Iniziate nell’estate del 2022 a Pietralata – all’interno di un’area di circa 4 ettari – le indagini archeologiche, condotte dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, hanno portato alla luce due vasche monumentali di grandi dimensioni, un sacello probabilmente dedicato al culto di Ercole e due tombe di età repubblicana.

Gli scavi, di archeologia preventiva, sono stati svolti in fase preliminare all’attuazione di un programma urbanistico nell’area del Parco delle Acacie 2, lungo via di Pietralata.

“Le periferie moderne si rivelano depositarie di memorie profonde, ancora tutte da esplorare – afferma Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma – Anche se apparentemente distanti dai luoghi più noti della metropoli antica, emergono elementi capaci di arricchire il racconto della Roma archeologica come città diffusa, che hanno contribuito in modo determinante al suo sviluppo”.

Tra qualche mese, quando il lavoro sarà completato, verrà avviato lo studio per un piano di valorizzazione dell’area.

L’antico asse stradale

La strada rinvenuta durante gli scavi si articola in due tratti distinti: uno, più vicino a via di Pietralata, in terra battuta; l’altro, in prossimità di via Feronia, tagliato nel tufo. Anche se la percorrenza doveva essere più antica, le prime tracce di una regolarizzazione dell’asse dovrebbero risalire all’età medio-repubblicana (III secolo avanti Cristo), quando venne costruito un grosso muro di contenimento in blocchi di tufo, sostituito nel secolo successivo da un muro in opera incerta.

Il sacello dedicato al culto di Ercole

Dalla strada si accede a un piccolo edificio di culto a pianta quadrangolare (4,5 per 5,5 metri), con murature in opera incerta di tufo e tracce di intonaco sulle pareti interne. Al centro è stata rinvenuta una base quadrata in tufo intonacato di bianco da identificare con un altare.

Lo scavo ha evidenziato come il sacello sia stato realizzato al di sopra di un deposito votivo dismesso; al suo interno teste, piedi, statuine femminili e due bovini in terracotta. Reperti che portano a pensare che il sacello fosse destinato al culto di Ercole, il dio venerato sulla vicina Via Tiburtina, da Roma fino a Tibur, con vari templi.

Alcune monete di bronzo permettono di datarne la realizzazione tra la fine del III e il II secolo avanti Cristo.

Le tombe di età repubblicana

Sul pendio di tufo, due corridoi distinti e paralleli (dromoi) conducono a due tombe a camera risalenti al IV – inizio III secolo avanti Cristo. La tomba A presenta un ingresso monumentale alla camera interna scavata nella roccia, caratterizzato dalla presenza di un portale in pietra (stipiti e architrave), chiuso internamente da una grossa e pesante lastra monolitica.

All’interno della tomba sono stati rinvenuti un grande sarcofago e tre urne, tutti in peperino. Tra i materiali rinvenuti si segnalano due vasi integri, una coppa a vernice nera, una brocchetta in ceramica depurata, uno specchio e una coppetta a vernice nera.

La tomba B, realizzata sempre in età repubblicana (III secolo avanti Cristo), era chiusa con grandi blocchi di tufo. Sui lati la camera mortuaria presenta banchine per la deposizione dei defunti, tra cui un uomo di età adulta di cui è stato per ora recuperato soltanto parte del cranio, sul quale è stato riconosciuto il segno di una trapanazione chirurgica.

Le vasche

La prima, posizionata a est – circa 28 x 10 metri e profonda 2,10 metri – è stata realizzata nel II secolo avanti Cristo. La seconda, a sud, raggiunge una profondità di circa 4 metri.

“Le due vasche monumentali aprono scenari di ricerca stimolanti. Potrebbe trattarsi di strutture connesse ad attività rituali o, meno probabilmente, produttive o legate alla raccolta delle acque – spiega Fabrizio Santi, archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma – le tombe invece costituiscono un’importante testimonianza dell’occupazione di questa parte di suburbio da parte di un facoltoso gruppo familiare”.