di
Enea Conti

Mauro Gregorio, 62 anni, ex albergatore di lungo corso di Rimini: «Sono nato nella camera di un hotel, ci sono cresciuto e il mio sogno era diventarne titolare. All’hotel King sono stato legato per più di cinquant’anni. Lo scorso anno ho deciso di venderlo per realizzare il mio secondo sogno»

«Sono nato nella camera di un hotel 62 anni fa. Era un albergo di Riccione. Sono cresciuto in un hotel di Rimini e il mio sogno era diventarne il titolare. L’ho realizzato. All’hotel King sono stato legato per più di cinquant’anni. Lo scorso anno ho deciso di venderlo per realizzare il mio secondo sogno». 

A parlare è Mauro Gregorio, 62 anni, ex albergatore di lungo corso di Rimini. Era la fine di settembre quando la sua barca, la Suahil II, salpava dal porto della città romagnola. E non per il classico giro «Adriatico», una gita a Gabicce o una piccola traversata fino alla Croazia. «Voglio fare il giro del mondo», racconta dalle Isole Vergini, dove è approdato pochi giorni fa dopo una lunga traversata oramai difficilmente misurabile in nodi o chilometri. «Ho avuto paura in mezzo all’Oceano ed è la cosa più umana che possa succedere. Ma qui è un sognare continuo, a giugno mi aspetta l’Oceano Pacifico». I membri dell’equipaggio che lo accompagnano nell’avventura sono Andrea Baculo, Massimo Pruccoli e Ettore Bellini.



















































Mauro Gregorio, albergatore romagnolo in giro per il mondo. Quando ha deciso di salpare?
«Sopra il mio letto campeggia una scritta: “If you can dream, you can do it”. Frase di Walt Disney, la traduzione è simultanea, se puoi sognarlo puoi farlo. E il mio sogno l’ho trovato. Ho semplicemente pensato al fatto che sono nato in un albergo, sono cresciuto in un albergo e ho lavorato in un albergo. Quindi non vorrei morire in un albergo. Così ho comprato una piccola imbarcazione, molto spartana ma incredibilmente adatta a solcare oceani e fondali con più di 1000 metri di profondità. Una bluewater, per usare un termine tecnico».

Quanto le è costata?
«Ho girato tutta l’Europa per cercarla, ma l’ho trovata in Italia alla marina di Grosseto: è una barca lunga poco meno di 12 metri costruita nel 1980 in un cantiere olandese, dove costruiscono barche per i mari del Nord. L’ho pagata 49mila euro ma l’ho fatta ammodernare. L’ho portata a Rimini: è stata ripulita, ma poi ci abbiamo installato di tutto, dai computer di bordo al dissalatore per rendere l’acqua salata dolce. Morale della favola, ci ho speso 130mila euro. In questo viaggio ci agganciamo a Starlink. Per dirla scherzando, pago Elon Musk 600 euro al mese ma la connessione va che è una meraviglia».

Quando siete partiti?
«A settembre. Ora siamo a gennaio, siamo ben lontani dalla metà del percorso, ancora all’inizio del viaggio. A giugno contiamo di solcare il Pacifico e anche tra cinque mesi saremo lontani dal traguardo».

L’impressione è che la mole di Paesi che avete già visitato sia già notevole ora…
«Siamo partite dal porto canale di Rimini, dalla riva sinistra. Abbiamo costeggiato tutto l’Adriatico. Abbiamo attraccato a Brindisi, dove abbiamo fatto scendere due persone che erano a bordo. Non erano pratiche, non sarebbero state in grado di proseguire in una traversata così complessa. Poi abbiamo fatto scalo tecnico in Sicilia e in Sardegna».

Poi?
«Gibilterra, Marocco. Abbiamo visitato la splendida Rabat. E poi Lanzarote, le Canarie, Capoverde, dove per un guasto ho dovuto cambiare equipaggio. Dall’Italia sono arrivate persone fidate, ora siamo in 4 anche se il numero perfetto per questa barca sono tre persone. La barca è scomoda, spartana. Però è perfetta e resistente per l’oceano».

Ora dove siete?
«Isole Vergini, continente americano. Presto saremo a Cuba. Siamo stati di recente Guadalupe. In questi giorno vedrò l’isola in cui sognavo di approdare da giovane. Avevo 18 anni quando mi feci tatuare sulla spalla un’isola deserta con tre palme. Sono passati 44 anni. Il tatuaggio è ancora lì mentre io sto per approdare su quell’isola che non c’è che ho inseguito a lungo e che ora ho trovato. E c’è ancora tempo per sognare, a giugno ci aspetta l’Oceano Pacifico e una foto con alle spalle Bora Bora non me la toglie nessuno».

Un po’ di paura durante la traversata dell’Oceano?
«Sì, anche perché è umano. La distesa d’acqua da cui si è circondati, come è facile immaginare è impressionante. Fa paura certo».

E la barca è anche scomoda….
«Certo. Chi intraprende questo viaggio deve mettere in conto di doversi abituare a un cambio radicale: i movimenti ondulatori, la fatica per addormentarsi, mangiare in posti scomodi. Andare a terra in quattro coi borsoni per fare la cambusa, per recuperare cibo, bevande e alimenti. Però ci siamo divertiti a Guadalupe, c’era un fruttivendolo che girava tra le imbarcazioni con un carico di frutta e verdura impressionante. Una scena indimenticabile. Però dopo due mesi mi sono abituato a tutto questo. E per fortuna, dato che siamo arrivati, forse, ad appena un terzo del viaggio intorno al mondo».


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13 gennaio 2026 ( modifica il 13 gennaio 2026 | 12:00)