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Redazione Bergamo
La decisione nel pomeriggio del 13 gennaio, dopo l’istanza della pm Esposito. Era accusato di omicidio. Decisive l’autopsia e le indagini dei carabinieri con il drone e il luminol. L’egiziano sarebbe caduto dal tetto in maniera accidentale
È un uomo libero Nouri Hedhili. Il giudice delle indagini preliminari Michele Ravelli ha accolto l’istanza della pm Maria Esposito e lo ha scarcerato dopo neanche sei giorni di reclusione. L’uomo era stato fermato per omicidio volontario, con l’ipotesi che avesse ucciso l’egiziano di 43 anni Hassan Matried, il cui cadavere era stato trovato la mattina del 5 gennaio in una piazzola ai bordi della provinciale della Val Taleggio. Hedhili, 52 anni, incensurato, originario della Tunisia, effettivamente ha ammesso di avere abbandonato il corpo, ma ha sempre negato di avere ucciso. Matried sarebbe precipitato dal tetto della sua casa di Verdellino, dove andava ad aiutarlo nei lavori di ristrutturazione.
Una tragedia avvenuta dopo le 10 del 4 gennaio, mentre apriva un lucernario: sarebbe scivolato sulle tegole ghiacciate e caduto nel cortile della casa. Hedhili lo ha visto cadere e, preso dal panico, ha spiegato nell’ultimo interrogatorio, assistito dagli avvocati Simone Inno e Gianluca Paris, lo ha caricato sul furgone per poi scaricarlo all’alba del giorno dopo, a chilometri di distanza. Aveva paura della conseguenze, ma di fatto ha rischiato di mettersi in guai peggiori.
Agli occhi degli inquirenti, in tutto e per tutto, nella prima fase, il suo comportamento era apparso quello di un omicida che tenta di allontanare da sé i sospetti. Di depistare. Oltre a disfarsi del cadavere del conoscente, aveva gettato via le sue scarpe e il suo cellulare e mentito nel primo colloquio in caserma come testimone. Bugie spudorate, che avevano spinto lo stesso gip, inizialmente, a convalidare il fermo e confermare il carcere. Oggi, 13 gennaio, il dietrofront, sulla base degli accertamenti degli stessi inquirenti. Da una parte è stata decisiva l’autopsia, che ha indicato ferite compatibili con una caduta dall’alto. Dall’altra, i sopralluoghi con il drone e con il luminol hanno dimostrato che sul tetto erano davvero in corso lavori e che nell’abitazione c’erano sì tracce di sangue, ma non indicative di un colpo in testa o di una colluttazione. Ora il tunisino potrà tornare dalla moglie e dalle tre figlie di 13, 21 e 22 anni, temporaneamente accolte all’oratorio di Verdellino perché la casa è rimasta sotto sequestro.
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13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 19:28)
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