di
Laura Vincenti

Giuseppe Gattullo, nipote del fondatore dello storico locale in piazzale di Porta Lodovica, vende all’imprenditore e creativo Vincenzo Dascanio: «Farò l’ambassador, il marchio va valorizzato da chi ha i mezzi»

Dopo 65 anni nelle mani della stessa famiglia, la storica pasticceria Gattullo nel piazzale di Porta Lodovica cambia proprietà e vende all’imprenditore e creativo Vincenzo Dascanio. «Va bene così, sono contento di questa operazione, è giusto che il nome Gattullo venga valorizzato da chi ha i mezzi per farlo» racconta Giuseppe Gattullo, che rappresenta la terza generazione di famiglia. «Sono cresciuto qui dentro. Anche il Natale lo trascorrevo qui, perché il 25 dicembre eravamo aperti. Adesso no, preferisco stare con i miei figli: siamo aperti solo il 24».

La pasticceria Gattullo è nata il primo maggio 1961 «fondata da mio nonno, anche lui Giuseppe, che prese l’Ambrogino d’oro per questa attività». Poi nella gestione subentra papà Domenico, cavaliere della Repubblica: «Io sono qui da 25 anni, adesso ne ho 50: ma non è che vado alle Maldive — scherza Giuseppe — continuo a stare qui in pasticceria, faccio l’ambassador, non vogliamo che sia uno shock per i nostri clienti». Insomma, per il momento non cambia niente: stesso personale, stesso ambiente old style, stesse specialità, tra le più richieste il panettone e la brioche con i mirtilli.



















































La pasticceria è un luogo storico della città, conosciuto da tutti. Tra i clienti affezionati Cochi e Renato: «Ai tempi in cui frequentavano Gattullo, non erano ancora famosi: copiavano le battute che sentivano tra la gente e provavano gli sketch in negozio — ricorda Domenico Gattullo — Una volta sono entrati con le pinne, la maschera e il costume chiedendo “scusate per il mare?”». Poi qui è nato l’ufficio facce: guardando il volto delle persone cercavano di capire chi fossero e che lavoro facessero. Dopo gli spettacoli al Derby cabaret venivano qui per una spaghettata: cucinava Bruno Pizzul, c’erano anche Enzo Jannacci, Teo Teocoli, Diego Abatantuono, Massimo Boldi e qualche cliente affezionato. Adesso, tra gli habitué Gianna Nannini, Stefano Accorsi. Tifoso rossonero sfegatato, Giuseppe assicura che «questa è la seconda casa del Milan». Baresi e Massaro passano spesso, ma sono i benvenuti anche i cugini interisti, da Zanetti al presidente Moratti.

«Adesso, però, i tempi sono cambiati: non sono più gli anni 70 e 80 — spiega Giuseppe — I marchi storici come i nostri devono avere una spinta, qualcuno che creda in loro e investa: sennò le attività di famiglia come la nostra sono destinate a morire. Il periodo è difficile. I costi delle materie prime sono schizzati alle stelle: ma non è giusto aumentare troppo i prezzi dei prodotti in vendita, anche perché gli stipendi sono sempre gli stessi». C’è poi il problema del personale, difficile da reperire, dai barman ai pasticceri «si fa fatica a trovare gente brava, con esperienza e che abbia voglia di lavorare»

Nel corso degli anni Giuseppe ha ricevuto diverse offerte, ma ha deciso di vendere adesso a Vincenzo Dascanio, creativo e imprenditore nel mondo degli eventi, del lusso e del food&beverage con una visione internazionale: «Ci siamo trovati subito. L’anno scorso, dopo l’estate, Vincenzo è entrato qui e si è innamorato di questo posto, della sua storia, della sua tradizione: ha fatto una proposta e ho deciso di accettare. Mi piace il suo progetto di ampliamento del marchio Gattullo, pur preservando l’identità del locale e mantenendo i valori che lo hanno reso un riferimento per Milano».


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15 gennaio 2026