di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza incroceranno dati e algoritmi per guidare le verifiche. Sotto osservazione chi mostra incoerenze tra redditi e spese

L’epoca del Fisco «analogico» è finita senza grandi annunci, ma con una svolta silenziosa e strutturale. Dal quest’anno l’attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza entra in una nuova fase, che vuole essere segnata da numeri che non si vedevano da anni: 395 mila verifiche complessive previste, che saranno frutto non di controlli casuali ma di una selezione sempre più mirata, costruita sui dati (e gli algoritmi digitali).

La cornice è tracciata dal «Piao», il Piano integrato di attività e organizzazione, che fissa l’obiettivo di 320 mila accertamenti fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate, a cui si aggiungono 75 mila verifiche mirate della Guardia di Finanza. Il cuore del sistema non è nei singoli uffici territoriali, ma in un’infrastruttura tecnologica che lavora in modo continuo e invisibile.



















































A muovere questa macchina è Sogei, la società informatica del ministero dell’Economia, che incrocia quotidianamente oltre 200 banche dati: dichiarazioni fiscali, conti correnti, spese sostenute, fatture elettroniche, flussi Iva. Il fine non è «pescare a strascico», ma individuare profili di rischio coerenti, laddove redditi dichiarati e tenore di vita mostrano fratture difficili da spiegare.

​La pagella del Fisco

Il perno della selezione resta il sistema degli Isa, gli Indicatori sintetici di affidabilità. Una sorta di pagella fiscale che assegna a ogni partita Iva un voto da 1 a 10. Chi raggiunge 8 o più viene considerato affidabile: meno controlli, accesso a benefici premiali, come l’esonero dal visto di conformità per compensare crediti Iva fino a 70 mila euro.

Sotto il 6, invece, si accende un segnale di allerta. Non è una sentenza di evasione, ma una soglia che aumenta drasticamente la probabilità di essere selezionati per un approfondimento. Il sistema, spiegano dall’amministrazione finanziaria, non ragiona in modo cieco: tiene conto del contesto territoriale, del settore, della dimensione dell’attività. Un bar nel centro di Milano non viene valutato come uno in un piccolo comune dell’Appennino.

Quando scatta l’alert

Ciò che fa scattare l’attenzione sono soprattutto gli squilibri macroscopici: ricavi dichiarati molto bassi a fronte di affitti elevati, personale numeroso, spese incompatibili con il reddito. In questi casi l’algoritmo segnala l’anomalia, che diventa il punto di partenza dell’istruttoria.

Il primo contatto, nella maggior parte dei casi, non è l’avviso di accertamento ma una richiesta di chiarimenti. È un passaggio spesso sottovalutato e invece decisivo. Ignorare la comunicazione è l’errore più grave: l’assenza di risposta trasforma rapidamente una segnalazione in un accertamento formale, con margini di difesa molto più ristretti.

Per chi vuole ridurre l’esposizione al rischio, il 2026 conferma uno strumento che negli ultimi anni ha guadagnato centralità: il concordato preventivo biennale. In sostanza, il contribuente concorda in anticipo con il Fisco il reddito su cui pagherà le imposte per i due anni successivi. In cambio ottiene una forte attenuazione dei controlli più invasivi. Non un condono, ma una forma di stabilizzazione fiscale pensata per chi accetta la trasparenza come regola.

​Il limite europeo

Mentre l’amministrazione fiscale affina i suoi strumenti, da Strasburgo arriva però un segnale di cautela. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha recentemente richiamato l’Italia sulla necessità di limitare la discrezionalità nell’accesso ai conti bancari. Secondo i giudici, l’attuale sistema non garantisce sempre un equilibrio sufficiente tra poteri investigativi e diritti del contribuente.

La richiesta è chiara: ogni accesso ai dati finanziari deve essere puntualmente motivato, con garanzie effettive di difesa già nella fase istruttoria, non solo a valle dell’accertamento. Un richiamo che potrebbe incidere sulle modalità operative future, senza però mettere in discussione l’impianto generale dei controlli.

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14 gennaio 2026