Harry Melling, ovvero come rubare la scena scegliendo ruoli enigmatici (e a volte anche estremi)- immagine 2

Harry Melling è nato a Londra nel 1989. Il 12 febbraio esce al cinema Pillion di Harry Lighton, con lui e Alexander Skarsgard. Giacca e camicia Tom Ford. Foto Gianluca Fontana, styling Fabio Immediato.

MA QUANTA STRADA HA FATTO DUDLEY, il cugino viziatello e prepotente del famoso maghetto? Il ragazzo che a 12 anni esordì in Harry Potter e la pietra filosofale (2001) è diventato, in Pillion (sugli schermi italiani dal 12 febbraio), l’esile, coriaceo e bullizzatissimo Colin, che si mette in una relazione a dir poco complicata.

Harry Melling, da Harry Potter a Pillion, passando per i Coen, Poe e La regina degli scacchi

Chiamato a viaggiare sul sedile posteriore (da cui il titolo) di scomode moto da corsa, cucinare e fare spese e mestieri di casa, fornire prestazioni sessuali on demand, dormire sul tappetino e cedere il posto sul divano al cagnolone. Fare da sparring partner per allenamenti di wrestling e piegarsi, in generale, alle volontà di un dominatore figo come Alexander Skarsgård. Non è da tutti come ruolo, ma per l’attore londinese Harry Melling è un invito a nozze. Che gli permette di sfoderare in pieno le qualità che lo portano a rubare la scena. Come per i fratelli Coen in La ballata di Buster Scruggs, nel ruolo dell’attore privo di braccia e di gambe, ridotto a fenomeno da baraccone del West. O accanto a Christian Bale (nella miniserie Netflix The Pale Blue Eye) nei panni di un cagionevole cadetto di nome Edgar Allan Poe. Ma anche in La regina degli scacchi.

Harry Melling, ovvero come rubare la scena scegliendo ruoli enigmatici (e a volte anche estremi)- immagine 3

L’attore inglese Harry Melling sulla cover di Style Magazine 1/2 2026. Abiti Tom Ford. 

Ruoli complessi e spiazzanti per un tipo dotato di: occhi blu; sorriso dolce e un po’ sghembo. Espressività da cinema muto. E non da ultimo di una voce angelica. Che presto tornerà a usare nel musical Stuffed, ma di cui dà ottima prova anche in alcune sequenze di quest’ultimo Pillion (premiere al Festival di Cannes 2025).

harry melling

Dopo Pillion, lo vedremo in Stuffed, musical con Jodie Comer, e in Butterfly Jam, con Barry Keoghan e Riley Keugh. Camicia pantaloni e stringate Giorgio Armani

Harry Melling: Dovevo vedere come andava a finire

Nel ruolo di Colin, bravo ragazzo di provincia in una relazione complicata, lei dà corpo, voce e anima a una parabola di sottomissione, devozione e rigenerazione. Come è entrato in questo tour de force?

Sono stato fortunato. Di Harry Leighton, che ha scritto e diretto il film, conoscevo il fantastico corto Wren Boys. Quando mi ha mandato la sceneggiatura di Pillion mi sono innamorato del personaggio. Alla scena notturna nel vicolo, una delle prime, ho pensato: “Okay, ci sto. Devo vedere come va a finire”. Quando lo incontriamo, Colin è sul punto di gettarsi in una specie di precipizio. O in un nuovo capitolo di vita. Eccitante da seguire, e da interpretare.

Parte della storia vede l’eroe introdotto in una gang di motociclisti gay, formata da coppie di dominatori e sottomessi, con rituali di gruppo anch’essi molto forti. Si è preparato con qualche boot camp, o campo di addestramento?

Più che di boot camp parlerei di boot licking camp (sorride, ndr), visto che faceva parte dei riti. Ho imparato tutto entrando in contatto con una comunità reale: il GBMCC (Gay Bikers MotorCycle Club). Il regista mi ha detto: «Prova a passare del tempo con questi ragazzi», e così ho fatto. Il mio primo giro in moto, da passeggero, è stato da Londra al Cambridge Pride. Ho conosciuto personaggi fantastici, compresi alcuni appassionati di kink (chi si dedica a forme di erotismo alternative, specie mediante uso di oggetti fetish, toys o altro o impersonando giochi di ruolo, ndr), o persone che fanno i “cuccioli”. E nel film indossano effettivamente maschere da cagnoloni. Tutti generosi nel condividere le esperienze.

harry melling

Giacca, maglia, pantaloni (indossati uno sopra l’altro) e sandali Dolce&Gabbana

Come si fa a rendere verosimile un boot licking?

Alcune scene del film sono decisamente forti. Tutto vero?

Una delle prime cose che ho chiesto è stata: «Come si fa a rendere verosimile un boot licking?». E mi hanno mostrato il modo giusto per farlo. All’inizio della storia Colin è inesperto: era importante rendere l’idea che non sapesse bene cosa stava facendo. Così come, per la scena dell’orgia nel bosco, si è discusso a lungo di posizioni e di tanti altri dettagli che hanno indubbiamente giovato al film.

Sempre più spesso, per conciliare credibilità cinematografica e sensibilità individuali nelle scene erotiche, ci si affida alla supervisione dei cosiddetti “intimacy coordinator”. È stato così anche stavolta?

Sì, avevamo questo fantastico curatore delle scene intime, Robbie Taylor Hunt: fondamentale nel dirigerci in certe scene. Con Alex Skarsgård volevamo che ogni attimo del film fosse il più realistico e sincero possibile, con la camera sempre vicina. Insieme al regista, in fase di pianificazione della coreografia, abbiamo studiato come avremmo potuto rendere ogni momento di intimità nel miglior modo possibile.

Qual è stata la cosa più difficile da girare?

Mah, più certi aspetti tecnici che non il lato emotivo. Se una scena prevede che pratichi una fellatio in un vicolo, devi posizionarti in un certo modo o non risulterai convincente. Sai, piccole sfumature e angolazioni, a livello di coreografia. Ma la scrittura delle scene era così precisamente motivata e dettagliata che non mi sono mai sentito a disagio come attore: tutto è al servizio della narrazione.

Harry Melling

Camicia, pantaloni e cintura Prada

Come un corsetto sul retro

Nei titoli di coda si ringrazia anche la linea di abbigliamento Daddy Fetish: le prove costume devono essere state interessanti.

Uno dei personaggi indossa questo incredibile grembiule in lattice trasparente, davvero stretto e difficile da infilare. È come un corsetto sul retro, quindi bisogna infilarlo con cura. Quello era uno dei costumi più speciali: peraltro in quella scena io indosso un normale grembiule da cucina.

Notevole anche una tuta da wrestler in spandex, con oblò per i glutei.

Certo. Come anche la tuta aderente da biker. Non è strettamente fetish, ma c’è una componente di rituale, di essere legati a qualcosa di potente.

Per non parlare della catena con lucchetto al collo.

Davvero importante, come accessorio. È piuttosto pesante, induce a una postura un poco più curva e fa sentire più piccoli. Dà quasi il tono.

E poi ci sono i toni del suo canto. Dal musical è già transitato, in Please Baby Please di Amanda Kramer.

Sì. C’era anche un po’ di canto, come ne Le strade del male, film del 2020 ambientato in Alabama. Devo dire che in Pillion ho fatto un passo oltre, cantando con questo gruppo “barbershop” (stile rétro da quartetti maschili che cantano a cappella con armonie vocali complesse, ndr). Ci è voluto molto esercizio per ottenere una forma ottimale per le riprese. Nel gruppo c’è anche Douglas Hodge, che interpreta il padre del mio personaggio: davvero un attore e cantante fantastico.

Harry Melling, ovvero come rubare la scena scegliendo ruoli enigmatici (e a volte anche estremi)- immagine 7

Camicia Giorgio Armani

Da ragazzo le è capitato di vedere uno spettacolo e pensare: «Ehi, voglio fare questo»?

Sono cresciuto andando a teatro. Era il mio posto felice, adoravo vedere gli attori esibirsi sul palco. Il grande Mark Rylance e altri straordinari interpreti. Amo i drammaturghi moderni come Jez Butterworth e ricordo Tom Stoppard, scomparso da poco. Il suo Rosencrantz e Guildenstern sono morti è tra le mie opere preferite: contiene il monologo che usai a 18 anni come provino a scuola di recitazione.

Le sue scelte come attore testimoniano amore per la diversità. Lei sta fuori dalla mischia della politica, ma una volta ha detto che «ogni individuo dovrebbe essere messo in condizione di emanciparsi nella vita». Sembra un punto di vista ragionevole, ma con l’aria che tira oggi, poi, è già quasi una dichiarazione da attivista vero. Harry Melling lo sta diventando?

Novità, curiosità e approfondimenti.
Per essere sempre aggiornato
attraverso il punto di vista di chi
la
moda la vive dall’interno.

Non direi… Ma si avverte tanta rabbia in questo momento, no? A volte mi chiedo se non sarebbe tutto più facile se solo fossimo un po’ più gentili gli uni con gli altri… E se forse il modo migliore per celebrare l’umanità e ciò che siamo sia valorizzarlo semplicemente mostrando amore invece che rabbia o odio. Non è attivismo, è solo quello che penso.