di
Alessandro Fulloni
Il barman in coma, voleva lasciare il lavoro. «Torno a casa, non va tutto bene. Non è quello che mi aspettavo. Ci sono molte mancanze»
DAL NOSTRO INVIATO
SION – Davanti al poliziotto che la interroga chiedendole quante persone lavorassero a Le Constellation, Jessica Moretti, la moglie del corso, risponde: «Contando me, siamo sei: gli altri sono Gaëtan, Matthieu, Ambre, Louise, Cyane». In realtà andrebbero aggiunti almeno un paio di nomi. Forse, ancora sotto choc — viene interrogata il mattino del primo gennaio, poche ore dopo il rogo — alcuni li ha davvero dimenticati. O forse ha preferito non elencarli.
Dipendenti tutti francesi, età tra i 18 e i 29 anni. Due sono morti. Uno (tra quelli non ricordati da Jessica) è il deejay 23enne Matéo Lesguer, «il piccolo genio del giradischi». Poi la 24enne Cyane Panine, una «sorellina», secondo madame Moretti, o la «cameriera con il casco» che ha appiccato (accidentalmente) l’inferno, tra bottiglie di champagne e fuochi d’artificio. Tutti gli altri sono ricoverati nei reparti Grandi ustioni. Alcuni si salveranno, altri lottano per la vita.
L’avvocato Jean-Claude Guidicelli assiste due degli employées dei Moretti, il 27enne Matthieu Aubrun, il cameriere che teneva sulle spalle Cyane, e il 28enne Gaëtan Thomas-Gilbert, capobarman al Constellation. Il legale è in contatto con altri colleghi che tutelano le famiglie di chi lavorava al bar e parlando al Corriere, ne riassume lo stato d’animo: «Sono tutti sollevati per l’arresto di Moretti, data la quantità di prove incriminanti, e inconfutabili, a suo carico» e semmai sono «sbalorditi» che Jessica non sia in prigione. «Entrambi erano pienamente informati — riflette — e hanno agito di concerto riguardo alla disastrosa gestione della sicurezza nel loro locale. Da parte mia, non c’è motivo di distinguere tra l’uomo e la donna».
Quanto al Corso, «è noto, è un uomo d’affari, pensava solo a l’argent, l’argent, l’argent, ovvero i soldi. Era il segreto di Pulcinella» dice concludendo la frase in italiano. L’avvocato prosegue con le parole riferite a fine dicembre da Gaëtan, in coma a Parigi, al papà Jean-Michel: «Torno a casa, non va tutto bene. Non è quello che mi aspettavo, ci sono molte mancanze». Poi lo sfogo dello stesso genitore, riportato dalla stampa francese: «Mio figlio aveva dei capi. Dove sono finiti? Nemmeno una telefonata, nemmeno un “come sta tuo figlio?”».
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
L’altro dei due assistiti da Guidicelli, Matthieu, è in coma artificiale. Prima di sprofondare nella sedazione è riuscito a telefonare al padre, cercando di rassicurarlo: «È come se avessi preso tanto sole. Ora? Mi sento come con una patata bollente in bocca».
Di altri dipendenti si legge sulle carte giudiziarie. Adrien, cuoco 3oenne, a verbale dà un’idea dei turni di lavoro di quel 31 dicembre: «Ho cominciato alle 9 al Vieux Chalet e ho finito a mezzanotte al Senso», gli altri locali dei Moretti a Lens e a Crans. È vivo per miracolo: due minuti prima del rogo è uscito dal «Constel» —«ero lì ma fuori servizio» — per andare a cercare il cellulare lasciato in auto e «60 secondi dopo mi hanno detto: “c’è il fuoco dappertutto»”».
Ad avvertirlo è Jean-Marc Gabrielli, quello che il Corso definisce una persona «che ho cresciuto come fosse mio figlio. Jean-Marc era il fidanzato di Cyane». Tutte le testimonianze dicono che il giovane lavorasse come addetto alla sicurezza del bar: «Era all’ingresso, faceva la selezione, ma non so se controllasse le età» riferisce una ragazza. Di sicuro Jean-Marc e Jacques fanno di tutto per trovare e soccorrere la povera Cyane. Poi a verbale il Corso protegge il figlioccio: «Lui non stava lavorando, era semplicemente venuto a trovare» la sua petit-amie.
15 gennaio 2026 ( modifica il 15 gennaio 2026 | 08:10)
© RIPRODUZIONE RISERVATA