblu, ricercatore della Foundation for Defense of Democracies, l’impatto sarebbe elevato anche se Trump decidesse infine di non colpire: l’inazione “rafforzerebbe la narrazione del regime secondo cui l’America non è in grado di mantenere le promesse”.
L’annuncio choc: ‘Domani sarà giustiziato un manifestante di 26 anni’
È “estremamente preoccupante vedere dichiarazioni pubbliche di alcuni funzionari giudiziari che indicano la possibilità che la pena di morte venga utilizzata contro i manifestanti attraverso procedimenti giudiziari accelerati”, ha denunciato l’Alto Commissario per i diritti umani Volker Turk.
Preoccupa soprattutto il caso di Erfan Soltani, 26 anni, arrestato la scorsa settimana nella città satellite di Teheran, Karaj, e che secondo una fonte familiare è già stato condannato a morte e dovrebbe essere giustiziato a breve. Non è chiaro con quali accuse a suo carico, e nell’assenza totale di resoconti da parte dei media statali. “La comunità internazionale – è l’appello di Amnesty – deve chiedere urgentemente alle autorità iraniane di interrompere subito tutte le esecuzioni, inclusa quella di Erfan Soltani”.
Sul fronte delle manifestazioni, le autorità hanno insistito di aver ripreso il controllo delle strade, rivendicando di aver portato nelle piazze migliaia di sostenitori. Sul fronte delle comunicazioni, sono ripresi i collegamenti telefonici internazionali, ma solo per le chiamate in uscita, con frequenti interruzioni, mentre è proseguito il blackout su internet.
In aiuto arriva Elon Musk, che starebbe offrendo il servizio internet di Starlink gratuitamente in Iran. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti, secondo le quali SpaceX ha revocato la quota di abbonamento a Starlink in Iran, in modo che le persone con ricevitori nel paese possano accedere al servizio senza pagare.
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