Tutti a 30 chilometri orari, nell’intera Ztl del centro storico. Con gli obiettivi di aumentare la sicurezza della circolazione – riducendo incidenti e vittime e tutelando pedoni e altri utenti deboli della strada – di salvaguardare l’ambiente e di preservare l’area più visitata (e delicata) della Città eterna.
Scatta domani il provvedimento del Campidoglio – deciso a novembre con una delibera di giunta – che limita la velocità dei veicoli all’interno dei varchi della zona a traffico limitato nel cuore della Capitale, dove già il 49 per cento delle strade erano soggette a questo limite inferiore ai “classici” 50 chilometri orari delle strade urbane.
«I limiti non si potranno superare nemmeno nelle strade larghe come corso Vittorio Emanuele, via del Teatro Marcello, il Traforo – spiega Eugenio Patanè, assessore capitolino alla mobilità – Arterie che sono retaggio di una città a misura di auto che ora non c’è più, visto che in Centro c’è grande domanda di pedonalità. Abbiamo il dovere di ridurre il differenziale di velocità tra soggetto forte e soggetto più fragile, così abbattiamo il rischio di mortalità».
La delibera, inoltre, prevedeva alcune modifiche al perimetro della Ztl, per renderla coerente con i nuovi varchi in uscita. Sono stati previsti aggiustamenti sui confini a Portico d’Ottavia, via Arenula, via Barberini, via Bissolati, via XX Settembre, villa Peretti, largo Gaetano Agnesi e un tratto di via dei Fori Imperiali.
L’idea
Secondo gli studi effettuati prima di approvare questo progetto, il limite a 30 chilometri orari riduce gli incidenti e le loro conseguenze. I risultati dell’indagine indicano infatti che a 70 chilometri orari muore il 31 per cento delle persone investite (il 98 per cento degli over 60), mentre a 30 il rischio di mortalità si abbassa all’1 per cento per tutti e al 5 per cento per i più anziani.
In generale, l’abbassamento dei limiti di velocità dovrebbe portare anche a una riduzione del 19 per cento delle emissioni inquinanti da parte dei veicoli e alla diminuzione del 38 per cento, rispetto alla media cittadina, dell’inquinamento acustico, con un taglio di 2,1 decibel. La “Zona 30” è un’area urbana in cui il limite massimo di velocità, appunto, è fissato a 30 chilometri orari: una soglia ritenuta cruciale per ridurre la gravità degli incidenti e il rischio di mortalità.
Secondo i dati citati dall’assessorato, infatti, la velocità è responsabile del 7,5 per cento degli incidenti stradali. Da qui l’arrivo dei quattro autovelox installati sulla Tangenziale est e in viale Isacco Newton. I prossimi cinque saranno sulla Colombo, ma sono in arrivo anche 175 attraversamenti pedonali rialzati e nuove strade scolastiche, così come altre mille strade a 30 chilometri orari.
La scelta di Roma si inserisce in un percorso già tracciato da altre città europee e italiane. Nel nostro Paese un esempio concreto arriva da Bologna, prima grande città ad adottare in modo sistematico il modello “Città 30”, portando a casa una riduzione percentuale a due cifre degli incidenti.
La campagna
L’istituzione della Zona 30 si inserisce in una serie di iniziative che l’amministrazione comunale sta mettendo in piedi, negli ultimi anni, per migliorare la sicurezza stradale a Roma e diminuire il numero delle vittime. Con qualche risultato già tangibile proprio nella tragica contabilità dei morti, passati dai 154 del 2023 ai 134 del 2024 fino ai 125 dell’anno scorso.
«Il lavoro sui “black point”, sia carrabili che pedonali, vale una sensibile diminuzione dei morti: sono sicuro che quei dieci morti in meno rispetto al 2024 siano legati agli incroci messi in sicurezza – sottolinea Patanè – Poi arriveranno altri 40 Photored entro il 2026, li stiamo già mettendo. E abbiamo scelto di coprire gli incroci più larghi, perché dove passi col rosso e hai un tratto di strada più grande da percorrere, hai un grado di pericolosità maggiore».
Sulla stessa linea si inseriscono le strade scolastiche: già 20 quelle realizzate, con altre 18 in arrivo.
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