L’equipaggio è ammarato nel Pacifico. La Nasa ha anticipato la fine della missione per un serio problema di salute di un membro dell’equipaggio
È ammarata con succeso al largo delle coste della California la capsula di Space X con a bordo l’equipaggio della missione Crew-11, tornata in anticipo dalla Stazione Spaziale Internazionale a causa dei problemi di salute di uno degli astronauti. I quattro, gli astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke, l’astronauta dell’agenzia spaziale nipponica (Jaxa) Kimiya Yui e il cosmonauta della Roscosmos russa Oleg Platonov erano partiti dal Kennedy Space Center il 1 agosto 2025 e avrebbero dovuto rientrare il mese prossimo, dopo l’arrivo dell’equipaggio sostitutivo. Ma un serio problema medico che ha coinvolto uno di loro la scorsa settimana ha spinto la Nasa a decidere di riportare a casa i membri dell’equipaggio in anticipo. Non sono stati forniti, per ragioni di privacy, dettagli sul problema medico e neppure il nome dell’astronauta coinvolto. L’Agenzia spaziale americana si è limitata a spiegare che l’astronauta è in condizioni stazionarie e che la malattia non è legata al lavoro sull’Iss, alle preparazioni per una camminata spaziale o a un trauma.
Evacuazione medica controllata
I funzionari dell’Agenzia Spaziale hanno definito l’operazione «evacuazione medica controllata»: è la prima volta in 25 anni che una missione è stata abbreviata per motivi di salute di un astronauta. Giovedì mattina dopo lo «splashdown» nell’Oceano Pacifico, nella zona di San Diego, gli astronauti sono stati aiutati ad uscire dalla navicella e riportati a terra in elicottero dove saranno trattenuti per alcune ore in una struttura medica della zona, dove l’astronauta che ha avuto il problema medico potrà sottoporsi a ulteriori accertamenti, prima del loro ritorno a Houston, dove la missione dell’equipaggio si concluderà ufficialmente.

L’annuncio della Nasa
Il 7 gennaio scorso la Nasa aveva annunciato l’ annullamento della passeggiata spaziale prevista per l’8 gennaio per Cardman e Fincke a causa di un «problema medico» che interessava un membro dell’equipaggio della Iss. Il giorno dopo, l’Agenzia ha dichiarato di aver deciso di interrompere anticipatamente la missione Crew-11 per risolvere il problema medico. «Non si tratta di un de-orbita di emergenza, anche se manteniamo sempre l’opzione e la Nasa e i nostri partner si addestrano regolarmente per questo» ha chiarito l’amministratore della Nasa Jared Isaacman ai giornalisti durante una conferenza stampa l’8 gennaio. Piuttosto, ha aggiunto, il team della missione ha deciso di riportare a casa l’equipaggio 11 in anticipo perché «la capacità di diagnosticare e curare adeguatamente questo problema non è presente sulla Stazione Spaziale Internazionale».
Gli strumenti medici a bordo
A bordo della Iss, oltre a una serie di medicinali tra cui aspirina, antibiotici, oppioidi, sono presenti alcune attrezzature mediche di base, tra cui un defibrillatore, un elettrocardiografo, un kit per la tracheotomia e un ecografo. Tuttavia, non sono presenti né una radiografia né una risonanza magnetica, entrambe troppo grandi e pesanti per essere installate all’interno della Stazione Spaziale. Sulla Iss ci sono anche test di gravidanza e sacchi per cadaveri. Gli astronauti sono addestrati a gestire problemi medici minori, ma in genere non c’è un medico a bordo. Alcuni astronauti sono medici per formazione, ma l’ultimo dottore a bordo ha lasciato la Stazione Spaziale Internazionale nel dicembre scorso al termine della sua missione.

I precedenti
Solo due volte in passato le missioni spaziali si sono concluse prima del previsto a causa di problemi di salute (ma non riguardavano la Iss).
Nel 1985, il cosmonauta sovietico Vladimir Vasyutin e i suoi colleghi tornarono con quattro mesi di anticipo da una missione alla stazione spaziale Salyut 7 a causa di un problema urologico.

E nel 1987, un’aritmia cardiaca costrinse il cosmonauta sovietico Aleksandr Laveykin a lasciare prematuramente la stazione spaziale Mir.
La partenza anticipata lascia la Iss con un equipaggio ridotto di soli tre astronauti: Chris Williams della Nasa e i cosmonauti Kud-Sverchkov e Sergei Mikaev, in attesa dell’arrivo di altri quattro a febbraio. L’equipaggio Crew-11 è rimasto a bordo qualche giorno in più dopo la decisione di evacuazione per aiutare Chris Williams, l’unico membro dell’equipaggio della Nasa rimasto a bordo, ad addestrarsi a utilizzare strumenti a lui sconosciuti.
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15 gennaio 2026 ( modifica il 15 gennaio 2026 | 12:38)
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