di
Simona Marchetti

La 39enne attrice britannica è stata intervistata dal “New York Times” per il lancio della nuova serie «Ponies»

Da quando ha chiuso con il personaggio di Daenerys Targaryen ne “Il Trono di Spade”, ruolo che ha interpretato dal 2011 al 2019 e che le ha dato una popolarità stratosferica, Emilia Clarke ha spaziato dalle commedie romantiche ai film di Natale, dalle pellicole di fantascienza a quelle per bambini. Tutto, fuorché il genere fantasy, perché di quello ne ha avuto abbastanza. «È altamente improbabile che mi vediate salire su un drago o anche solo nella stessa inquadratura di un drago, mai più», ha detto infatti la 39enne attrice in un’intervista al “New York Times” per il lancio della nuova serie “Ponies”, spy-thriller in arrivo negli Usa, di cui è anche produttrice esecutiva. L’ultimo impegno pubblico legato a “Il Trono di Spade” sono stati gli Emmy del 2019, poi è arrivato il Covid che ha bloccato tutto. 

«È stata la prima volta nella mia vita professionale in cui mi sono fermata – ha spiegato la star – . Ho avuto un crollo nervoso totale, era quasi come se il timing della pandemia fosse stato perfetto». E di cose da elaborare durante gli anni della serie ne aveva collezionate parecchie, come le due emorragie cerebrali di cui ha sofferto nel 2011 e nel 2013 o la morte del padre, avvenuta nel 2016. «La pandemia è stata terribile, ma in un certo senso le devo essere grata – ha ammesso Clarke – perché mi ha costretta a rispondere ad alcune domande che probabilmente avrei rimandato per altri 10 anni». Una di queste riguardava la sua vita lavorativa e cosa avrebbe fatto dopo la fortunata serie HBO, dove aveva iniziato a lavorare che aveva solo 22 anni



















































«Mi ci è voluto molto tempo per capire che potevo provare a ottenere un po’ di autonomia nelle mie scelte e nel mio lavoro – ha confessato – . Gran parte della mia carriera non rifletteva i miei gusti, era come se fossi stata sparata fuori da un cannone. Come giovane attrice britannica in cerca di lavoro a Hollywood, la parola “no” non fa parte del tuo vocabolario, devi solo dire “”. Adesso però voglio uscire dall’ombra delle aspettative altrui e prendere in mano la situazione». E “Ponies” è stata la soluzione perfetta. «Ho capito che sarebbe stata una cosa diversa da “Il Trono di Spade” quando Susanna Fogel e David Iserson (co-creatori della serie, ndr) mi hanno dato la possibilità di scegliere fra due personaggi principali: Bea o la sua controparte Twila, anche lei vedova di un agente della Cia che diventa a sua volta agente. Ho avuto la sensazione che mi stessero dando voce ed è una cosa che non sempre accade», ha concluso Clarke che per la verità aveva inizialmente accarezzato l’idea di interpretare Twila, «ma ovviamente sapevo di essere Bea». 

14 gennaio 2026