Ursus è una delle realtà storiche della meccanica italiana, nata nel 1967 a Rosà, in provincia di Vicenza, grazie all’intuizione di Sergio Ferronato, inventore dello sgancio rapido per il reggisella della bicicletta. L’azienda, ancora oggi a conduzione familiare, è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento internazionale per la produzione di componenti meccanici nei settori automotive, industria e ciclo.

Oggi Ursus conta 70 dipendenti e opera in due stabilimenti collegati, entrambi a Rosà. La produzione è completamente interna, un aspetto che consente di mantenere il controllo su ogni fase del processo e di garantire standard qualitativi elevati. «La qualità con cui produciamo un mozzo o una vite è la stessa che richiede il mondo dell’automotive», sottolineano in azienda. Questo approccio rigoroso ha permesso a Ursus di ottenere certificazioni ISO 9001, ISO 14001 e IATF, indispensabile per fornire direttamente l’industria automobilistica.

Ursus reportageDalle bici all’automotive, un filo comune di precisione

Il settore ciclo rimane il volto più visibile di Ursus, grazie ai mozzi, alle ruote e ai manubri utilizzati da ciclisti professionisti e amatori. Tuttavia, dietro le quinte, la competenza meccanica si estende ben oltre: l’azienda realizza componenti per motori, sospensioni e impianti industriali collaborando con marchi come Porsche, BMW, Bentley e Volkswagen.

Il filo conduttore tra mondi diversi è la precisione meccanica. In tutti i reparti, la tolleranza e il controllo qualità sono ai livelli dell’automotive. Ogni prodotto – che si tratti di una rondella, di un cavalletto o di una ruota da corsa – nasce da un processo organizzato e certificato. «Il prodotto finale è solo la punta dell’iceberg di una struttura aziendale complessa e ben organizzata», spiegano dall’azienda.

Ursus reportageInnovazione come metodo e cultura

Ursus ha fondato la propria crescita sull’innovazione, intesa non soltanto come sviluppo di nuovi prodotti ma anche come capacità di ascoltare il mercato e i meccanici. Un esempio emblematico è il sistema Anti-Noise, un cavalletto per biciclette con un gommino interno che elimina il rumore in chiusura. Il progetto, nato da una segnalazione di clienti, ha vinto il Golden Winner Eurobike 2024, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del settore.

L’innovazione, però, è anche miglioramento continuo. Le squadre ciclistiche professionali con cui Ursus collabora forniscono un banco di prova costante. I feedback raccolti vengono utilizzati per ottimizzare la produzione. «Non si tratta di modifiche improvvisate – spiegano – ma di un processo strutturato di ricerca, sviluppo e test. Quando un prodotto arriva sul mercato, è già definitivo».

Ursus reportageDalle gare alla fabbrica

Ursus lavora nel ciclismo professionistico dal 2011, dopo le prime esperienze con squadre come Acqua & Sapone, Bardiani e CCC. Oggi fornisce ruote e componenti a team del World Tour, portando la propria tecnologia sulle strade del Giro d’Italia e del Tour de France.

L’attività agonistica non è solo una vetrina, ma anche una parte integrante della ricerca e sviluppo. Gli atleti, come quelli del Team Pic Nic, percorrono decine di migliaia di chilometri all’anno, generando dati e impressioni che si trasformano in miglioramenti concreti. Alcuni prototipi, come le ruote con raggi in carbonio, vengono testati in gara prima della commercializzazione.

Ursus reportagePersone al centro

Tra i quattro valori cardine di Ursus – innovazione, persone, sostenibilità e motivazione – quello umano occupa un posto centrale. L’azienda considera i propri dipendenti una risorsa da valorizzare. Nel reparto di assemblaggio, composto prevalentemente da donne, è stato introdotto un orario flessibile, chiamato “Mamm Time”, pensato per agevolare chi ha figli. Si lavora dalle 7:00 alle 15:30, con una pausa a metà giornata, in modo da permettere di conciliare vita privata e lavoro.

Anche negli uffici la flessibilità è parte della cultura aziendale. Una scelta che risponde a un principio preciso: migliorare il benessere delle persone per aumentare la qualità del prodotto. «È un tipo di sensibilità non scontata – spiegano – e rappresenta una visione moderna, in linea con le migliori realtà europee».

Ursus reportageSostenibilità come investimento

Per Ursus, la sostenibilità non è un concetto astratto ma una serie di azioni concrete. Tutti i tetti dei capannoni sono coperti da pannelli fotovoltaici, che permettono di coprire fino al 50 per cento del fabbisogno energetico. L’azienda riduce l’uso di plastica nel packaging, utilizza materiali riciclati e acciaio riciclato, e si affida a fornitori locali entro un raggio di 50 chilometri per contenere le emissioni di CO2.

Ma sostenibilità significa anche produrre componenti che durano nel tempo. Una ruota o un mozzo Ursus può essere utilizzato per più stagioni, sostituendo solo i cuscinetti. “Un prodotto longevo è anche un prodotto sostenibile”, sottolineano. Questo principio si riflette anche nei progetti di ricerca: come il sistema U-Press, che consente di montare e smontare i mozzi a mano, senza attrezzi speciali, facilitando la manutenzione e prolungando la vita utile del componente.

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Ursus reportageMotivazione e identità

L’ultimo valore chiave di Ursus è la motivazione. In azienda si percepisce l’orgoglio di rappresentare una manifattura italiana che compete a livello globale. «Chi acquista o vede un prodotto Ursus deve percepire la passione e la tecnologia che ci sono dentro» spiegano. È un’identità costruita nel tempo, che affonda le radici nella storia familiare e che guarda al futuro con continuità.

Ursus oggi esporta la maggior parte della produzione in Germania e Olanda, dove è leader nel mercato dei cavalletti per biciclette. L’Italia rappresenta circa il 15 per cento del fatturato, ma l’obiettivo resta lo stesso di sempre: produrre in Italia, con qualità italiana, per un mercato globale.

Mirko Feronato, oggi alla guida dell’azienda, continua a reinvestire parte del fatturato in nuovi macchinari, ricerca e processi produttivi, convinto che il progresso tecnologico sia l’unico modo per restare competitivi e indipendenti.

Dietro ogni ruota Ursus, ogni mozzo e ogni cavalletto, c’è la storia di una famiglia e di un territorio che hanno fatto della meccanica un’eccellenza. Un esempio di come la cultura industriale italiana possa evolversi senza perdere le proprie radici.

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