Con generi così di nicchia e così destinati a precorrere i tempi come lo sci-fi è abbastanza frequente imbattersi in film passati quasi inosservati al momento dell’uscita e riscoperti soltanto in un momento successivo. È sicuramente questo il caso di Annientamento (Annihilation), opera del 2018 diretta da Alex Garland e tratta dall’omonimo romanzo di Jeff VanderMeer. Benché non sia riuscito nemmeno a recuperare i costi di produzione, il film è stato piano piano riscoperto dalla comunità di appassionati, che oggi lo considera quasi un cult del genere. E a ragione, considerato che contiene uno dei finali più straordinari di tutta la fantascienza.
La storia segue un gruppo di scienziate che si addentrano in un’area disastrata per studiare un fenomeno anomalo noto come “il Bagliore”. La protagonista è la biologa Lena (Natalie Portman), che si unisce alla missione anche per una ragione personale, poiché suo marito Kane (Oscar Isaac) è l’unico ad essere tornato vivo – ma gravemente malato e in condizioni inspiegabili – dalla zona, la cosiddetta Area X. All’interno dell’Area X, Lena e il gruppo di scienziate incontrano mutazioni bizzarre, creature ibride e fenomeni naturali che sfidano la logica. Ma soprattutto, l’ambiente stesso inizia a trasformare chi lo attraversa, modificandone il corpo e la mente.
Il finale del film è sicuramente uno degli aspetti più divisivi e che hanno maggiormente spaccato la critica e il pubblico. Dopo molte peripezie, la protagonista incontra una creatura aliena che, dopo averle assorbito il sangue, assume sembianze sempre più umanoidi fino a trasformarsi in Lena stessa. Infine, questo misterioso doppio finisce per fondersi con lei, apparentemente mutando in maniera irreversibile la sua natura. L’interazione finale tra lei e il marito Kane è quindi totalmente spiazzante: il regista ha volutamente mantenuto un tono ambiguo e metaforico, evitando di dare risposte chiare in merito al mistero centrale (la vera identità del “Bagliore”), alla natura delle mutazioni o al destino finale dei personaggi. Lena e Kane si guardano negli occhi e sembrano ritrovarsi, ma i particolari e il loro atteggiamento lasciano intendere che non sono più umani.
Proprio questa ambiguità e la mancanza di spiegazioni rassicuranti, uniti a un climax che consiste interamente in un’esperienza sensoriale e concettuale, rendono il finale di questo film sci-fi uno dei più sorprendenti e affascinanti della fantascienza recente. Annientamento non cerca di spiegare l’ignoto, ma costringe lo spettatore a conviverci, mettendolo di fronte a una fantascienza più disturbante e astratta, e a una profonda riflessione sull’identità, il cambiamento e la paura di perdere sé stessi. Ed è anche per questo che l’opera, oggi, meriterebbe di essere rivalutata come uno degli esempi più audaci e memorabili del genere.
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