di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Attesa per il verdetto sui dazi imposti da Trump: la decisione potrebbe arrivare oggi con un opinion day. In gioco i poteri del presidente, i conti del Tesoro e l’equilibrio tra Casa Bianca e Congresso

Oggi, 14 gennaio, è il giorno dell’attesa. La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe pronunciarsi sulla legittimità dei dazi imposti da Donald Trump invocando poteri di emergenza, una decisione destinata ad avere ricadute politiche, economiche e istituzionali profonde. Il verdetto potrebbe arrivare nel corso di un opinion day, una delle giornate in cui l’Alta Corte rende pubbliche alcune delle sue sentenze più rilevanti. In queste occasioni i giudici diffondono le opinions — i testi delle decisioni — seguendo un calendario noto solo nella data, non nei casi trattati, lasciando fino all’ultimo nell’incertezza politica e mercati. Se il dossier sui dazi sarà incluso, la pubblicazione è attesa nel primo pomeriggio italiano, intorno alle 16 (10 del mattino sulla East Coast)

La questione è tecnica solo in apparenza. I dazi contestati sono stati introdotti facendo leva sull’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), una legge pensata per rispondere a minacce straordinarie alla sicurezza nazionale. Secondo i ricorrenti — Stati federati, imprese e associazioni industriali — l’uso dello strumento è stato forzato fino a trasformare una norma di emergenza in una leva permanente di politica commerciale. Dunque, in gioco ora non c’è soltanto la sorte delle tariffe, ma il precedente: quanto può spingersi un presidente, aggirando il Congresso, nel ridefinire le regole del commercio globale?



















































I tre scenari possibili

Gli scenari sul tavolo sono tre. Nel primo, la Corte conferma la linea dell’amministrazione Trump, riconoscendo un’ampia discrezionalità all’esecutivo in nome della sicurezza nazionale. Sarebbe una vittoria politica per l’ex presidente, che rafforzerebbe la propria narrativa sovranista e la promessa di «difendere l’industria americana» a colpi di barriere doganali. Ma sarebbe anche un segnale dirompente sul piano istituzionale, perché consoliderebbe un’espansione dei poteri presidenziali difficilmente reversibile.

Nel secondo scenario, i giudici bocciano i dazi per eccesso di potere. In questo caso si aprirebbe un fronte delicatissimo: quello dei rimborsi. Il Tesoro potrebbe essere chiamato a restituire miliardi di dollari alle aziende che hanno pagato le tariffe, con un impatto immediato sui conti pubblici e una raffica di contenziosi. È l’ipotesi che inquieta maggiormente Wall Street e che spiega la cautela dei mercati nelle ultime sedute.  Infatti, secondo le valutazioni legali, una bocciatura non riguarderebbe solo il singolo caso in esame: il principio potrebbe estendersi a tutte le tariffe imposte facendo ricorso all’International Emergency Economic Powers Act, aprendo un fronte di rimborsi potenzialmente molto più ampio. 

C’è infine una terza via, più sfumata: una sentenza che limiti l’uso futuro dell’Ieepa senza annullare retroattivamente tutte le misure adottate. Un compromesso giuridico che ridurrebbe il rischio sistemico, ma non eliminerebbe il peso politico del verdetto, soprattutto in un contesto segnato dal confronto elettorale e dal ritorno del commercio come tema identitario.

Trump e lo scontro frontale

Trump ha scelto la linea dello scontro frontale. Ha parlato di «caos» economico nel caso di una bocciatura dei dazi, evocando il rischio di una perdita di posti di lavoro e di competitività per l’industria americana. Un messaggio rivolto a una base elettorale che vede nelle tariffe uno strumento di difesa nazionale prima ancora che una misura economica. Sul fronte opposto, i democratici e una parte dei repubblicani più istituzionali leggono la partita come una prova di forza sulla separazione dei poteri e sui limiti dell’autorità presidenziale.

Mondo economico diviso

Il mondo economico resta diviso. Alcuni settori rivendicano risultati positivi, come la riduzione del deficit commerciale (-19 miliardi di dollari circa) registrata nei mesi successivi all’introduzione delle tariffe. Altri — dall’automotive alla distribuzione — denunciano costi più alti, margini compressi e un clima di incertezza che frena gli investimenti. Per i partner commerciali degli Stati Uniti, la sentenza è anche un test di affidabilità del sistema americano e della sua capacità di garantire regole stabili.

Sul fondo rimane la questione istituzionale. La Corte Suprema è chiamata a stabilire se l’eccezione possa diventare regola, se i poteri d’emergenza possano trasformarsi in strumenti ordinari di governo. La risposta dirà molto non solo sul futuro dei dazi di Trump, ma sulla traiettoria della democrazia americana. 

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14 gennaio 2026