di
Jacopo Strapparava
A Madonna di Campiglio i locali all’aperto hanno soppiantato i club. Si balla in fondo alla pista con ancora gli scarponi e la tuta da sci. Bottiglie da casa e giovani ubriachi a bordo dei bus, residenti critici: «Così è il Far West»
Al «Super G» di Madonna di Campiglio, lungo la strada che sale verso il lago di Nambino, fare tavolo costa 300 euro (30 a testa; ma te ne chiedono 1.000, se vuoi stare nel privé). Uno spritz, 8 euro. Un negroni, 10 euro. Una tequila, 12 euro. Si può arrivare a 150 per una bottiglia di Möet & Chandon.
E pure al «LAB», alla funivia del Grosté, i prezzi non scherzano. Una birra, 6 euro. Un americano, 8 euro. Gin Tonic e Gin Lemon, 10 euro. E certo, i prezzi sono quello che sono. Ma non è per quello che, da qualche tempo, gli après-ski sono sulla bocca di tutti. Il piatto era ricco già in partenza. Valligiani che mugugnavano: «Da un paio d’inverni stiamo diventando il Far West, per colpa di quei posti». Altri che spiegano: «È cambiato il concetto di divertimento legato allo sci. Una volta, con la chiusura degli impianti, tutto finiva. Ora si fa festa fino a tardi». E sportivi, habitué della zona, che assicurano: «Campiglio sta prendendo una brutta piega. Da ottima località sciistica sta diventando la brutta copia di Courmayeur. Ora conta solo l’après-ski. È pieno di turisti giovani, che nemmeno sciano, e vanno solo perché è cool». Poi sono arrivati i titoli dei giornali. Le polemiche. Gli autisti delle corriere aggrediti dai maranza. Insomma, quanto basta per una indagine a tutto campo.
I luoghi del divertimento
Sicché, eccoci qui, tra le cime più belle del Trentino, a prendere appunti. Il bloc-notes si riempie presto. Prima cosa da sapere: gli après-ski, a Madonna di Campiglio, hanno preso il posto delle vecchie discoteche. Tra gli anni ‘70-’80, negli anni d’oro della località più famosa del Brenta, i locali notturni erano sette o otto. «Oggi è rimasto solo il Club 54», ti dicono i paesani coi capelli grigi, un po’ sconsolati. Ma non c’è niente da fare. Chiudersi in un locale fino a notte inoltrata, oggi, non va più di moda. Meglio bere e ballare in fondo alla pista, subito dopo lo sci, magari con gli scarponi ancora indosso. Seconda cosa da sapere: gli après-ski, a Madonna di Campiglio, sono tre. L’OberOne, l’après-ski dell’Hotel Oberosler, a due passi dal centro, in fondo alla pista dello Spinale. «Ma quello è circoscritto», ti dicono in paese. «Non è quello che dà problemi». Il «LAB» — acronimo di Luca e Andrea Busignani, due fratelli, di cui uno («L’Andrea»), pure assessore nella giunta comunale di Pinzolo — a Campo Carlo Magno, all’arrivo della funivia del Grostè. «Il LAB, in pratica, è un roccolo», dicono i campigliani. Intendono dire: una struttura rotonda. «Un roccolo, dai. Massì. Uno dei vecchi capanni usati per la caccia degli uccelli con il vischio. Ma che ne sapete voi cittadini». Poi c’è il «Super G». Progettato, pare, da un architetto giapponese. Piombato come un’astronave in fondo alla pista Amazzonia di Pradalongo. Gestito da una società con sede in largo Augusto, a Milano, proprietaria di locali simili anche a Courmayeur, Cortina e Cervinia. La cucina che sforna pizze, hamburger e patatine fritte. Le bandiere nere con il logo di Mastercard. Lo spumante Ferrari (visto che il gruppo Lunelli ha un 10 per cento delle quote). È l’après-ski fatto a livello industriale. «Ah, quello!» commentano i soliti amici montanari. «Musica a palla. Sali verso il lago di Nambino e invece ti ritrovi a Las Vegas».
Cosa non va
La terza cosa di cui prendere nota, a questo punto, sono i problemi. Già, perché il fenomeno aprés-ski, ormai sempre più in voga su tutte le Alpi, si è portato dietro due ordini di questioni. È giusto trasformare la montagna in una discoteca a cielo aperto? Le polemiche avevano riguardato, lo scorso inverno, soprattutto il «Super G». Italia Nostra aveva protestato. Gli ambientalisti pure. Dicono che la musica elettronica si oda fin al lago Seredoli, tra vette fino ad allora incontaminate e silenti. I residenti della zona avevano annunciato azioni legali e proteste. A un certo punto, sulla neve fresca, era comparsa, gigante, la scritta «Vergogna!», poi prontamente cancellata. «È un’attività privata», ha alzato le mani il sindaco Michele Cereghini. Poi c’è il problema dei maranza, di stretta attualità. Gli après-ski fungono da calamita per giovani da tutta la val Rendena e oltre. Salgono con l’idea di divertirsi a basso costo: l’alcol basta portarselo da casa, la musica all’aperto si sente anche senza pagare. Con le conseguenze ormai balzate agli onori della cronaca. In effetti basta una passeggiata attorno alle piste di Campo Carlo Magno per trovare, sotto le conifere, qualche bottiglia di vodka alla menta consumata e abbandonata. «Ma lì non è neanche colpa dei gestori degli après-ski», commentano i più saggi. «Lì il problema è la maleducazione di questi ragazzi».
Un paese che vive di turismo
A Campiglio la gente è divisa. Una parte della società locale, per ovvi motivi molto legata al settore turistico-ricreativo, non vuole pubblicità negativa: «Per carità. I panni sporchi si lavano in famiglia». Altri sono preoccupati perché se i pendolari non si troveranno più al sicuro, hotel e negozi rischiano di perdere dipendenti. Altro che pubblicità negativa. Viene da chiedersi cosa sanno, e cosa pensano, di queste grandi questioni, i giovani avventori che dopo il tramonto si affollano al «LAB». La musica parte già poco dopo le 15. Le piste chiudono alle 16.10. La festa comincia ad animarsi solo dopo le 17. Uno per uno, si riconoscono i grandi classici delle discoteche di sempre. «Like the legend of the phoenix/ All ends with beginnings», questi sono i Daft Punk. «I just came to say hello», questo è Martin Solveig. «Gimme gimme gimme a man after midnight», questi sono gli Abba. «Dimmi quando quando quando…», perché ce ne vuole sempre una in italiano. «Where did you come from, where did you go?/ Where did you come from, Cotton-Eye Joe?», questa bisogna ballarla tenendosi a braccetto. Il dj non si risparmia con il remix, e va avanti veloce. Il vocalist mente spudoratamente: «Ci sono meno 8 gradi, ma noi il freddo non lo sentiamo!». Il flâneur di passaggio, che osserva tutto quanto senza dare giudizi, comincia a sentirsi vecchio per questo genere di cose e cerca conforto al bancone del bar. «Un bombardino con la panna, per favore». Gli viene a costare 6 euro e 50.
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14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 08:47)
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