di
Fabrizio Dragosei

L’oligarca Baumgertner è sparito il 7 gennaio. Il diplomatico e capitano del Gru si sarebbe suicidato l’8

L’ultimo oligarca nella lunga lista delle misteriose scomparse e dei morti «accidentali» dall’inizio della guerra in Ucraina aveva già deciso da tempo, prudentemente, di lasciare la Russia. Ma l’essersi trasferito a Cipro non è probabilmente bastato a salvarlo: il 7 gennaio il cinquantatreenne Vladislav Baumgertner è uscito di casa a Limassol in maglietta e pantaloncini ed è sparito nel nulla. 

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Da quando il 10 le autorità sono state avvertite è iniziata una ricerca su vasta scala, anche con l’aiuto di droni ed elicotteri delle due basi britanniche presenti a Cipro. Ma niente da fare. L’isola, da anni al centro di trame legate a vicende russe visto che è uno dei pochi paesi occidentali che consente ai cittadini della Federazione russa di entrare senza visto, lo ha come inghiottito. A Nicosia, Limassol e nelle altre città, i russi sono tantissimi, anche perché è qui che molti di loro hanno depositato risparmi più o meno leciti. È tramite società cipriote che per anni oligarchi russi, bielorussi e ucraini hanno controllato dall’ombra aziende e conglomerati in patria. Così oltre ai «turisti» e ai «biznesmen», come si dice a Mosca, lo Stato europeo che attualmente ha la presidenza di turno dell’Unione è ben frequentato anche da spie di vario tipo.

E non è chiaro se sia effettivamente una fortuita coincidenza il fatto che l’8 gennaio, il giorno dopo la scomparsa di Baumgertner, il terzo segretario dell’ambasciata di Mosca si sia suicidato. I funzionari hanno comunicato l’accaduto alla polizia solamente il 12, secondo fonti cipriote. Aleksey Panov ha lasciato un biglietto per giustificare il suo gesto, ma il foglio non è stato consegnato alla polizia. «Deve essere mandato a Mosca», la risposta. 

Si può esaminare la stanza di Panov? «Niet», la replica categorica. Dalla capitale russa arriva un qualche chiarimento, tramite un sito web solitamente ben informato: Panov non era un semplice diplomatico. Era un capitano del Gru, il servizio segreto militare. E al Gru, come sappiamo, sono stati imputati negli ultimi anni vari omicidi e tentativi di assassinio, come quello ai danni di Sergej Skripal, ex spia (proprio del Gru) passato ai britannici, colpito assieme alla figlia Yulia nel 2018 con l’agente nervino Novichok.

E torniamo, allora, a Baumgertner, ex amministratore delegato di Uralkali, uno dei maggiori conglomerati mondiali di potassio. Aveva architettato la fusione con Belaruskali, azienda di Minsk per creare una specie di monopolio, la Bpc che era arrivata a controllare il 40 per cento delle esportazioni planetarie di questo minerale. Ma le cose non erano andate bene e così nel 2013 aveva deciso di sciogliere il sodalizio, scatenando la reazione del leader bielorusso Lukashenko: «È arrivato a Minsk e ha iniziato a dettare condizioni. Ha sputato sul governo e poi se n’è andato ridendo verso l’aeroporto», aveva raccontato lo stesso Lukashenko. Così, prima di partire, era stato arrestato dal Kgb bielorusso.

Anche a Mosca il suo atteggiamento non era piaciuto molto e negli ultimi anni era stato spinto a lasciare la sua creatura negli Urali. Niente più Uralkali e trasferimento a Cipro per una vita più tranquilla. Ma il manager potrebbe essere stato visto come un esponente del vasto gruppo dei dissenzienti. E dal giorno dell’inizio dell’Operazione militare speciale in Ucraina sono ben 17 gli oligarchi e i dirigenti che hanno fatto una brutta fine, quasi sempre «accidentale». L’ultimo, prima di Vladislav Baumgertner, era stato l’anno scorso il vicepresidente di Transneft, la società che gestisce gli oleodotti russi. Andrej Badalov era stato trovato morto sotto le finestre di casa sua.

14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 11:36)