di
Gianna Fregonara

Dopo le polemiche sul dimensionamento delle scuole in Emilia Romagna, Toscana, Sardegna e Umbria, il ministro dell’Istruzione: «Quelle regioni non hanno agito. Non c’è più tempo, serve leale collaborazione dagli enti locali»

Ministro Valditara perché ha commissariato quattro regioni, tra l’altro tutte di centrosinistra?
«Perché erano rimaste le uniche a non aver fatto gli accorpamenti delle scuole previsti dal Pnrr nonostante avessimo concesso loro negli scorsi due anni ben due deroghe, che ci sono costate 16 milioni di euro».

Dicono che i conti non tornano: che hanno già un numero di scuole commisurato agli studenti.
«Non è così: ci sono due sentenze e un’ordinanza della Corte Costituzionale, sei sentenze del Consiglio di Stato e tre del Tar che hanno dato ragione a noi contro i loro ricorsi».



















































Ma per il prossimo anno avete modificato i requisiti lo scorso luglio e i numeri sono cambiati: ci sono regioni che hanno dovuto fare meno accorpamenti e altre di più del previsto.
«I requisiti sono gli stessi, abbiamo solo tenuto conto dell’andamento della popolazione studentesca».

Con il dimensionamento quante scuole si chiudono in tutto?
«La Corte Costituzionale ha confermato che non si chiudono plessi scolastici né si intacca il servizio agli studenti, anzi, riducendo le attività amministrative dei dirigenti, si garantisce maggiore efficienza. È un accorpamento giuridico di due enti che diventano uno, ma le scuole rimangono le stesse, negli stessi luoghi».

Perché è così difficile fare gli accorpamenti allora?
«Ci sono evidenti ragioni di strumentalizzazione politica».

I genitori temono però che questo sia il primo passo verso la chiusura di scuole piccole, che un preside con due scuole sia meno, diciamo così, presente.
«Il servizio non è intaccato: nelle scuole che accorpiamo, c’era già un preside reggente e noi non licenziamo personale».

Forse il preside prenderà meno soldi, non avendo più la reggenza?
«Da quando ci siamo insediati abbiamo valorizzato economicamente come non mai la figura dei dirigenti scolastici. L’eccesso di reggenze era una patologia che il Pnrr ha voluto superare.  E ricordo che abbiamo fatto due concorsi, che non si facevano dal 2017, e così abbiamo assunto 889 nuovi presidi e oltre 300 arriveranno l’anno prossimo».

Lei ha detto: senza dimensionamento non arriverà la prossima rata del Pnrr.
«Il dimensionamento, che ha stabilito un rapporto fra la popolazione studentesca e il numero di scuole è stato voluto e concordato dal governo Draghi con la Commissione Europea, trasformandolo in un obiettivo del Pnrr, alla cui realizzazione è collegato il pagamento di alcune rate. Noi abbiamo migliorato i criteri che avevamo ereditato “salvando” 187 autonomie scolastiche. Abbiamo ridotto di 80 unità nel 2025 gli accorpamenti considerando il minor calo della popolazione studentesca».

Ma perché solo queste quattro regioni non ne hanno beneficiato? Il Lazio quest’anno non taglia niente come la Lombardia, il Veneto, la Calabria, il Piemonte soltanto due scuole: sono tutte regioni governate dal centrodestra. C’è il sospetto che sia una questione politica?
«Non è vero: Emilia, Toscana e Sardegna hanno beneficiato del ricalcolo. Ci sono regioni che hanno dovuto accorpare ben di più. Del resto i ricorsi delle regioni inadempienti al Tar e al Consiglio di Stato sono stati rigettati».

La giunta dell’Emilia Romagna dice di avere un coefficiente di studenti migliore di quello delle altre regioni e dunque di non dover procedere a tutti quei dimensionamenti. Il numero chiesto dal Pnrr e dall’Europa è nazionale, la suddivisione l’ha fatta lei.
«La suddivisione tiene sempre conto di dati oggettivi. Se avessimo discriminato queste regioni, i tribunali non avrebbero dato loro torto confermando la correttezza dei calcoli ministeriali. Toscana, Emilia Romagna e Sardegna hanno tagliato meno delle altre Regioni negli anni scorsi beneficiando di ben due deroghe».

E l’Umbria?
«Deve accorpare due scuole. Non dimensionare è una scelta politica. Leggo da parte di esponenti dell’opposizione e della Cgil alcune affermazioni allarmistiche del tutto false: questo è prendere in giro i cittadini. Aggiungo che se non si accorpano le scuole come è stato promesso all’Europa sottoscrivendo il Pnrr, rischiamo di dover restituire una parte della seconda e della quarta rata e di mettere in discussione il pagamento dell’ultima. E’ questo che vogliono?».

Con il commissariamento, Emilia Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria hanno di fatto lasciato la questione in mano a lei. È il governo, potranno dire ai cittadini, che ha voluto portarvi via l’autonomia. È il gioco del cerino?
«La Corte costituzionale aveva invitato le Regioni alla leale collaborazione. È quello che ha fatto la nuova giunta della Campania che ha promesso di presentare il piano entro fine gennaio. La Toscana ha predisposto correttamente il piano per poi sospenderlo. Ormai non c’è più tempo anche perché entro fine gennaio dobbiamo fare le iscrizioni degli studenti, organizzare il nuovo anno scolastico. Non vedo per quale motivo solo loro non debbano collaborare».

L’anno scorso l’accordo s’era trovato.
«Per forza, avevamo concesso a loro una deroga, quest’anno è l’ultimo del Pnrr e non si può più».

13 gennaio 2026