Milano – Oggi è il giorno dello sliding door per Chiara Ferragni: la ex Blonde salad, stella e maestra dei social, uscirà dall’aula del terzo piano di Palazzo di giustizia, con una condanna oppure una assoluzione in tasca a spazzare via le nuvole anzi, le tempeste, che si sono scatenate sulla sua testa, da quel dicembre del 2023.
Il Pandoro gate 
L’imprenditrice Chiara Ferragni durante la campagna “benefica“ per il pandoro finita sotto la lente dei magistrati
Lo tsunami ha un nome, “Pandoro gate” e, sempre a dicembre, ma del 2023 con la multa da un milione, lo scandalo è deflagrato mangiandosi in un attimo (quasi) tutto quello che Ferragni aveva costruito. A dicembre appena passato è arrivata la prima (o l’ennesima) batosta: la Procura, nella requisitoria ha chiesto la condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa aggravata sui noti casi di pubblicità ingannevole. Due operazioni commerciali che, secondo l’accusa ipotizzata dal pm Christian Barilli e dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco, sarebbero state “mascherate” da iniziative benefiche, facendo ottenere all’influencer un “ingiusto profitto” stimato complessivamente in 2 milioni e 225 mila euro, più altri benefici legati al “ritorno di immagine”, di una operazione benefica non calcolabili.
Approfondisci:
La richiesta di condanna della pubblica accusa tiene conto della scelta del rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena per l’imputato. Oltre a Ferragni, sotto processo ci sono il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e il patron di Dolci Preziosi, Francesco Cannillo: per loro la procura ha chiesto condanne pari rispettivamente a 1 anno e 8 mesi e 1 anno di carcere.
Ferragni sempre presente in aula 
L’arrivo di Chiara Ferragni in tribunale per il processo che la vede imputata per truffa aggravata
Ferragni è sempre stata presente in aula, ma è sempre riuscita a “dribblare” fotografi e cameraman entrando a palazzo di giustizia da accessi secondari. C’è chi ha visto nella scelta di presenziare alle udienze, sempre a porte chiuse, vestita di rigorosi tailleur blu, una strategia. Per lei la reputazione è parte essenziale del lavoro, e vederla lì, come i comuni mortali, in un luogo che più lontano di così dalla sua vita dorata non si può immaginare, elegante e pacata a “metterci la faccia“ forse la fa piacere un po’ di più.
Approfondisci:
L’influencer, in aula, nell’ultima udienza, assistita dal suo avvocato Giuseppe Iannacone, ha preso la parola per una serie di dichiarazioni spontanee, ribadendo di aver agito “sempre in buona fede”. Stavolta però il tailleur blu non ha registrato il recordi di vendite, come la famosa maglia di cashmere grigio indossata in un video in cui, in lacrime, struccata, provava a difendersi dalle accuse di truffa parlando di “errore di comunicazione“. Segno dei tempi che passano e dei riflettori che si abbassano.

Due anni in cui è successo di tutto
Non si può dire che in questi due anni non le sia successo di tutto: crollo della immagine, crollo del fatturato, tentativi di risanare le casse con la nomina di esperti manager che però non hanno portato i risultati sperati. I migliori esperti di comunicazione a tentare di cambiare narrazione. Niente, persino la “sua“ candela di Natale ha fatto da calamita per le critiche dei leoni da tastiera. Però, come dice una banale detto popolare “non può piovere per sempre”. E chissà che oggi per Chiara non spunti il sole.

