paolo castelli

Una città dove il cinema è cultura, formazione, memoria e identità: è questa l’idea alla base della proposta di candidare Busto Arsizio a “Città del Cinema UNESCO”, illustrata dal professor Paolo Castelli durante la trasmissione “Chi l’avrebbe mai detto” su Radio Materia. Il progetto, ambizioso e profondamente radicato nel tessuto cittadino, mira a trasformare la vocazione cinefila del territorio in un sistema culturale integrato, capace di attrarre attenzione e investimenti internazionali.

I quattro pilastri della candidatura

A sostenere la proposta sono quattro elementi cardine che fanno di Busto Arsizio una realtà già fortemente orientata verso la settima arte: Il BA Film Festival, rassegna di riferimento per il cinema italiano; l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni, eccellenza nella formazione; la rete di sale cinematografiche cittadine, tra centro e quartieri: l’archivio del regista Max Croci, una collezione unica con oltre 3.000 titoli.

Secondo Castelli, la combinazione di queste realtà può dare vita a un ecosistema coeso, capace di consolidare l’identità culturale della città e generare nuove opportunità: «La chiave è la cooperazione tra chi lavora già nel settore e l’investimento nella formazione delle nuove generazioni».

I benefici della rete UNESCO

Il riconoscimento da parte dell’UNESCO porterebbe a Busto Arsizio benefici sia culturali che internazionali. Sul piano locale, il progetto punta a: coordinare le realtà esistenti, superando la frammentazione attuale, valorizzare archivi e patrimoni cinematografici, con particolare attenzione al fondo Croci; rafforzare la formazione, attraverso masterclass e attività congiunte tra festival e istituto; ilanciare le sale di quartiere, restituendo loro un ruolo attivo nella vita culturale.

A livello globale, la candidatura prevederebbe l’apertura a gemellaggi internazionali con almeno tre città del cinema già riconosciute; un incremento della visibilità e dell’attrattività turistica; la formalizzazione dei legami già attivi con realtà come Hollywood e Parigi.

Il cinema come motore di comunità

Durante la trasmissione, Castelli ha raccontato aneddoti e ricordi personali, sottolineando il ruolo del cinema come collante sociale: «A Busto il cinema è sempre stato un luogo di incontro, una lingua comune, un’esperienza condivisa».

L’obiettivo finale è trasformare questa tradizione in un vero e proprio motore di crescita culturale e urbana: un sistema che non si limiti ad archiviare o celebrare il passato, ma che sappia formare, innovare e dialogare con il mondo.