Dopo un anno di dura malattia, se n’è andato, a 74 anni, Luciano Manzalini, per il grande pubblico il magro del duo comico dei Gemelli Ruggeri. Due artisti che hanno segnato gli anni d’oro del cabaret bolognese e anche nazionale, partendo da quella fucina di artisti che è stato il Gran Pavese Varietà.
Manzalini, elettrico ed eclettico artista, era in qualche modo la mente della coppia comica, ed Eraldo Turra, anche fisicamente, il braccio. Una chimica quasi perfetta, che li portò al grande successo con la parodia di Croda, immaginario paese dell’est.
Luciano Manzalini era un uomo raffinato, così come appariva. Dotato di una comicità sottile che proprio grazie all’accoppiamento con Turra era capace di deflagrare e diventare contagiosa. Infiniti gli sketch che li hanno visti protagonisti, partendo dal laboratorio di via del Pratello guidato da Patrizio Roversi, Susy Blady e Vito . Da lì alle piazze estive di Bologna Sogna, fino al salto su Italia 1 per il programma Lupo Solitario, condotto dallo stesso Roversi. Cabaret nelle piazze e in tv, ma anche teatro.
Tra i vari spettacoli, i Gemelli Ruggeri portarono sul palco anche il testo di Michele Serra “L’assassino”, tratto da un racconto del libro “Il nuovo che avanza”.
Luciano Manzalini aveva curato anche la regia di molti spettacoli dei suoi colleghi, da vero conoscitore di tutta la macchina dello spettacolo.
Ci rimarrà il suo tratto artistico sottile e pungente, la sua mimica e i suoi strepitosi tempi comici e quella innata assonanza con Buster Keaton, alla cui figura si era ispirato con classe ed eleganza. Negli ultimi anni aveva lasciato le scene, alle prese con una serie di problemi di salute che infine lo avevano portato ad aggravarsi nell’ultimo anno.
Dalla laurea in chimica al cinema (con Mazzacurati e anche Fellini, ne La voce della luna), Manzalini lascia un vuoto in tutta la città e soprattutto nel suo amico di sempre Eraldo Turra, che lo ha salutato così: “Addio amico mio”.