Peculato e corruzione, indagati i vertici del Garante della Privacy. Questa mattina, su mandato della Procura della Repubblica di Roma, un nucleo ispettivo della Guardia di Finanza si è recato presso la sede del Garante della Privacy, in piazza Venezia, per acquisire documentazione. L’operazione rientra in un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco.

Secondo quanto trapela, gli accertamenti comprenderebbero anche l’acquisizione di tabulati telefonici, telefoni cellulari e computer. Oltre al presidente Pasquale Stanzione, risultano indagati tutti i membri del Collegio: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.

La natura della documentazione oggetto degli accertamenti non è stata ancora chiarita nel dettaglio, ma l’inchiesta è ricondotta alle vicende emerse nei mesi scorsi a seguito delle inchieste giornalistiche di Report e de Il Fatto Quotidiano, relative alle spese e a procedure sanzionatorie risultate opache.

Gli investigatori sospettano che alcune carte sconto per voli ITA Airways da 6mila euro l’una, in possesso di familiari dei membri del Collegio del Garante, siano collegate alla decisione di non applicare sanzioni a società riconducibili al gruppo e sottoposte a procedimenti di verifica da parte dell’Autorità. Nel mirino finiscono anche le spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per il caso dei Ray-Ban Stories.

Il sospetto è che attorno a quattro tessere conto ITA, riconducibili ai quattro membri del Collegio, si siano sviluppati rapporti impropri legati a procedimenti del Garante nei confronti della compagnia aerea, conclusi con sanzioni ritenute più leggere del previsto. Il collegamento tra ITA e alcuni membri del Garante sarebbe rappresentato, secondo gli investigatori, dallo studio E-Lex, che intrattiene rapporti professionali con ITA e del quale fa tuttora parte la moglie di Guido Scorza.

Oggi, peraltro, scadeva il termine per la consegna della documentazione sulle spese richiesta dalla Corte dei Conti, per la quale il Garante aveva chiesto una proroga.

Sull’inchiesta è intervenuto con un post su Facebook anche Sigfrido Ranucci spiegando che al centro delle indagini ci sarebbero anche “le spese di rappresentanza del Collegio e la mancata sanzione nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban stories”.

Si registrano le prime reazioni politiche, dopo che per settimane l’opposizione aveva inutilmente sollecitato un passo indietro. “Le perquisizioni e i sequestri negli uffici del Garante rappresentano l’ennesimo colpo durissimo alla credibilità dell’istituzione. Spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per i Ray-Ban Stories sono al centro di un’inchiesta che è solo uno degli elementi che da mesi mette in discussione scelte e comportamenti del Collegio”, dichiarano gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione di vigilanza Rai.

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