«Cercheremo di avere un gioco proattivo, di avere sempre l’iniziativa. […] Penso che possiamo essere una squadra equilibrata, che abbia il controllo. Con un senso del collettivo e una stabilità che permetta alle qualità individuali di fiorire». Le parole della presentazione di Xabi Alonso come nuovo allenatore del Real Madrid suonano oggi sinistre, come una premonizione del suo fallimento. «Inizieremo con un’idea e la miglioreremo durante il percorso».
Xabi Alonso era arrivato a Madrid come uno dei grandi allenatori dell’avanguardia contemporanea, scelto per installare un impianto tattico al passo con le grandi squadre europee. Il Real Madrid non è invece riuscito più a trovare l’immagine di quello che voleva essere. Da settimane è una squadra ferita e sanguinante, incapace senza però capire cosa l’avesse veramente ferita e da quale punto sgorgasse il sangue. C’era forse un conflitto con i giocatori sulla natura di una squadra così peculiare?
Si potrebbe pensare che è stato il classico peccato di rigidità tattica in un ambiente refrattario alla rigidità. In realtà Xabi Alonso ha cercato di essere accomodante, smussare le proprie caratteristiche, per venire incontro alle caratteristiche della rosa a disposizione. Ha ben presto abbandonato i capisaldi del suo sistema di gioco visto al Bayer Leverkusen, come il pressing alto e la fluidità in fase di possesso, per cercare di far funzionare la squadra. Forse, almeno in parte, anche per mostrare all’esterno quanto fosse venuto incontro alle richieste dei senatori dello spogliatoio.
Il piano gara della finale di Supercoppa contro il Barcellona, lo scorso 11 gennaio, è stato il più pragmatico messo in mostra finora e quindi anche il compromesso più grande per un allenatore che sembrava puntare molto sulle proprie idee.
Un Real Madrid schierato con un 3-5-2 dal baricentro basso. Una squadra che non pressa, che gioca a basso ritmo per non accendere la gara come piace al Barcellona e rinuncia al possesso palla in favore di una manovra ridotta al minimo indispensabile per arrivare agli attaccanti. Giocatori distanti, palloni dati più che altro in verticale. Una manovra così striminzita che il Real Madrid è riuscito a completare appena 6 passaggi nella metà campo avversaria nell’ultima mezz’ora, fino all’espulsione di Frenkie de Jong.
Insomma, un’abdicazione totale dei principi di gioco con cui Xabi Alonso era arrivato a Madrid. La Supercoppa sarà anche stata la competizione meno importante tra quelle giocate dal Real Madrid, come ha sottolineato in conferenza stampa lo stesso allenatore basco, ma comunque per il suo progetto tattico, che a quel punto era praticamente un Frankenstein, rimane significativa. Una creatura fatta di pezzi assemblati a forza di compromessi: era davvero questo il prodotto fatto e finito di più di sei mesi di lavoro?
Per fare un 3-5-2 così semplificato c’è certo bisogno di Xabi Alonso e a quella prestazione sono seguite prima le voci su un suo esonero e poi le conferme sulle sue dimissioni. Forse Xabi Alonso si è reso conto che non sarebbe riuscito a essere sé stesso al Real Madrid e ha deciso di sua volontà di andarsene.
L’allenatore basco lascia Madrid con 14 vittorie in 19 giornate di Liga (tra cui il Clásico d’andata), 3 pareggi e 2 sconfitte (tra cui il derby di Madrid d’andata), secondo in classifica con 45 punti (-4 dal Barcellona) e secondo per differenza reti con +24 (il Barcellona ha +33), ma migliore della Liga in termini di differenza tra xG creati e subiti con +20.52 (il Barcellona ha +17.21; dati Hudl StatsBomb). In Champions League è tranquillamente in corsa per la qualificazione diretta agli ottavi, con 4 vittorie e 2 sconfitte dopo 6 giornate (contro Liverpool e Manchester City). La squadra è quindi virtualmente quindi in lotta per vincere entrambe le competizioni. Non sono brutti numeri; in termini di risultati non è una stagione peggiore della passata con Ancelotti.
Il Real Madrid, lo sappiamo, è però un ambiente differente. E le sensazioni erano le stesse della stagione passata: una squadra che nonostante i nomi e il monte ingaggi superiore, fatica a stare al passo del Barcellona in Liga e che parte leggermente dietro anche contro le migliori squadre della Champions League. Oggi un secondo posto in campionato e l’eliminazione ai quarti di Champions sembra il risultato stagionale più probabile: e anche solo questa prospettiva per Florentino Perez deve essere insopportabile.
Il Real Madrid in questa stagione è sembrata una squadra mutaforma. Più che una forza è sembrata una debolezza. Non una squadra versatile, ma una squadra confusa. Dava l’impressione che non avrebbe mai raggiunto un livello di gioco adeguato alle ambizioni di Florentino. Niente del resto lasciava presagire un cambio di rotta significativo. Nelle grandi partite il Real Madrid è apparso orfano di una manovra ambiziosa e appeso all’enorme talento dei suoi singoli, esattamente come la scorsa stagione.
La Supercoppa aveva però paradossalmente dato segnali confortanti: il Real Madrid aveva tenuto botta contro i catalani (a differenza di quanto visto la scorsa stagione con Ancelotti) ed è arrivata a un passo dal gol del pareggio nel finale. Le prime opinioni dei media madrileni, in effetti, erano state positive: l’impressione era che il Real Madrid fosse uscito rafforzato mentalmente nonostante la sconfitta.
Ma dentro la società evidentemente gli umori ribollivano da tempo. A dimostrare che i media dipingessero una realtà parallela, la faccia spenta con cui Florentino Perez ha incrociato Xabi Alonso a fine gara. In quella faccia c’era meno gioia che negli occhi della statua dell’orso a Puerta del Sol.
Secondo alcune voci, il rapporto tra i due era ormai ai minimi storici. Xabi Alonso – secondo fonti spagnole – si sarebbe lamentato apertamente del potere dei giocatori e dell’impossibilità di avere un qualsiasi controllo sullo spogliatoio. Florentino Perez, dal canto suo, è sembrato stare dalla parte dei giocatori e quando si è presentato davanti ai microfoni le sue difese di Xabi Alonso sono sembrate di facciata. Il presidente del Real Madrid ha preferito concentrarsi sui nemici esterni, reali o percepiti, come il comitato degli arbitri, La Liga e il Barcellona. Come se proteggere l’allenatore non fosse importante quanto far passare il Real Madrid come una squadra vittima.
Secondo MARCA, l’allenatore già a novembre si era mostrato insoddisfatto dello scarso impegno e dei mugugni in allenamento dei giocatori, al punto da urlargli che non sapeva di essere l’allenatore di una squadra di bambini dell’asilo. I giocatori, sempre secondo MARCA, si sarebbero invece lamentati del fatto che Xabi Alonso e il suo staff prestavano troppa attenzione a ogni dettaglio, rendendo le sedute di allenamento e le riunioni noiose e irritanti. Sembra la storia al contrario del periodo di Carlo Ancelotti al Bayern, in cui i giocatori si lamentavano di non ricevere abbastanza attenzione ai dettagli e finivano per fare delle sessioni d’allenamento segrete tra di loro. Un caso che Xabi Alonso giocasse in quella squadra?
Il Real Madrid rimane un’eccezione nel panorama del calcio contemporaneo – un’eccezione che è ben riassunta dal meme di Ancelotti “and the power of friendship” e a cui gli stessi giocatori hanno iniziato a credere. D’altra parte, questa squadra nella sua storia recente ha vinto solo quando è stata gestita e non davvero allenata.
Xabi Alonso non è mai riuscito a ricucire il rapporto con Vinicius e Valverde dopo che i due si erano espressi apertamente sui social o ai microfoni contro alcune sue decisioni tecniche e non ha mai saputo costruire un rapporto con Bellingham, apparso come il fantasma di se stesso negli ultimi mesi in campo. Anche con Trent Alexander-Arnold i rapporti sono sembrati tiepidi.
Certo, c’è anche il risvolto della medaglia. E cioè che Xabi Alonso è riuscito a far rendere meglio della scorsa stagione Mbappé e come non mai Arda Güler, oltre ad aver reso subito protagonisti due tra gli acquisti più pesanti del mercato, cioè Huijsen e Carreras. Ma rimane il fatto che lo zoccolo duro dello spogliatoio ne ha rigettato velocemente i metodi di lavoro.
Xabi Alonso è apparso spento in conferenza stampa e distaccato dalla squadra durante le partite, e questa impressione ha raggiunto il suo apice in Supercoppa. Le telecamere entrate negli spogliatoi in quell’occasione hanno colto una scena quasi penosa: lo spogliatoio che neanche si ferma ad ascoltare i vaghi consigli dell’allenatore basco.
A fine partita poi la scena più surreale. Mentre i giocatori del Barcellona si apprestavano a salire sul campo per ritirare il trofeo, Alonso ha fatto cenno ai suoi di avvicinarsi per formare un corridoio d’onore, proprio come aveva appena fatto la squadra di Hansi Flick. Alonso ha agitato il braccio e si è voltato, apparentemente convinto che i giocatori avrebbero seguito le sue istruzioni. Pochissimi però si sono girati, e addirittura Kylian Mbappé, a poca distanza, ha fatto cenno a tutti di andare nella direzione opposta. Alonso sembrava devastato.
È facile sparare sull’allenatore basco adesso. Bisognerebbe però concentrarsi anche sulle responsabilità dei giocatori, che probabilmente non volevano nemmeno venirgli incontro, venendo spalleggiati dalla società. A Xabi Alonso, poi, è stata consegnata una rosa incompleta: ricchissima di talento in alcuni punti, e povera in altri. Qualcosa che accomuna questa squadra ai primi Galacticos di vent’anni fa.
L’eccezionalità del Real Madrid, la sua unicità, non dovrebbero intaccare le prospettive di carriera di Xabi Alonso. Non ci sarebbe nulla di strano a vederlo avere successo adesso sulla panchina del Manchester City o del Liverpool.
Come detto, il Real Madrid è un’anomalia nel panorama calcistico, una squadra che ribalta tutti gli assiomi tattici e di gestione del personale nel calcio contemporaneo. Una squadra che si pone poi in totale controtendenza anche per la struttura societaria, che nel caso del Real Madrid è assimilabile a una monarchia assoluta, dove il Re Sole è Florentino Perez. In questa struttura, l’allenatore non deve far altro che assecondare la visione del monarca e riportarla materialmente sul campo. Una squadra che accumula talento perché pensa che sia lì il nocciolo di tutto e che però periodicamente è costretta a trovare un equilibrio per sostenere tutto questo talento. Al Real Madrid, insomma, l’allenatore deve essere un burocrate in grado di trovare la verità nei cavilli, facendosi da parte quando i giocatori entrano in scena.
È significativo in questo senso che uno dei pomi della discordia negli ultimi giorni fosse lo storico preparatore atletico, Antonio Pintus. Una figura totemica a Madrid, presente nel ciclo sia di Ancelotti che di Zidane e che Xabi Alonso aveva infine deciso di soppiantare. Florentino aveva deciso comunque di trattenerlo, ritagliando per lui il nebuloso ruolo di “performance manager”, ritenendolo evidentemente come una delle chiavi che aveva permesso al Real Madrid di vincere tutte le Champions recenti. Il suo nome è stato imposto al nuovo allenatore ad interim Arbeloa.
“Primo minuto di allenamento e già è chiara l’enorme differenza rispetto a Xabi”, ha scritto nelle ultime ore in maniera beffarda l’account del giornale madrileno AS. Arbeloa ex luogotenente del Real Madrid di Mourinho, arrivato in estate ad allenare la seconda squadra del Real Madrid nella terza serie spagnola e catapultato nell’arco di poche ore dal perdere 4-1 contro l’Arenas Club in un campetto dei Paesi Baschi al dover dirigere lo spogliatoio più famelico del mondo.
Nella prima conferenza stampa, il nuovo tecnico del Real Madrid ci ha tenuto a mostrare il proprio basso profilo: esaltando in allenamento Vinicius e facendo filtrare che riporterà Valverde a centrocampo, dove aveva chiesto di giocare in stagione.
«Se Xabi Alonso, che per più di due anni a Leverkusen ha dimostrato il suo straordinario talento come allenatore, deve lasciare il Real Madrid solo sei mesi dopo, significa che le cose nel club non vanno al 100%», ha detto Jurgen Klopp, curiosamente il nome riportato in cima alla lista dei desideri di Florentino Perez per la prossima stagione. Ma siamo sicuri che un profilo come il suo possa davvero funzionare, in una squadra come il Real Madrid?
I tifosi della “Casa Blanca” nel frattempo hanno già iniziato a fare ironia su Arbeloa: “Speriamo che Mbappé e Bellingham gli comunichino presto gli orari degli allenamenti”.