(Foto Visma|Lease a bike)
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Filippo Fiorelli si collega con noi da Adelaide quando le lancette del suo orologio sono spostate di 9 ore e mezza più avanti delle nostre.
Per abituarsi al fuso orario e alle temperature, quando si corre il Tour Down Under si arriva in Australia con diversi giorni di anticipo. «Il caldo però non l’ho patito molto, perché sono partito dalla mia Sicilia dove c’erano circa 20 gradi e al nostro arrivo ad Adelaide non faceva poi tanto più caldo».
Tra un allenamento e l’altro, un avvistamento di koala. Fiorelli e i suoi nuovi compagni della Visma|Lease a bike (con cui ha firmato per due stagioni), stanno costruendo la fiducia necessaria per gareggiare. «La Visma mi ha voluto per ricoprire un ruolo ben preciso. Hanno preso accordi con il mio procuratore cinque giorni dopo la fine del Giro d’Italia e di lì a poco abbiamo fatto la prima riunione. Subito mi hanno chiesto se mi andasse bene fare il lead-out di Wout Van Aert e Matthew Brennan. Io mi sono girato verso il mio procuratore e ho pensato che un’occasione così non mi sarebbe mai ricapitata. E poi credo che sia il ruolo perfetto per me, perché non sono così tanto velocista da buttarmi in una volata e sperare in qualcosa di più di un piazzamento, però ho una qualità importante per un ciclista che loro hanno notato e apprezzato».
Nel corso dell’episodio del nostro podcast Una Voce in Fuga, Filippo Fiorelli ci racconterà che nonostante abbia cominciato a fare ciclismo solo a 19 anni (e ci dirà anche perché), ha un’innata capacità di vedere il rettilineo della volata a rallentatore e quindi di riuscire a prevedere cosa accadrà. È così che si è “salvato” da diverse cadute, e la Visma l’ha notato.
«Al primo ritiro di dicembre c’era anche Simon Yates, con cui ho riso e scherzato. Era serenissimo, non ha mai dato l’impressione che di avere qualcosa dentro che lo facesse sentire lontano dal ciclismo. Stava bene, davvero. La notizia l’abbiamo avuta 10 minuti prima che pubblicasse il post annunciando il ritiro su Instagram. Ci ha mandato un messaggio sul nostro gruppo e siamo tutti rimasti abbastanza colpiti. Penso che la squadra lo sapesse da pochissimo. Confrontandomi con gli altri compagni pensiamo che sia stato un signore a prendere questa decisione se non voleva più correre: avrebbe potuto continuare a prendere lo stipendio e non impegnarsi nell’allenamento mettendo in difficoltà la squadra, invece così è stato più giusto nei confronti di tutti. Cosa farà adesso la squadra? Beh eravamo in 29 e ora siamo in 28, penso che potremmo anche continuare la stagione così».
Fiorelli nelle scorse sei stagioni passate con la Bardiani ha potuto contare ben sei partecipazioni al Giro d’Italia. Una lunga trafila che però si interromperà. Illustrandoci il calendario che vede anche Kuurne-Brussel-Kuurne, Amstel e Liegi, non nomina la corsa rosa. «Perché la squadra va per vincere e io non servirei a niente. Va bene così, sono d’accordo».
Per ascoltare tutto questo e molto altro cliccate qui sotto e ascoltate il nuovo episodio del nostro podcast realizzato con uno dei nuovi volti azzurri nel World Tour!