TARANTO – Sono diciassette le persone iscritte nel registro degli indagati – tra cui due brindisini – nell’inchiesta aperta dalla procura della Repubblica di Taranto per la morte dell’operaio Ilva Claudio Salamida, deceduto il 12 gennaio scorso nello stabilimento siderurgico jonico. L’ipotesi di reato è omicidio colposo, in concorso, per avere cagionato la morte del lavoratore “per imprudenza, negligenza, imperizia e inosservanza della normativa sulla prevenzione degli infortuni”.

Come detto, tra gli indagati anche due brindisini: un capo area e un capo turno. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Mariano Buccoliero, dispone l’esecuzione di un accertamento tecnico non ripetibile: l’autopsia sul corpo dell’operaio, affidata al medico legale Liliana Innamorato. L’incarico sarà conferito lunedì 19 gennaio negli uffici della Procura e si svolgerà presso la sala autoptica dell’ospedale “Santissima Annunziata” di Taranto.

Nel fascicolo risultano indagati figure apicali e operative della catena aziendale. Una filiera ampia, che attraversa i livelli decisionali e operativi dell’impianto, e che dovrà ora essere passata al vaglio degli inquirenti per accertare eventuali responsabilità nella dinamica che ha portato al decesso dell’operaio. L’autopsia servirà a chiarire con precisione le cause della morte e a fornire elementi tecnici fondamentali per ricostruire quanto accaduto.

Nel procedimento sono indicate come persone offese la moglie, il figlio minore, il fratello e i genitori della vittima. Tutti, così come gli indagati, hanno facoltà di nominare consulenti tecnici di parte che potranno assistere alle operazioni peritali.

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