di
Luca Bertelli

A “Icon”, il bresciano racconta il suo presente nell’anno che segnerà il suo ritorno con un album e un tour: «Il Blanco di prima aveva senso di rivincita, voleva a tutti i costi dire: “Io esisto”. Ora è più: so che esisto e voglio essere la versione migliore di me. La sovraesposizone non ha senso, toglie la magia».

Un nuovo Blanco. O meglio, un Blanco che cresce rimanendo però l’enfant prodige, diverso dagli altri e non omologabile, che è stato in grado di vincere Sanremo a 18 anni per poi finire nell’occhio del ciclone, da ospite, nell’edizione successiva (quella degli ormai famosi calci alle rose). Sino a consegnare da autore un gioiello per la voce di Giorgia che, con “La cura per me”, ha costruito uno dei più grandi successi del 2025 appena terminato. Il 2026 sarà invece l’anno del nuovo album del cantante bresciano, con il tour negli stadi che toccherà Jesolo, Firenze, Padova, Torino, Roma, Bari, Eboli, Napoli, Bologna, Milano e Pesaro.

A “Icon”, Riccardo Fabbriconiil suo nome reale, quello con cui era conosciuto nella carriera da giovane calciatore nella provincia bresciana – ha raccontato il suo presente. C’è già una novità: Blanco, 22 anni, che aveva lasciato la scuola quando firmò il primo contratto discografico nell’esaltante 2021 in cui esplose con “Finché non mi seppelliscono” («Non avrei mai scommesso su quel successo», racconta proprio alla rivista), si è iscritto a Scienze Umane e, tra le altre materie, ha anche iniziato ad approfondire con interesse il latino. «Ho capito che è fondamentale crescere, arricchirsi – spiega – Non tutto gira intorno a questa roba. Devi perdere il centro e poi ritrovarlo. Parlavo con il professore di latino del fatto che la lingua italiana cambia. Una volta la regola era l’italiano a tutti i costi, ora l’inglese si infila ovunque. Più avanti andremo, più finiremo per assomigliare a un modello unico. Le cose più piccole moriranno. E la stessa cosa avviene nella musica. I Beatles saranno il latino: l’inizio, la base, la struttura di tutto».



















































«La sovraesposizione non ha senso, toglie la magia»

Blanco spiega l’evoluzione della sua carriera, in molti si aspettavano di rivederlo anche sul palco di Sanremo ma in questi anni ha cercato di trovare se stesso senza inseguire la luce dei riflettori: «Non credo che la sovraesposizione abbia senso – afferma – Quel dare-dare-dare rende identici. Ti toglie la magia. Il Blanco di prima aveva senso di rivincita, voleva a tutti i costi dire: “Io esisto”. Ora è più: so che esisto e voglio essere la versione migliore di me. Devo studiare, capire, non standardizzarmi. E’ difficile ormai distinguere i diamanti dai pezzi di vetro, esce così tanta roba che forse potrei dirtelo tra dieci anni: è più difficile affezionarsi a quello che è attuale».

Il cantante racconta anche i suoi esordi: «Ho passato due anni a scrivere ogni giorno, ero sicuro di dovercela fare. Avevo troppa fame, ma senza egoismo. E’ quella sensazione: la devo fare, quindi la faccio». Obiettivo centrato. E i suoi idoli? Una miscellanea di ispirazioni dentro alla quale c’è tutto: «Mercury, Einstein e Totti. Come li metto assieme, vai a capire…avrei voluto lavorare per Freddie, avrei fatto qualunque cosa».


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14 gennaio 2026 ( modifica il 14 gennaio 2026 | 10:32)