Provate a immaginare un gruppo di ragazzini predestinati al fallimento e alla sconfitta esistenziale. Vessati a scuola dai compagni per la loro diversità, oggetto di derisione e brutti scherzi – il bullismo da sempre “malattia infantile” delle nostre scuole –, con un marchio di tipo psicologico o neuronale, dei neurodivergenti come li definisce il loro mentore e guida, Luca Santiago Mora, scoprono di avere una passione per il disegno inteso come attività ripetitiva, che si avvicina ad altre coazioni naturali maniacali e ossessive. Imparano a disegnare con l’impegno di non cancellare, di non rifare, di non ricorrere a gomme o bianchetti per rimediare a presunti errori. Proprio loro, gli anomali, s’inventano personaggi fantastici, terribili e insieme protettivi, animali mostruosi e impossibili, di cui realizzano ritratti colorati di grandi dimensioni. Cominciano ad esporre questi lavori in luoghi pubblici e in gallerie private. Vengono anche invitati all’estero, fuori dall’Italia, dove presentano le loro opere con interesse e successo. Viene il momento in cui le due realtà dove questo atelier fuori dagli schemi è nato – Bergamo e Reggio Emilia – non possono più occuparsi di loro: i neurodivergenti sono diventati maggiorenni e il sostegno dei servizi psichiatrici delle organizzazioni sanitarie locali è finito. 

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Atelier dell’Errore, The Fairy Queen, 2015, AdE BIG ©.

Che fare? L’Atelier dell’Errore – nome che scaturisce dall’impegno assoluto di non correggere mende e sbagli – nato a sua volta da un errore quanto mai provvidenziale (Luca Santiago Mora ha sostituito temporaneamente una collega: sostituzione diventata permanente), deve fare i conti con la nuova realtà. Nasce perciò AdE, l’acronimo del progetto, per continuare a lavorare insieme: una nuova sfida. Il manipolo trova casa presso la Collezione Maramotti a Reggio Emilia e costruisce il suo laboratorio all’ultimo piano della palazzina dell’ex fabbrica trasformata in spazio espositivo. Un salto quantico, se si pensa da dove arrivano questi ragazzi diventati artisti. Hanno trasformato la loro rabbia e sconfitta in un carburante utile a creare. Sdraiati a terra per ore riempiono infaticabilmente i loro fogli con penne, matite, pennarelli e altri strumenti grafici. Sono campiture pazienti e lunghissime, con più di una persona che lavora all’opera come in un cantiere medievale. Luca ha scritto che il loro è un collettivo unico, radicale, politico e rivoluzionario, a suo modo punk, senza mai doverlo affermare, che pone il gruppo dei neurodivergenti nel mondo dell’arte per quello che fanno e non per quello che sono. Vero, ma come si potrà vedere ancora per pochissimi giorni alla Galleria d’Arte Moderna di Bergamo nella esposizione intitolata TEN, esiste un nesso preciso tra il loro essere e le opere che realizzano: sono quello che fanno. Sono trascorsi dieci anni e ciò che all’inizio era chiamato Atelier dell’Errore Big è diventato un’officina invitata a New York, che produce video e filmati, che espone, realizza vele per barche, finisce sulle copertine dei libri, che si infiltra in luoghi inattesi per mostrare la galleria dei suoi personaggi diventati con il tempo un Olimpo di divinità, numi tutelari che danno forma alle immaginazioni e agli incubi che covano dentro tutti noi. 

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Atelier dell’Errore, TEN, GAMeC, Bergamo, 2025, AdE BIG ©.

La neurodivergenza, ha scritto sempre Luca Santiago Mora, fa paura perché è uno stigma incombente e minaccioso: non ha attrattività esteriore, non è pilotabile, non è vendibile e commerciabile, muove paure nel profondo di tutti perché la follia è una presenza costante dentro e fuori di noi, un aspetto con cui noi tutti veniamo a patti per riuscire a restare in equilibrio. AdE è riuscito a trasfigurare il nostro orrore per la diversità e l’alterità, che pure ci abita, in qualcosa di estetico e affascinante. Una bellezza a sua volta divergente e inattesa. Osservando queste opere di grandi dimensioni, colorate e miniate come se fossero dei codici ed evangelari medievali, si è colpiti da qualcosa che va al di là dell’art brut, che supera l’arte dei matti e degli psichiatrizzati tanto importante per le avanguardie del Novecento e oltre. Probabilmente è quel lavoro collettivo, quel lavorare insieme a creare qualcosa che trascende l’immaginazione dei singoli autori. È come se le visioni, i sogni e gli incubi che prendono forma sulle tele, le carte e i supporti speciali sui quali l’AdE opera, uscissero da una mente collettiva: un sogno sognato da tanti e costruito con costanza e pazienza. L’AdE è un organismo comune, una macchina celibe dotata di decine di mani, corpi multipli di un cantiere che produce come nel Duomo di Modena o di Fidenza capitelli senza firma: anonimi come le fantasie che ci tormentano a volte nei momenti di disperazione. Ma accanto a questo si manifesta nell’opera del collettivo una energia insopprimibile, irrefrenabile, sfrenata e insieme perfettamente organizzata come le bestie infernali o paradisiache uscite dalle mani di calligrafi e chiosatori del passato. 

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Atelier dell’Errore, AdE, Vela Rapido, 2024, AdE BIG ©.

A Bergamo i visitatori fortunati troveranno un video che è stato realizzato in piano sequenza per l’esposizione americana dell’AdE: Unknown Pleasures, recitato in inglese da due dei giovani artisti, una performance che è un fuoco d’artificio e insieme una visita guidata ai motivi occulti dell’opera corale di questi dodici artisti, compreso il tema della sessualità che nel caso dei neurodivergenti è considerato spesso una realtà e un problema fuori posto. Gli animali sono da 23 anni i protagonisti dell’Atelier dell’Errore, come si può ammirare anche nell’esposizione di Bergamo. Qui le opere sono disseminate per le stanze del museo, in dialogo ravvicinato con opere del passato e del presente, identificate da sfondi rossi – materiale isotermico – e collegate per tematiche e per soggetti a quello che l’arte contemporanea ha prodotto negli ultimi ottant’anni. Un confronto che rende ragione dell’ispirazione che l’arte trae da quel pozzo profondo che è la psiche individuale e collettiva. Questo è probabilmente uno degli aspetti più originali del lavoro di AdE, la capacità di dare forma a qualcosa che appartiene alle espressioni ricorsive dell’immaginazione umana e insieme ai fantasmi che abitano la psicologia dei singoli, così che l’individuale si fonde nel collettivo e l’elemento collettivo diventa, attraverso l’arte, espressione di precise singolarità. Si lavora per esprimersi, non per guarire, per manifestarsi e non per sanare la propria psiche. 

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Atelier dell’Errore, Unknown Pleasures, 2025, AdE BIG ©.

L’arte, ripete Luca Santiago Mora, non rende migliori e tuttavia riesce a rappresentare qualcosa che sembra più importante della stessa guarigione. Una forma di miracolo che contravviene alle regole stesse della civilizzazione. Come una poesia, un racconto, un romanzo, un quadro, i lavori dell’Atelier rappresentano la natura umana nei suoi punti più contradditori, oscuri e sublimi, qualcosa che non è facile cogliere altrimenti che in questo inconsueto lavoro. Se sarete veloci e rapidi potrete vedere con i vostri occhi alla GAM qualcosa che è difficile raccontare a parole, per ritrovare il filo di una storia che attraversa l’intero sviluppo dell’arte prodotta da donne e uomini a partire dalle pareti delle caverne preistoriche e che si prolunga in modi e forme differenti nella creatività più o meno ufficiale, disarticolando le nostre certezze e i nostri punti fissi, sparigliando i giochi. 

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Atelier dell’Errore, Anepe the Tenth, 2024, AdE BIG ©.

Su una delle pareti troneggia Idolone Lanternorato, come l’hanno battezzato i ragazzi dell’AdE, un essere dorato come un lingotto, lungo e articolato, munito d’una testa quale un insetto extraterrestre, armato di zampe come gli abitatori invisibili delle nostre foreste, enorme e spaventevole, eppure innocuo come un disegno infantile. Carico d’attese Idolone è uscito dalle mani dei neurodivergenti e non vuole più tornare là da dove è venuto: ambisce a essere esposto nei musei, ammirato e riconosciuto come figlio legittimo di un’arte che iscrive da migliaia di anni su rocce e muri ritratti impossibili eppure verissimi di animali, che descrive cacce, fughe, ammazzamenti e insospettabili salvezze, per narrare l’improbabile scaturito dal fondo intricato delle fantasticherie cui sovente la maggior parte di noi vorrebbe dare forma. Grazie ragazzi e ragazze dell’AdE, la vostra è un’opera necessaria, unica, preziosa e inattesa. Grazie Luca e Dida per aver dato concretezza a tutto questo, a qualcosa che era lì da sempre, ma che non osava apparire, a qualcosa che aveva paura di manifestarsi e ora invece c’è.

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Atelier dell’Errore, Più penetrante di un cristallo di radio, 2017, AdE BIG ©.

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In copertina, Atelier dell’Errore, Idolone Lanternorato, 2022, AdE BIG ©.