memories katsuhiro otomo anime cinema

Nato nel 1995 per volontà di Katsuhiro Otomo, che ne supervisionò l’intera produzione, Memories è un omnibus, ovvero un film composto da vari episodi distinti tra loro. All’epoca, il mondo degli anime non era nuovo a quel tipo di operazione che, nel frattempo, è andato un po’ in disuso. Lo stesso Otomo si era fatto notare in omnibus destinati a diventare cult: nel 1987 aveva diretto la sequenza di apertura e di chiusura di Robot Carnival e nello stesso anno aveva diretto Interrompete i lavori!, il terzo episodio di quel gioiello che è Manie Manie – I racconti del labirinto (di cui abbiamo parlato qui).

Otomo è soprattutto noto per essere il creatore di uno dei film animati più importanti della storia animata giapponese, Akira, del 1988. Il problema è che, tra quello e Memories, Katsuhiro Otomo fece davvero poco. Curò la sceneggiatura e il mecha design di Roujin Z e diresse il live action World Apartment Horror. Il ritorno alla regia con Memories fu un evento bramato e, in effetti, ripagò le attese, anche se l’approccio dell’autore prese in contropiede chi si aspettava un ritorno alle atmosfere di Akira.

Memories è composto da tre episodi. Nel primo, Magnetic Rose, alcuni spazzini spaziali rispondono a un segnale SOS, scoprendo un luogo che è un tributo mastodontico a una cantante lirica ma cadendo in un pericoloso tranello. Questo episodio è tratto dal breve manga Memorie, dello stesso Otomo, ed è diretto da Koji Morimoto a partire da una sceneggiatura di Satoshi Kon (futuro regista di Perfect Blue e Tokyo Godfathers).

Quest’ultimo rispettò le atmosfere presenti nel manga, ispirate a un certo tipo di fantascienza degli anni Sessanta e Settanta, quella più metafisica e filosofica, ma amplificò le parti oniriche, approfondendo il legame tra ricordo e sogno. Un elemento che sarebbe poi stato alla base di buona parte della produzione di Kon e che dimostrò le velleità autoriali di quello che sarebbe diventato un cineasta cruciale a cavallo tra la fine del precedente millennio e l’inizio dell’attuale.

Scritto da Otomo, Stink Bomb è invece diretto da Tensai Okamura e cambia radicalmente le atmosfere: uno scienziato prende, per errore, una pillola sperimentale che lo trasforma in un’arma chimica inarrestabile. Qui emerge un sarcasmo che allenta la tensione del primo episodio ma si basa su uno dei temi cari a Otomo, il pericolo della scienza incontrollata e strumentalizzata per fini non umanistici. A vederlo oggi, Stink Bomb appare tremendamente attuale anche nel modo in cui di diverte a prendere in giro la classe politica e militare che dovrebbe occuparsi di proteggere il Paese da varie minacce. 

Cannon Fodder è il terzo e ultimo episodio di Memories ed è quello diretto da Otomo. Qui, il regista opta per un approccio visivo straordinario, una sorta di finto piano sequenza che racconta un giorno intero, dalla mattina alla sera, in un mondo distopico dove l’intera città è funzionale al bombardamento del nemico. Del perché lo si bombardi o chi sia questo nemico, non si sa niente. Tutto procede in una forma inerziale di abitudine alla guerra che plasma e distrugge generazioni di cittadini. 

Graficamente, Cannon Fodder è quanto di più distante si possa aspettare da un anime giapponese e, soprattutto, dall’opera animata di Otomo. Il design di questo episodio si ispira all’animazione europea, soprattutto francese ma anche a quella della scuola dell’Europa dell’est, dalla Russia alla Cecoslovacchia. Questo episodio mostra l’intento pacifista e antimilitarista di Otomo, ma anche la sua predilezione per gli elementi meccanici o per le strutture urbanistiche complesse.

A distanza di trent’anni, Memories dimostra tutta la sua qualità tecnica. Alcune sequenze sono tuttora straordinarie per complessità e fluidità delle animazioni, e non è un caso: Otomo aveva coinvolto i nomi più interessanti e di prospettiva dell’epoca, regalando agli spettatori un’esperienza visiva altamente immaginifica. 

Memories è così un’opera capace di superare la prova del tempo anche in virtù della sua tensione sperimentale, di cui Cannon Fodder è l’esempio più eclatante, ma anche per via delle tematiche che, paradossalmente, risultano più attuali oggi che all’epoca. Forse sta proprio qui la grandezza di un film: nel suo saper anticipare i tempi e rendersi apparentemente eterno.

Leggi anche: Il meglio dell’animazione del 2025

Seguici su Instagram, clicca qui.
Entra nel canale Telegram di Fumettologica, clicca qui.