Si può dire senza timore di smentita: Luca Medici, in arte Checco Zalone, è proprio “un attore nato”. E non solo perché oggi domina il botteghino, ma perché la recitazione gli scorreva nelle vene già da quando, ancora ragazzino, si divertiva a prendere bonariamente in giro i personaggi del suo paese o a esercitarsi nell’arte – oggi politicamente scorrettissima – delle chiamate anonime.
Le maschere indossate dal re della comicità italiana sono state tante, sin dall’infanzia. E tra le più curiose c’è sicuramente quella che lo vedeva nei panni di re Sigismondo I Jagellone, consorte della regina Bona Sforza. Siamo nei primi anni ’90, quando l’Archivio di Stato decise di portare in scena a Cracovia uno spettacolo dedicato proprio alla Regina Bona, allestito dalla stimatissima professoressa Angela Agnusdei, per anni insegnante nelle scuole medie di Capurso, paese natale di Checco.
Un progetto ambizioso, un gruppo di giovani preparati, tutti intenti a imparare la parte a memoria. Tutti, tranne Luca. Il suo ruolo era “scenico”: in altre parole, presenza regale, portamento austero e bocca rigorosamente chiusa. Nessuna battuta, nessun monologo. Un silenzio che, col senno di poi, suona quasi profetico.
Chi avrebbe mai immaginato che quel ragazzo muto sul palco sarebbe diventato uno dei più grandi attori del cinema italiano? A volte il destino parla piano. Anzi, non parla affatto.
Ma non finisce qui. Nella stessa, indimenticabile esperienza polacca, Luca – insieme all’inseparabile amico dell’epoca e oggi direttore della nostra testata, Antonio Carbonara – si esibì nella piazza di Cracovia in canti popolari pugliesi, esportando tradizione, ironia e un pizzico di sana improvvisazione made in Sud.
Altro che re silenzioso: il futuro Checco Zalone stava già preparando la sua conquista. Del pubblico, s’intende.
Redazione
Correlati
