Per Cesare Chesini arriva il momento chiave del passaggio tra i professionisti. Il classe 2004 è il protagonista di oggi nella nostra rubrica I Volti Nuovi del Gruppo, dove intervistiamo gli italiani che diventano neopro’ in questa stagione. Il veneto fa il grande salto con la MBH Bank CSB Telefort, squadra per cui ha corso anche nel 2025 nella categoria Continental e che ora è passata Professional. Il 21enne ha ottenuto diversi risultati da Under23, tra cui la vittoria del GP Slovacchia 2025 e del Giro di Romania 2025, dove ha conquistato la seconda frazione e la classifica generale. La redazione di SpazioCiclismo ha intervistato in esclusiva Cesare Chesini in vista della sua prima stagione da professionista.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore
Sono uno scalatore abbastanza veloce che tiene bene su gare dure e impegnative. Poi riesco a dire la mia anche in uno sprint ristretto.

A che età hai iniziato ad andare in bicicletta?
A 6 anni, appena ho potuto, da G1.

Chi era il tuo idolo quando hai iniziato e chi è adesso?
Non avevo un idolo a cui mi sono ispirato quando ho iniziato, ma ho preso la passione dai miei cugini e da mio zio, che correva in bici. Ho iniziato grazie a loro.

Da Under hai già ottenuto tanti risultati. Ce n’è uno in particolare a cui sei legato?
Le vittorie sono sempre belle, perché è sempre bello quando vinci. Però la vittoria che mi è piaciuta di più è stata la classifica generale al Giro di Romania, perché non avevo mai vinto una classifica generale. Quella è stata la prima volta, è stato particolare.

Nel 2025 sei riuscito a metterti in mostra anche con quella bella fuga al Giro NextGen a Gavi, nella tappa poi vinta da Rafferty. Quel giorno eri più contento per aver corso bene o rammaricato per non aver vinto?
In quel Giro NextGen non ero partito con grandissime ambizioni perché la preparazione non era stata perfetta, avevo avuto qualche intoppo. Avevo Pavel Novak in squadra e abbiamo sempre aiutato lui. Quel giorno però mi hanno lasciato via libera e sono riuscito a entrare nella fuga giusta. Alla fine c’erano corridori di spessore, contavano le gambe e ha vinto chi andava più forte. Non ho rimpianti.

Hai già fatto esperienza in alcune corse con i professionisti, come la Settimana Coppi e Bartali. Sei preparato all’idea che quest’anno le corse saranno tutte così, come livello?
Sì, sicuramente cambia il livello rispetto all’anno scorso. Anche il modo di correre è diverso. Nelle gare che ho fatto finora mi sono sempre adattato e mi sono trovato bene, quindi spero di non avere problemi.

È un grosso vantaggio passare con una squadra di cui conosci tutto il gruppo?
Quello sicuramente. Conosco già lo staff e buona parte dei miei compagni di squadra, è come essere in una famiglia.

Tu sei della Valpolicella, come Formolo e Lonardi. Ti alleni con loro e hai avuto qualche consiglio da loro?
Sì, mi è capitato di allenarmi con loro, soprattutto con Giovanni Lonardi che è qua vicino a me. Formolo lo vedo poco, lui è spesso a Montecarlo. Mi alleno più spesso con Lonardi. Non è che mi abbia dato qualche dritta in particolare, ma stando con gente che ha così tanta esperienza impari sempre qualcosa.

Sai già qual è il tuo programma per questa stagione?
Dobbiamo ancora mettere giù un programma definitivo, ma so che inizierò un po’ dopo gli altri al Tour de la Provence. Poi farò il Giro della Sardegna e il Trofeo Laigueglia.

Cosa vorresti ottenere nella tua prima stagione da professionista?
Sarà il primo anno, quindi devo ancora imparare tanto e accumulare più esperienza possibile, che magari mi servirà nei prossimi anni.

Quale sarebbe la vittoria dei tuoi sogni da professionista?
Penso una tappa al Giro d’Italia, o ancora meglio al Tour de France.

Manda un messaggio ai giovani che iniziano ad andare in bici e sognano un giorno di diventare professionisti.
Per la poca esperienza che ho io, un consiglio ai giovani è di divertirsi. Io sono arrivato fin qua divertendomi. Ora vanno di moda i valori e i watt, forse sta diventando un po’ troppo. Ci sono certi giovani che già da piccoli fanno lavori guardando il potenziometro: secondo me è meglio divertirsi, finché si può. Io ci sono riuscito e questo mi ha permesso di mantenere entusiasmo.