“Fiddling Around” (1930), diretto da Walt Disney stesso, è uno dei primi cortometraggi della serie Mickey Mouse, dove il personaggio di Topolino diventa veicolo di una sperimentazione espressiva molto divertente e sopra le righe.
Allo scadere dell’anno scorso, un’altra infornata di opere americane datate 1930 è entrata nel pubblico dominio: nel mare magnum ci piace oggi segnalarvi il cortometraggio Fiddling Around, diretto da Walt Disney, uno dei primi corti della serie “Mickey Mouse“, piuttosto importante dal punto di vista storico per alcune ragioni. Il film, il cui titolo originale si tradurrebbe con un “violineggiando”, è noto pure col titolo della sua riedizione successiva, Just Mickey: ha senso anche il secondo nome, perché Topolino non è nel corto… Topolino è proprio il corto. Il video qui in basso è un embed di buona qualità da Archive.Org.
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Nei sette minuti che costituiscono Fiddling Around… non succede niente. Semplicemente Topolino arriva su un palcoscenico e col suo violino esegue con buffoneria la “Danza Ungherese n. 5“ di Brahms, la “Traumerei” di Robert Schumann (movimento n. 7 dell’Opera 15 “Kinderszenen”) e infine un tormentone dei cartoon, l’overture del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini. Nell’apparente “niente” ci sono però tutta la ricerca e l’ambizione di Walt Disney, in questo periodo ancora tra i registi dei cartoon che produceva (dopo il 1935 lascerà la regia).
Annullare ogni interazione fisica del protagonista con altri personaggi, limitandola a quella col violino, significa affidare all’arte dell’animazione, mai come qui una vera recitazione disegnata, il compito di reggere tutta l’esperienza. Disney è via via più convinto che il cartoon potrebbe raccontare storie non necessariamente comiche, ma i suoi artisti dovranno garantire una gamma di emozioni ricca e complessa ai personaggi, per prepararli a questo salto (definitivo nel 1937 con la pietra miliare Biancaneve e i sette nani). Fiddling Around è estremo: libera l’animazione da tutti i “fronzoli” narrativi e le punta letteralmente l’occhio di bue addosso. Non sarà nemmeno un caso che questo esperimento prenda vita con i disegni per la prima volta non affidati a Ub Iwerks: il celebre socio di Walt, co-creatore di Mickey, l’ha appena tradito per una carriera solista (chiusa nel 1941, quando Ub tornerà all’ovile). Qui è Les Clark, una delle future colonne dello studio, parte della nuova generazione, a sobbarcarsi tutti i movimenti, tutte le smorfie e tutte le emozioni di Topolino, plasmandolo con libertà, persino deformandone prospetticamente mano o piedi, per sottolineare qualche movimento molto compiaciuto. Il volume complessivo del corpo del protagonista viene tradito in più inquadrature, con i suoi arti molto lassi e spesso allungati a dismisura. Non esiste ancora la regola dello squash & stretch che gli artisti Disney definiranno tra poco, e che in sostanza recita: schiaccia e allunga quanto vuoi, però sempre mantenendo il volume del corpo originale. Fiddling Around è ancora impreciso e viscerale, ma va bene così.
Naturalmente, c’è anche il Disney fiero dell’aver perseguito in tempi non sospetti il sonoro sincronizzato, nato poco meno di due anni prima: in questo periodo il pubblico si stupisce ancora del “prodigio” tecnico, e per Walt la celebrazione della musica è già un obiettivo artistico concreto. Se è normale per tutti gli autori di cartoon della Golden Age animata americana giocare con la musica classica e popolare, per Disney diverrà qualcosa di più: il seme crescerà fino a diventare la monumentale quercia di Fantasia (1940), ma ci vorranno ancora dieci anni di esperienza, ricerca e duro lavoro. Per lui come per i collaboratori: Clark animerà poi proprio L’apprendista stregone, per precisione ed eleganza imparagonabile a questo suo scomposto ma adorabile primo Mickey.